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Olli Rehn (ci) detta legge

Bruxelles vuole forti tasse sulle case

La vostra politica economica la decidiamo noi. 

La politica economica è quella italiana. Chi ci dice che non va bene e che deve essere cambiata è l’Unione europea. Il commissario europeo all’Economia e alla Moneta, Olli Rehn, si è detto “preoccupato” per l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. È una misura che va in direzione contraria alle nostre raccomandazioni, ha sostenuto il tecnocrate finlandese. Senza tale introito (2,4 miliardi di euro circa) come farete a tenere il disavanzo sotto il 3%? Bruxelles ha anche da ridire sulla service tax che ingloberà tutte le imposte che attualmente gravano sulla casa. L’Italia si ritrova così sotto tiro dopo essere riuscita a far chiudere la procedura di infrazione riducendo il disavanzo dal 4,2% dell’era berlusconiana al 2,9% del primo semestre 2013. La Commissione è anche preoccupata, ma gli italiani lo sono sicuramente di più, per la situazione economica interna nella quale l’accentuarsi della recessione si accompagna ad un calo verticale dell’occupazione. «L’Italia ha bisogno di una revisione», ha insistito Rehn. «La crisi non è finita ma da voi in Italia non si vedono ancora quei piccoli segnali di ripresa che lasciano presagire, o sperare, che il peggio sia ormai dietro le spalle». A giudizio di Rehn, l’Italia è come la Ferrari. Entrambe hanno una grande tradizione di stile e capacità tecnica ma è necessario avere un motore potente e competitivo per vincere. Bisogna essere pronti a cambiare e ad adeguarsi. 

Tanto per non smentirsi, Rehn vede il motore del cambiamento nel fattore lavoro. Più produttività e salari più contenuti per permettere alle imprese di affrontare la concorrenza internazionale. Quella asiatica, Cina e India. Peccato che l’economia della prima sia basata sullo schiavismo e su salari bassissimi, mentre la seconda sta mostrando tutta la debolezza strutturale che il boom economico aveva finora nascosto. 

Proseguendo nella sua metafora motoristica, Rehn, dopo aver ricordato che siamo la terza economia europea, ha sostenuto che il motore italiano non può andare a basso regime ma che ha bisogno di un'urgente revisione. Basta con i “pit e stop” di Letta novello Alonso, e come lui destinato sempre ad essere secondo o terzo. Al contrario si deve guidare con due mani sul volante e rimanere in pista. Bruxelles vuole stabilità politica perché teme la fine di Berlusconi. Chi vorrebbe investire in Italia è frenato dall’incertezza di doversi confrontare con un governo che non governa e che per sopravvivere continua a navigare a vista, o come le Ferrari che si limitano a sfruttare la scia delle Red Bull. In ogni caso, l’Italia dovrà onorare gli impegni presi, tenendo il disavanzo sotto il 3% del Pil. E pazienza se il rispetto del Patto di Stabilità, con l’austerità collegata, finirà per peggiorare la già tragica situazione economica interna. Bruxelles avrebbe preferito che l’Imu fosse stata mantenuta e che il peso fiscale fosse stato reso più leggero per le imprese e per i lavoratori. E si fosse colpito il patrimonio delle famiglie e i consumi. In ogni caso, se la service tax risulterà parimenti pesante, Bruxelles sarà soddisfatta. Insomma: pur essendo preoccupata, la Commissione europea aspetta i dati ufficiali per pronunciarsi. 

Finora il governo italiano si è dimostrato “virtuoso” nel conseguimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio. Domani chissà. Questa la posizione del Commissario. Se ci saranno buchi di bilancio, se si andrà sopra il 3%, saranno necessarie manovre aggiuntive per compensare i soldi che non si sono trovati. Quindi nuove tasse, e più salate di quelle che finora abbiamo dovuto pagare. 

Non è dunque il governo di Letta e di Saccomanni a decidere la nostra politica economica. Loro sono soltanto gli esecutori testamentari della morte di una Italia che sta sprofondando nella povertà più nera, grazie agli sprechi e alle ruberie politiche del passato, oltre, ovviamente, al crescere del debito pubblico dopo la drammatica decisione, nei primi anni Ottanta, di vendere i nostri Titoli ai mercati. Ma anche grazie ad una politica economica scellerata con la quale abbiamo accettato di applicare misure di austerità che possono andare bene, e forse, per un Paese come la Germania, dove politici e cittadini sono uniti nel difendere l’interesse nazionale. Ma non per l’Italia che ha una struttura economica completamente diversa da quella dei tedeschi e dove la linea politica predominante resta quella della “obbedienza, cieca, pronta ed assoluta” che testimonia del nostro esterno destino di servi di interessi esteri. Siano quelli americani o quelli tedeschi. O ancora peggio quelli di una tecnocrazia autoreferenziale che risponde soltanto agli interessi della finanza.

Irene Sabeni

Podcast La Controra del 17/09/2013

Morte alla morte