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Intervista a Franco Cardini: l'Occidente ha bisogno di un "nemico metafisico"

Laicità, valore o perdita di valore?

Di per sé, non è un valore: è una prassi realistica, una tecnica civile, un'esperienza tattica. Diventa perdita di valore se vissuta come alibi per un cedimento di fatto al laicismo.

 

Quali conseguenze comporterà il laicismo in Medio Oriente? E quali ha provocato la perdita del sacro in Europa?

In Europa, il processo di desacralizzazione ha comportato una parallela crescita di contrattualismo etico-sociale: vale a dire la progressiva cancellazione di valori sentiti come assoluti, irrinunziabili e innegoziabili, e la crescita parallela del relativismo etico (da non confondersi con il relativismo antropologico, che riguarda la pari dignità di tutte le culture e non concerne né la metafisica, né l'etica). Il laicismo in Medio Oriente è comunque obiettivamente limitato dalla presenza, in tali area, di confessioni cristiane diverse dalla cattolica e  di religioni diverse dal cristianesimo.

 

Perché le religioni – vale a dire i tre monoteismi – in termini di conquista, non possono essere considerati alla stregua dell’imperialismo edonista e materialista occidentale? 

Nessuna religione, di per sé, attua programmi di conquista. L'espansione di un credo religioso può essere accompagnata  dalla forza militare, e spesso di fatto lo è stata, ma di per sé ciò non ha mai comportato la deroga al principio per cui la conversione è un atto che può compiersi soltanto in condizioni di intima libertà; nessuno può imporlo con la violenza. L'imperialismo occidentale è nato a partire dal XVI secolo sulla base della necessità di acquisire nuove materie prime e nuova forza-lavoro, del pregiudizio dell'eccellenza della propria cultura sulle altre e, pertanto, della legittimità morale della sua esportazione. Per lungo tempo, la fede cristiana – nelle confessioni cattolica e protestante – ha costituito un alibi per  tale imperialismo. Tale alibi è caduto da tempo, anche se non sempre i popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina se ne sono resi conto: e se non lo hanno fatto, ciò è potuto avvenire appunto in quanto essi non hanno compreso l'intima natura del processo di laicizzazione.

 

Crede che la laicità stia perdendo terreno in Europa?

Non mi sembra di scorgere segni di reversibilità del processo di laicizzazione; al contrario, ritengo che sia  il cattolicesimo a perdere terreno nel mondo. Naturalmente, fasi e momenti d'inversione di tendenza sono sempre possibili. La storia non ha alcun senso sul piano immanente (e il suo senso su quello trascendente è inconoscibile in quanto legato al disegno divino), per cui tutto è possibile. Quanto alla laicità come prassi di convivenza, in una società confessionalmente non omogenea, non mi sembra superabile né sostituibile.  

 

In che modo Occidente e Modernità si equivalgono?

L' “eccezione” rappresentata dalla Modernità nella storia del mondo presenta i seguenti tre connotati di base: 1.  la “scoperta” della centralità dell'Uomo rispetto al cosmo e alla natura e nella sua riduzione a Individuo dotato di una volontà e di una libertà  insofferente di limiti, quindi la cancellazione di qualunque “cultura del limite”; 2. il rifiuto del principio metafisico secondo il quale il cosmo e la vita hanno non solo una fine, bensì anche un fine e l'assegnazione in cambio di uno scopo immanente alla storia umana; 3. la liberazione di un'illimitata Volontà di Potenza, che si traduce nel primato dell'economia, della scienza e della tecnologia, in funzione del quale si fonda una nuova etica immanente i cui postulati risiedono nell'infinita estensione della libertà individuale e nel “dovere” immanente del progresso illimitato; tali postulati sono i garanti nel diritto alla ricerca della felicità su questa terra. I tre connotati di base si sono sviluppati nell'elaborazione filosofica cinque-novecentesca  come prodotto caratteristico ed esclusivo della società euro-occidentale, la stessa che, fra XVI e XIX secolo, ha dato vita alla lunga età delle scoperte geografiche e delle invenzioni scientifiche. La società euro-occidentale ha preso a denominarsi, a partire dal tardo Rinascimento, “Occidente”, conferendo nuovo e diverso valore alla parola “Occidente”. Oggi, la “cultura occidentale” è un valore diffuso che il processo di globalizzazione, avviato fin dal Cinquecento, ha reso accessibile a chiunque, avendone le possibilità socioeconomiche e socioculturali, voglia aderirvi. L'Occidente-Modernità resta invariato nella sua precisa identità: individualismo assoluto, immanentismo, progressismo scientifico-tecnologico, quindi democrazia rappresentativa come tecnica di scelta delle élites e loro correlativa legittimazione.

 

Lei ha scritto che l’Occidente ha bisogno di un “nemico metafisico” per tollerare la propria decadenza; in questa è inclusa anche la sua caduta metafisica?

L'Occidente non si dà senza rinunzia radicale (anche se non necessariamente esplicita) a qualunque forma di metafisica. L'Occidente-Modernità si definisce bene invertendo la definizione che Mefistofele dà di se stesso – non a caso, egli è un mentitore – nel Faust di Goethe: la forza che vuole eternamente il Bene (o proclama di volerlo) e opera eternamente il Male.

 

È sbagliato dire che il “fanatismo democratico” genera quello religioso?

Vi sono differenti tipi di fanatismo religioso: alcuni possono essere generati dal “fanatismo democratico”. Molte forme di “fondamentalismo cristiano”,  connesse con la cultura che negli Stati Uniti è definita “theo-conservative”, ne sono la prova. Comunque io diffido del termine “fanatismo”, in genere usato in àmbito appunto laicistico e, difatti, non a caso d'origine illuministico-giacobino. 

 

De Benoist mette in discussione l’illusoria pretesa del sistema liberale di instaurare un potere neutro rispetto ai “principi eterni”: primo perché lo Stato non è mai neutro e secondo perché l’astenersi dal prendere posizione non comporta “libertà e autonomia”, bensì il rischio di causare la perdita valoriale di riferimenti. Lo Stato, sostiene il filosofo francese, ha il compito di indicare il “telos”. E’ dello stesso avviso?

Estenderei tale critica anche al di là dello “Stato”. Tipico esempio dell'illusione della “neutralità” è la pretesa che esistano, ad esempio in economia, delle “ferree leggi del mercato”, che sono “obiettive” e alle quali bisogna “naturalmente” conformarsi. Nel Settecento, la società si illuse che la cancellazione dei “corpi intermedi” tra il cittadino e lo Stato avrebbe reso il primo più libero, mentre lo sottopose – quando non apparteneva a precise élites – all'illimitato arbitrio del secondo; oggi lo Stato, non più valore assoluto (e difatti oggetto di una progressiva perdita di sovranità nei confronti di “lobbies” e di “superpotenze”), è a sua volta ridotto alla funzione di un “corpo intermedio”, che tuttavia fornisce al cittadino qualche residua difesa di fronte al potere illimitato, appunto, di “superpotenze” e di “lobbies”.  Per questo la difesa dello Stato è divenuto un necessario aspetto della difesa della libertà del cittadino, che deve esser cosciente d'altro canto del suo limitato valore e del suo carattere residuale. 

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