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Datagate, lo spionaggio Usa era prevedibile

Nel caso Datagate quello che sorprende è la sorpresa delle cosiddette vittime dello spionaggio operato dalla statunitense National Security Agency su tutte le e-mail in transito per i computer europei e non solo quelli. Una vicenda che, come nel caso di quella di Echelon del 1998, registra la connivenza o la passività di buona parte dei governi e delle strutture di intelligence nel collaborare alla razzia di dati da parte della Nsa e delle altre quattro strutture analoghe dei Paesi anglofoni: Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Io non sapevo, non potevo sapere, hanno commentato alcuni politici e capi di governo. Siamo indignati, se fosse vero sarebbe una violazione della nostra sovranità nazionale, e via vaneggiando. Come se poi i Paesi europei, esclusa forse la Francia, abbiano la minima idea di cosa sia la sovranità nazionale.

Questa sorpresa è in ogni caso sorprendente perché è ovvio che le aziende americane operanti nel settore dell’informatica, sia come hardware (Apple e Ibm) sia come software (Microsoft), siano legate mani e piedi all’apparato militare Usa. Non dimentichiamo infatti che Internet venne resa accessibile ai comuni cittadini dopo essere stata per anni una esclusiva del Pentagono. Tutti i computer e i programmi made in Usa sono infatti costantemente controllati e lo dimostrano i continui messaggi che ci vengono recapitati sul computer sulla disponibilità di aggiornamenti dei programmi Microsoft, giusto per riferirsi all’azienda più nota. Perché stupirsi allora che gli Usa spiino quelli che, almeno a parole, sono i propri alleati? Oggi è in corso una nuova corsa anche in campo informatico nella quale il primo avversario degli Usa è la Cina e si tratta di uno scontro nel quale si gettano le premesse per la supremazia mondiale nei prossimi anni.

Semmai ci sono da sottolineare due aspetti della vicenda. Il primo è che lo spionaggio operato dalla Nsa su tutte le e-mai europee è stato reso possibile dal fatto che gli europei continentali non dispongono di una tecnologia propria e che, di conseguenza, sono stati costretti ad utilizzarne una made in Usa. Con tutte le conseguenze in termini di dipendenza dalle aziende di oltre oceano che da decenni razziano i dati e i segreti delle imprese europee. Il secondo è la situazione di evidente vassallaggio politico dell’Europa nei confronti del cosiddetto “alleato” di oltre oceano che può permettersi di trattarla da colonia perché di colonia si tratta.

Si ripete in tal modo il copione di Echelon, il sistema di spionaggio elettronico su tutte le telefonate effettuate nel mondo, via cavo e via etere, grazie a satelliti nello spazio e a stazioni di ascolto a terra, realizzato dalle apposite strutture di intelligence dei 5 Paesi anglofoni. Una realtà che emerse in seguito ad una curiosa interpellanza di un deputato socialista britannico all’Europarlamento nel febbraio del 1998 ma che era ben conosciuta da tutti i lettori di libri di spionaggio. Basti citare il caso del “Negoziatore” del 1989 di Frederick Forsyth nel quale ne viene spiegato il meccanismo di funzionamento ed in quanto tempo la trascrizione di una telefonata via cavo dalla Corsica alla Spagna arriva sulla scrivania di un funzionario della Nsa negli Usa. Un meccanismo di spionaggio che poteva avvalersi della presenza sul territorio dei Paesi “amici” spiati di stazioni di ascolto sulla cui esistenza i governi, che ne avevano permesso l’installazione, tacevano o ne negavano l’esistenza. Con questa nuova vicenda, si dimostra che nulla è cambiato.

Irene Sabeni

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