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La Maggioranza Rumorosa

L’ultimo studio Demos pubblicato ieri da Repubblica rileva un dato che ognuno di noi, credo, può tranquillamente annusare nell’aria e non udire mai dire al lavoro, al bar e coi conoscenti, tanto è dato per scontato e naturale: a larga parte degli italiani questo governo medusizzante e opaco, espressione dell’intero arco di potere dalle banche alla Chiesa soggiacendo a Bruxelles e Washington, piace o nella peggiore delle ipotesi non dispiace. Che importa che abbia sputtanato nel giro di qualche settimana la finzione elettorale, con eserciti contrapposti che se le davano di santa ragione nei talk prima del voto e dopo son finiti d’amore e d’accordo a Palazzo Chigi? Il Letta-Letta è la combinazione ideale, per l’italiano medio e mediocre che si esalta con le parole grosse ma si rasserena coi gattopardismi e gli abbracci trasversali. Ah, già: c’è l’incidente di percorso dell’impeachment giudiziario di Berlusconi. Quisquilie e pinzillacchere, di fronte al moto profondo dei disegni continentali e degli appetiti globali. 

L’Italia, per le cavallette voraci che stanno tornando alla carica per spolpare l’osso di vent’anni di de-industrializzazione e svendita dei beni pubblici, così come per l’apparato strategico della Casa Bianca e i circoli economico-finanziari d’oltralpe, deve soltanto stare a cuccia ed ottemperare al ruolo di ruota di scorta e portatrice d’acqua dell’assetto euroamericano. Punto e fine. E, data la litigiosità permanente del nostro carattere nazionale, con una forza come il Movimento 5 Stelle che per quanto si innocuizzi da sola rappresenta pur sempre un giocatore fuori dallo schema, e vista la debolezza intrinseca dei due blocchi del nostro bipolarismo accattone, la soluzione migliore in questa fase è l’indistinta e non divisiva union sacrée. La Germania, drago dormiente nel cuore dell’Europa, vanta una lunga tradizione di “grandi coalizioni” smussatrici e normalizzatrici. Anche in questo, benché al nostro modo dilettantesco e precario, ci siamo germanizzati.

Gli italiani spoliticizzati e impoveriti, slombati e tartassati, smidollati e quietisti gradiscono eccome essere governati da tutti e quindi da nessuno. La strisciante guerra civile che è inscritta nella politica in quanto tale l’amano soltanto come zuffa verbale, ma gli affari e il tran tran li portano ad accettare l’inaccettabile e abituarsi all’osceno, purché vi sia l’illusione di qualcuno al timone della barcarola. La crisi, la proletarizzazione, la disoccupazione, il ritorno a costumi semi-feudali per guadagnarsi il pane, la rata del mutuo, la banca che non sgancia il fido, il carovita sempre più caro lo inducono a rassegnarsi a qualsiasi pateracchio, a ingoiare il primo rospo che passa, a bersi tutte le panzane possibili e immaginabili pur di tirare avanti la carretta – o grufolare nei piccoli e grandi miserabili privilegi di cui questo paesone è strapieno. E guai ad accusarli di servilismo volontario e reiterato: la maggioranza non è più silenziosa, è rumorosa e intollerante. Emargina chi conserva lucidità critica e senso morale, relegandolo ai sotterranei della dissidenza impotente. 

E basta con questo piangersi addosso – mi si rinfaccerà. Giusto. Allora diciamo forte e chiaro un’altra banalità: togliamoci dalla testa che inseguendo le maggioranze, una minoranza potrà combattere efficacemente l’impari lotta contro l’atavico spirito pecoraio dell’italiano suddito. La via democratica può essere un mezzo, non la via maestra. Fissiamo un punto: se e quando il trauma sociale capace di far barcollare sul serio il baraccone arriverà, solo e unicamente un’avanguardia intellettualmente preparata e politicamente audace potrà approfittarne. I rivolgimenti rivoluzionari sono sempre stati considerati inconcepibili fino al giorno prima. Sarebbe inutile, dunque, star qui a scrivere, cogitare, informare, contro-informare, elaborare e formare le coscienze se non si mettesse in conto a priori che si sta fertilizzando il terreno per una minoranza futura di gente sufficientemente senza scrupoli da non farsi fermare dal tabù del 50% più uno. 

Alessio Mannino

Morte alla morte

Podcast La Controra del 16/09/2013