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Tranello ai grillini. Occhio

La casta non teme affatto il MoVimento 5 Stelle, ma ha una paura fottuta di Beppe Grillo. L'ipotesi di varare una norma secondo la quale solo i partiti strutturati e con uno statuto possano concorrere alle elezioni di cui si parla in questi giorni va letta in questa chiave.

Imponendo, attraverso il disegno proposto da Finocchiaro e Zanda, che solo i soggetti con personalità giuridica e statuto, pubblicato in Gazzetta, possano partecipare alle elezioni, innesca un tranello che scatterebbe soprattutto per i grillini. 

Ora, lasciamo da parte l'intempestività di una proposta del genere e le vacue motivazioni di rispetto pieno dell'articolo 49 della Costituzione che per altri versi viene invece stiracchiata e interpretata in ogni momento, e concentriamoci sulla motivazione intrinseca di una proposta del genere. Costringendo l'M5S a diventare un partito a tutti gli effetti si depotenzierebbe, di fatto, l'influenza di Beppe Grillo al suo interno. Che è, invece, fondamentale.

Da quando riflettiamo su tutta l'esperienza grillina non abbiamo mai nascosto il fatto che essa sia stata condotta, sino a ora, con una blindatura assoluta di alcuni punti cardine e con alcune decisioni, che sono spettate, da sempre, a Beppe Grillo. L'apertura, inequivocabile, alla partecipazione dal basso, al coinvolgimento diretto dei cittadini e alla possibilità per questi di esprimersi liberamente e di prendere decisioni in tutta autonomia è stata non solo permessa - contrariamente a tutti gli altri partiti tradizionali che usano i "militanti" unicamente per autoconservare i vertici - ma anche stimolata, sollecitata e praticata. Ma a livello locale, e per decisioni marginali ai fini dell'ascesa complessiva del movimento. Per quanto attiene ai vertici, alle decisioni strategiche, ci sono stati invece da sempre dei veri e propri diktat calati dall'alto da Beppe Grillo e dal suo ristrettissimo staff. E non poteva essere altrimenti. Soprattutto nelle prime fasi, una esperienza di questo tipo non poteva nascere e crescere che così.

La prova del nove della bontà di questa condotta, del resto, e malgrado vari mal di pancia che sono arrivati puntuali dalla base stessa, la possiamo verificare ogni giorno: la quasi totale inadeguatezza dei grillini, sia dal punto di vista mediatico sia da quello politico (con alcuni scivoloni anche di carattere prettamente umano) cui stiamo assistendo dal giorno delle elezioni in poi confermano il tutto.

Federico Zamboni, nel nostro Speciale su Beppe Grillo e il MoVimento 5 Stelle pubblicato prima delle elezioni titolava un suo articolo così: M5S: cinque stelle ma una sola Star. Per dire tra le altre cose, ovviamente, che per quanto fosse aperto e condiviso tutto il processo di creazione, diffusione e affermazione del movimento, se non vi fosse stato Grillo a guidare, anche con mano fermissima, il tutto, non si sarebbe arrivati da nessuna parte.

In altre parole, l'M5S si conferma ancora oggi come una realtà che può sopravvivere e sperare di crescere unicamente grazie a Beppe Grillo e alle sue decisioni. Anche quelle più ruvide. 

Tornando a oggi, pertanto, è evidente che imporre al movimento di strutturarsi come un partito onde poter partecipare alle elezioni significherebbe snaturare questa caratteristica essenziale di guida del fenomeno. Diventando un partito tradizionale, con le cariche, i congressi e tutto il baraccone classico, si arriverebbe da una parte a creare le basi per poter mettere Beppe Grillo (almeno un po') da parte, anche per mano degli esponenti del partito stesso, dall'altro lato, appunto, a portare a galla inevitabilmente tutte le lacune evidentissime che gli esponenti del movimento hanno ma che, per ora, sono tenute abbastanza in secondo piano dalla sovraesposizione di Grillo. E dalle sue decisioni.

E allora è fin troppo semplice capire la motivazione per la quale i partiti tradizionali vogliono spingere l'M5S nella direzione di strutturarsi come un partito normale: disinnescarlo.

La casta non teme i grillini, ripetiamo: questi li controlla facilmente. Teme Beppe Grillo.

Non solo: l'M5S, una volta diventato "partito", e privato della funzione piena di Beppe Grillo stesso così come è ora, diventerebbe ancora di più strettamente funzionale al sistema partitico. Diciamolo ancora meglio: l'M5S partito, all'interno del Parlamento e privato della guida piena di Grillo, non solo non farebbe più alcuna paura alla casta, ma non gli sarebbe anzi d'impedimento in tutte le sue più classiche derive e disfunzioni. Perché non solo non riuscirebbe a crescere e a incidere più di adesso, ma addirittura si ridimensionerebbe in modo considerevole. Dal punto di vista della società civile continuerebbe a servire come camera di compensazione della rabbia e dello scontento incanalati nelle procedure "politiche", senza che tali espressioni possano svilupparsi in altri e più determinanti modi. E dal punto di vista parlamentare e mediatico, l'M5S sarebbe controllabile in modo facilissimo proprio per l'inesperienza e l'inadeguatezza della sua "classe dirigente". Cosa che invece adesso, una dichiarazione dopo l'altra, una decisione dopo l'altra di Grillo, rappresenta una scheggia impazzita, fastidiosissima fino alla pericolosità vera e propria, per tutta la vecchia politica politicante.

Il Pd, e tutti gli altri a rimorchio, stanno insomma tendendo un tranello all'M5S che va molto al di là della semplice partita contro Beppe Grillo. E in tale tranello potrebbe facilmente cadere buona parte della base stessa del movimento che per alcuni versi non capisce a fondo le motivazioni di alcune scelte strategiche, e in qualche caso dure, del suo massimo esponente. Malumori e defezioni interne, in tal senso, sono già ampiamente visibili. Purtroppo.

Per ora Beppe Grillo ha risposto nel modo più efficace possibile: non accettando nemmeno di prendere in considerazione la cosa, ovvero la trasformazione dell'M5S in un partito vero, ha detto chiaramente che in quel caso il suo movimento non parteciperebbe più alle elezioni. Ovvero, sottolineiamo noi, non avrebbe più la funzione di incanalare la rabbia così come sta facendo adesso.

E dunque, in quel caso, dove andrebbe a finire quella rabbia e quello scontento? Forse in luoghi ben più pericolosi per la casta stessa?

Torniamo infine al ragionamento complessivo di partenza, almeno su queste pagine: ai fini di una speranza di vero cambiamento - di rivolta? - è più utile un M5S in Parlamento oppure la rabbia finalmente montante nelle strade?

Valerio Lo Monaco

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