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Brutta storia, la Storia-show in tv

Le credenziali (o le “discredenziali”, ci si passi il neologismo) sono quelle che sono: la produzione originale è dell’angloamericana Nutopia, la versione italiana è di Mediaset. Nutopia, nata appena quattro anni fa, sta avendo successo e ne mena gran vanto attribuendosi il merito di «un pionieristico nuovo tipo di televisione – il “mega doc”». Mediaset sappiamo benissimo cos’è. La capofila, qui da noi, dell’imbonimento televisivo.

Il comunicato di turno non può fare eccezione: «La storia delle storie, la storia di tutti noi, la storia dell'umanità: tutto questo è "MANKIND", il nuovo programma di storia in onda su Italia 1 da venerdì 12 luglio alle ore 21.10, che illustrerà il lungo viaggio fatto dal genere umano sulla terra». Il seguito, manco a dirlo, è altrettanto ambizioso. Le puntate, infatti, andranno a narrare «in ordine cronologico, la storia dell'umanità, dalla comparsa dei primi ominidi in Africa fino alla società globalizzata dei giorni nostri. Un immenso sforzo produttivo che è stato tradotto in più di 30 lingue e venduto in oltre 150 paesi in tutto il mondo». 

Doppia esca, quindi. Quella trendy: altrove, nel vasto mondo internazionale, hanno molto apprezzato la trasmissione, e dunque voi, carissimi spettatori italiani, non potete essere da meno. Quella vantaggiosa: la possibilità di ottenere – e anche questo non vi sfuggirà, intelligenti e dinamici come siete – una panoramica completa dell’intera Storia. Ciò che persino alle elementari richiede tre annetti, noi ve lo offriamo (somministriamo) nel giro di poche serate. Divertenti, per di più.  

Il suddetto “mega doc”, appunto. Quello che in un ulteriore sussulto d’enfasi viene chiamato da altri addirittura “docu-kolossal”. Un approccio che si sintetizza in una sola parola: spettacolarizzazione. Partendo dagli avvenimenti reali, o di cui si dà per acquisita la oggettività in quanto si allineano alle ricostruzioni storiche più omologate, il documentario viene costruito in modo da assomigliare a un film. Anzi, a una serie di piccolissimi film, ciascuno dei quali corrisponde al singolo episodio che viene rappresentato. A collegare il tutto ci sono poi degli inserti solo parlati, con esperti che cambiano di volta in volta e un conduttore che invece rimane lo stesso. E che, nel caso dell’adattamento italiano, è Nicolai Lilin, il controverso autore di “Educazione siberiana”.

Il risultato, fatalmente, è una girandola di impressioni suggestive e frammentarie. Come sottolinea Aldo Grasso, che in quanto critico televisivo (del Corriere) si ferma alle implicazioni di primo livello, «Il problema più grosso di Mankind è però quello di un racconto “storico” costruito secondo la cifra della semplificazione: si passa senza soluzione di continuità da Gesù a Gorbaciov, dai Vichinghi alla via della seta, dai romani all'Isola di Pasqua. In accordo alla linea editoriale della rete, i filmati puntano tutto sull'adrenalina, a volte virando addirittura verso il pulp (s'indugia sui primi martiri cristiani dati in pasto alle belve). Alla profondità della ricostruzione storica si preferisce il sensazionalismo delle immagini e del racconto della voce over». 

C’è ben di peggio, tuttavia. Ci sono i messaggi, insistiti, che magnificano la funzione dei commerci come presupposto dell’incontro tra i diversi popoli e le relative culture. Lo scambio di merci come architrave, indispensabile e benedetto, degli scambi di altra natura, dalla scienza alle religioni, dalla tecnologia alle arti, dagli stili di vita alle tattiche militari. L’idea (il valore, il principio) è che è grazie alle spinte espansive di carattere economico si mettono in moto dei processi di arricchimento reciproco, non soltanto materiale.

Per un verso è un dato di fatto: i mercanti sono pur sempre uomini e, se appartengono a etnie diverse, è inevitabile che essi non si limitino alle sole compravendite. O prima o dopo i loro rapporti d’affari si trasformeranno nell’occasione di interazioni più ampie, più disinteressate, più imprevedibili. Ma il punto è proprio questo: è ancora così, nell’epoca odierna? Lo slancio mercantile è tuttora un veicolo di  influenze vicendevoli?  

La risposta è negativa. La globalizzazione, infatti, maschera dietro le attrattive, e le apparenze, del “libero scambio” una dinamica che tende all’uniformazione. La diversità, tanto celebrata in astratto, si riduce a ciò che è ininfluente rispetto al modello che si mira a diffondere/imporre ovunque, essendo quello su cui si basa il potere economico-finanziario.

Mankind, in questa prospettiva, non è solo un tipico esempio di sottoprodotto culturale in ambito televisivo. Il suo inganno non si esaurisce nel promettere una comprensione immediata e accattivante della Storia universale, in una sorta di Bignami 2.0 stampato a Hollywood, ma si estende al fornire delle pseudo chiavi di lettura che siano permanenti. Ciò che va in scena è il passato, almeno per la maggior parte delle puntate, ma il riferimento sottinteso è il presente.

In stile Monsanto, il “genere umano” è avviato a diventare una monocultura. Chi lo coltiva non vuole avere sorprese, ma solo prodotti. E raccolti garantiti.

Federico Zamboni    

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