Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Siria: le novità da sottolineare

Non è il caso di dichiarare già chiusa la crisi siriana, ma è lecito fare il punto sullo stato delle cose quale si è venuto configurando in giornate drammatiche. A iniziare dalla Russia.

Il primo rilievo da fare infatti è proprio sulla fermezza della Russia, il motivo principale per cui la crisi non è sfociata in un’altra aggressione col suo strascico di conseguenze imprevedibili ma sicuramente disastrose. La Russia dell’alcolizzato e servile Eltsin aveva assistito inerte all’attacco della NATO che smembrò ciò che restava della Jugoslavia. Una Russia ancora troppo debole non aveva potuto  opporsi alle invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq. Una Russia stranamente ingenua o ammansita da una qualche concessione fatta dietro le quinte, aveva lasciato Gheddafi al suo destino.

Questa volta la reazione alla minaccia di fare scempio anche della Siria è stata pronta e dura, senza cedimenti. La posta in palio era ed è troppo elevata. L’attacco alla Siria sarebbe stata la premessa alla manovra di cambiamento di regime in Iran, con la conseguente erosione di ciò che resta di una cintura di sicurezza attorno ai confini russi. Putin si è dimostrato l’unico leader mondiale degno della definizione di grande statista, sapendo anche scuotere la Cina da una certa sua tendenza a non occuparsi della grande geopolitica: lo schieramento di navi della flotta cinese sullo scenario del possibile conflitto è un’altra novità di grandissimo rilievo.

Si profilava, grazie alla fermezza di Putin, un formidabile blocco terrestre formato da Russia, Cina e Iran, temibile per lo stesso dilagante Impero marittimo anglosassone. Il successo dell’iniziativa russa rappresenta dunque una grande svolta storica. Finisce l’unilateralismo. Il mondo multipolare da tempo auspicato, ora assume la consistenza della realtà. 

Il secondo rilievo riguarda l’evoluzione di quella che si usa chiamare opinione pubblica e il peso che ha avuto nella vicenda, esprimendosi in forme nuove rispetto al passato. Le grandi adunate popolari contro la guerra ebbero un certo ruolo ai tempi del Viet Nam. Furono invece ininfluenti nei giorni che precedettero l’aggressione all’Iraq. In questa occasione, l’unica mobilitazione popolare e delle coscienze è stata promossa dal papa.

La sinistra mondiale, da sempre promotrice delle marce e delle adunate per la pace, ha mantenuto un silenzio ostinato e imbarazzato, perché non poteva e non sapeva sciogliere il legame che la unisce a Obama, non avendo capito nulla né del significato della manovra che ha portato il mezzo nero e mezzo pacifista alla presidenza degli USA né delle dinamiche del capitalismo odierno.

Pertanto l’orientamento dell’opinione pubblica non si è espresso attraverso le manifestazioni  ma in quel privato che viene registrato e monitorato dai sondaggi.

La casta dei politici non può più prescindere dai sondaggi, perché ha bisogno della legittimazione che viene dal rito elettorale. Ebbene, i sondaggi hanno rilevato una diffusa e nettamente maggioritaria opposizione alla guerra. I primi a prenderne atto sono stati i parlamentari britannici, con un voto che ha paralizzato le iniziative belliciste di Cameron e ha rappresentato un mònito per tutti i guerrafondai.

Anche Obama ha dovuto prendere atto dell’insoddisfazione del suo popolo e dei suoi militari, non disposti a battersi a vantaggio di quell’internazionale islamica che da oltre un decennio è dipinta come la nemica satanica dell’Occidente. E anche a questo proposito, però, è bene non nutrire grandi illusioni: la grande massa resta materia inerte plasmabile.

Tuttavia una novità importante c’è. Questa volta la propaganda non ha funzionato. Evidentemente la serie di menzogne che hanno preteso di giustificare le guerre precedenti hanno reso scettiche anche le moltitudini ridotte a greggi. Il troppo stanca anche coscienze assopite.

L’insuccesso della macchina propagandistica e il peso dei sondaggi che prendono il posto delle manifestazioni di piazza sono elementi da considerare seriamente nella vicenda siriana, che dunque appare un momento di svolta da molteplici punti di vista.

Luciano Fuschini

La Cina e le sue torture: “Vietato suicidarsi”, nulla di nuovo sotto il sole

Massimo Fini sulla decadenza di Berlusconi (e sugli italiani)