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Lobby? Quale lobby? Se Grasso cade dalle nuvole

Il Presidente del Senato Pietro Grasso si è lasciato andare a dichiarazioni sotto certi aspetti sconcertanti. Non tanto per il contenuto in sé, che una disamina dei fatti fa considerare pregno di una certa ipocrisia alla quale pur siamo abituati, quanto per il motivo che non vi sia stato nessuno, al momento, a sottolinearne la vacuità.

Per Grasso, che ha commentato delle anticipazioni di un servizio de Le Iene secondo il quale nelle scorse legislature sarebbero stati pagati diversi deputati e senatori da varie multinazionali per operare modifiche favorevoli ai disegni di legge in discussione per favorire le multinazionali stesse, la cosa sarebbe «gravissima»

Il tema è quello delle lobbies, che a vario titolo, come sanno anche i sassi, dialogherebbero con gli esponenti politici al fine di imprimere alla loro azione tutta una serie di favori legislativi. Ciò avviene  con l'intento evidente di condizionare i vari governi affinché vengano varate delle leggi in grado di favorire gli interessi delle lobbies stesse o, almeno, a non vararne alcune in grado di danneggiarle.

L'argomento rasenta la corruzione, evidentemente, sebbene a un livello più felpato. Le lobbies, del resto, esistono esattamente per questo: fare "cartello" tra vari attori con interessi analoghi e condizionare a vario titolo tutta una serie di ambiti al fine di portare avanti le istanze a garanzia degli interessi stessi delle multinazionali che le creano. Ciò avviene su tantissimi livelli, molti dei quali, con la tecnica della persuasione occulta - illuminante, in tal senso, il libro "I Persuasori occulti“ di Vance Packard - non vengono neanche considerati tali. I due più importanti settori in cui si evidenzia tale lavoro sono quello della comunicazione e quello della politica. Il primo per lasciare percepire all'opinione pubblica la bontà e la necessità di alcune istanze, il secondo per renderle possibili a livello di legge.

Una delle lobbies più forti al mondo è quella bellico-militare, e gli Stati Uniti, da un secolo, sono la dimostrazione diretta ed evidente di come tali lobbies riescano a influenzare i vari governi oltre, in conseguenza, intere macro regioni. Ma ce ne sono tantissime, di lobby. Potremmo dire che ce ne è una, e spesso più di una, per ogni settore strategico e merceologico della nostra società. Alcuni altri esempi: farmacia, carburanti, Ogm. Ma gli esempi potrebbero continuare a lungo. 

Tornando a Grasso, le sue dichiarazioni in merito al caso italiano sono esemplari di come si muovano le lobbies all'interno della politica. Non solo: sono illuminanti di come si lasci credere all'opinione pubblica che quando si scopre l'operato di qualcuna di queste lobbies la classe politica pensi di poter far credere di "cadere dalle nuvole":

«Dalle anticipazioni giornalistiche in merito al servizio delle Iene su deputati e senatori che, nelle scorse legislature, sarebbero stati pagati da multinazionali per operare modifiche favorevoli ai disegni di legge in discussione, emerge la denuncia di un comportamento che, se provato, sarebbe gravissimo». 

Ma soprattutto:

«Purtroppo la natura di denuncia, anonima nella fonte e nei destinatari, rende difficile procedere all'accertamento della verità. Spero quindi che gli autori del servizio e il cittadino informato di fatti così gravi provvedano senza indugio a fare una regolare denuncia alla Procura, in modo da poter accertare natura e gravità dei fatti contestati. Da parte mia assicuro che mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini».

Fumo negli occhi, naturalmente, visto che il tipo di corruzione che avviene tra lobbies e politica è talmente accurato, nascosto, subdolo e non verificabile, che qualsiasi fatto accertabile, a meno di grossolani errori da parte di vari deputati e senatori che potrebbero essersi lasciati andare a imprudenze dilettantesche, difficilmente può venire fuori.

Ma l'ipocrisia delle dichiarazioni del Presidente del Senato si spingono anche oltre, e rilanciano una riflessione praticamente lapalissiana:

«Alcuni giorni fa ho inoltre evidenziato l'esigenza di una legge che disciplini, in maniera chiara e trasparente, l'attività lobbistica che al momento, seppur sempre presente, si muove in maniera nascosta».

E allora ripristiniamo i termini della questione e soprattutto la realtà delle cose. Dunque, che l'attività delle lobbies sia tanto diffusa e inscritta nel meccanismo stesso della politica è fenomeno pacificamente diffuso ovunque, ed è, al di là di accertarne vari atti criminosi collegati, come appunto il pagamento diretto di deputati e senatori, praticamente impossibile da perseguire. 

Ma il dato più interessante è che Grasso mistifica grossolanamente la realtà. L'operato delle lobbies oggi non è affatto "nascosto", ma alla luce del sole.

Nel momento in cui in un Paese sovrano si sovverte anche ciò che resta della democrazia per imporre al governo un premier e dei ministri che sono espressione diretta di lobbies potentissime, non c'è nulla da scoprire. Mario Monti, in seguito all'operazione di Napolitano, ha governato l'Italia oltre un anno facendo esattamente ciò che le lobbies dalle quali proviene direttamente gli avevano chiesto.

Al momento, quella più influente a livello assoluto e ad estensione mondiale è la lobby dei Banchieri, che ha i centri di comando strategico all'interno del Gruppo Bilderberg, della Commissione Trilaterale e dei vari affiliati e affini. Di cui Monti è permanente frequentatore e diretto esecutore delle istanze. Così come Enrico Letta che ne ha rilevato la posizione di comando e che non tarderà a far vedere il suo allineamento. Altro che pagamento di deputati e senatori e di fenomeno "nascosto".

Valerio Lo Monaco

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