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Casaleggio a Cernobbio? Si è impigliato nella Rete

La domanda iniziale, quando si è saputo che Casaleggio sarebbe intervenuto al Forum Ambrosetti, era ovvia: perché mai aveva deciso di rivolgersi direttamente a quel genere di platea, che certo è assai più vicina agli interessi oligarchici dell'establishment che a quelli popolari attizzati da Grillo? Il ventaglio delle possibili risposte era ampio, ma nessuna di esse bastava a spazzare via i dubbi sulla bontà dell'iniziativa. Come provocazione non sembrava un granché - tanto più in un Paese come il nostro in cui praticamente non è rimasto più nulla che scuota davvero, e a soprattutto a lungo, l'opinione pubblica - e ancora meno fondata appariva l'eventuale aspirazione a convincere i presenti ad abbandonare i loro schemi abituali e ad aprirsi a un massiccio rinnovamento della società italiana, nella prospettiva che almeno a sprazzi attraversa il programma del M5S. Un'altra ipotesi suonava ancora più inquietante: quella che lo scopo della sortita consistesse invece nell'offrire un qualche genere di rassicurazione, separando le responsabilità dei partiti da quelle del mondo economico-finanziario. E considerando imperdonabili solo le prime, laddove le seconde sarebbero più da emendare qua e là che da censurare in blocco.

Delle perplessità, d'altronde, erano emerse anche dall'interno del MoVimento, ivi inclusi alcuni degli eletti in Parlamento. Poi l'intervento si è svolto, l'8 settembre, e nello scorso fine settimana Grillo lo ha pubblicato integralmente sul suo sito nella doppia versione video e testo. Accantonate le congetture, il giudizio ha potuto misurarsi sul terreno della realtà. L'esito, a prima vista, è molto più ordinario di quanto si potesse immaginare: una disamina delle ripercussioni di Internet sui modelli di comunicazione politica e di interazione sociale, che suona alquanto distaccata e che sembra presentare il maggior coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali collettivi (in quella chiave che in modo troppo affrettato si definisce di "democrazia diretta") più come una conseguenza oggettiva del diffondersi del nuovo medium informatico che non come un valore in sé stesso. Ed è proprio qui, ossia in questa intonazione tecnica, che si rafforzano certi dubbi che già erano balenati in precedenza, facendo temere che Grillo & C. abbiano mal formulato sia l'analisi del sistema dominante sia i rimedi alle sue iniquità strutturali. Anziché puntare il dito contro i valori su cui si basa il liberismo, e dai quali discendono fatalmente le distorsioni successive, essi paiono accontentarsi di rimuovere una serie di abusi, che per dirla in maniera sommaria corrispondono alle ruberie dirette e indirette della classe politica e delle sue molteplici clientele. In altre parole, l'approccio è quello riduttivo di chi crede - o vuole far credere - che le cose andrebbero molto meglio non appena si eliminassero le sopraffazioni in stile Tangentopoli, restituendo serietà e correttezza tanto alla pubblica amministrazione quanto ai settori produttivi che finora si sono indebitamente avvantaggiati/arricchiti grazie ai loro legami coi partiti.

Il "circolo virtuoso" si svilupperebbe, invece, grazie alle opportunità di partecipazione assicurate dalla Rete, per cui ciascuno si può informare liberamente e diventare compartecipe delle varie scelte, smettendo di concedere deleghe in bianco al politico di turno. Il quale diventa, perciò, il fedele «esecutore della volontà dei cittadini e del programma». A conforto di questa tesi, che sembra lineare e logicissima solo fino a quando non se ne mettano a fuoco i diversi aspetti, Casaleggio cita una serie di esempi fin troppo eterogenei, finendo con l'incappare in questo clamoroso autogol: «Obama vinse le sue prime elezioni grazie alla Rete. Utilizzò la Rete nel modo più completo possibile, in particolare per quanto riguarda la raccolta di fondi online. Riuscì ad avere 3 milioni di donatori complessivi e una donazione media inferiore ai 200 dollari. Raccolse circa 500 milioni di dollari. Con Obama entra in gioco a grande livello il micro fundraising, la acquisizione di fondi da parte di privati cittadini. Obama disse in un suo intervento che questo lo avrebbe reso libero da qualunque influenza delle corporation e dei grandi gruppi industriali. Lui da quel momento rispondeva solo ai cittadini (il grassetto è nell'originale - Ndr)».

Un boomerang in piena regola. Proprio la vicenda di Obama dimostra al massimo grado come la Rete possa veicolare delle novità fittizie, generando delle allucinazioni di massa che non hanno nulla da invidiare a quelle suscitate dai media preesistenti. Il vero nodo da sciogliere, o da recidere, è infatti quello della manipolazione, che non si esaurisce nei singoli casi ma li trascende. Gli obiettivi specifici, dall'esaltazione del "buoni" come lo stesso Obama alla demonizzazione dei "cattivi" alla Assad, confluiscono e si addensano in un modo di sentire e di pensare, che una volta radicato si autoalimenta. La manipolazione si fa permanente e dà luogo all'omologazione. Ovverosia, per riprendere ancora una volta un'espressione fulminante, alla "colonizzazione dell'inconscio".

Casaleggio non può ignorare l'esistenza di queste dinamiche, per cui sarebbe doveroso che le affrontasse. Se non a Cernobbio, nella lussuosa cornice del suddetto Forum, anche presso un qualsiasi meetup di provincia: e in streaming, cortesemente.   

Federico Zamboni

Qui l'intervento integrale di Casaleggio a Cernobbio

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