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    martedì
    set032013

    No Tav. Anche Erri De Luca ci vede corto

    Ci risiamo coi “cattivi maestri”. Più che cattivi, gli intellettuali investiti da quest’accusa tipica da benpensanti sono generalmente paraculi. Vedi Toni Negri, che prima riparò sotto l’ombrello protettivo del seggio parlamentare grazie ai Radicali, e poi direttamente fuori confine, nella Parigi gauchista da cui scrive mattoni in cui teorizza concetti da quarta liceo, le “moltitudini” e altre astruserie. Ora è la volta di Erri De Luca, uno dei pochi provenienti da Lotta Continua che non è assiso su qualche alto scranno giornalistico o politico, conducendo una vita appartata da scrittore e traduttore di testi biblici. 

    Ogni tanto però lo chiamano a parlare e lo intervistano. All’Huffington Post ieri ha rilasciato dichiarazioni discutibili, ma di qui a scagliargli contro l’infamante epiteto ce ne corre. Semmai manca di rigore analitico, l’ex lottacontinuista. Secondo De Luca il sabotaggio con cesoie e le barricate contro la polizia in Val Susa sono atti di ribellione legittima. «Per far comprendere che la Tav è un'opera nociva e inutile», spiega. 

    Se capiamo bene, la resistenza attiva dei No Tav antagonisti (i centri sociali, per intenderci) avrebbe come scopo la “comprensione” del problema. Insomma, la visibilità pubblica che farebbe luce sul danno costituito da un’opera giudicata sbagliata. 

    Francamente un’esagerazione. Nel senso che, se la protesta violenta trovasse solo in un’esigenza informativa e conoscitiva, e mettiamoci pure politica in senso lato, la sua ragion d’essere, sarebbe un ben misero sabotaggio. Perché al massimo rallenterebbe, come di fatto rallenta, i lavori, ma non precluderebbe affatto la costruzione finale. Perché le cesoie non basterebbero. Servirebbe passare oltre. Ma De Luca, memore dei suo anni giovanili, non predica il terrorismo. E fa bene.

    Sarebbe necessario un movimento di popolo, e fino a qualche anno fa il No Tav lo era, e in parte lo è rimasto. Ma nel frattempo il cantiere è stato aperto, e oggi va avanti, militarizzato e circondato dall’ostilità. Con qualche elemento di disturbo rappresentato appunto da quella frangia più radicale di attivisti “sabotatori”. 

    Ora, sotto il profilo legale chi commette un reato se ne assume la responsabilità. È sotto quello politico che c’è un lato oscuro da illuminare. E che De Luca sembra non vedere. E cioè: disturbare il manovratore con una pseudo-guerriglia a bassa intensità è certamente un segno di dissidenza, preferibile al quieto vivere della rassegnazione. Ma politicamente ha due effetti negativi. Il primo è il rischio di rivelarsi controproducente, perché non ottiene risultati definitivi e offre il fianco al fantasma del “terrorismo” agitato dai giudici come Caselli e ai commissari governativi come Virano. Il secondo è una conseguenza che in realtà è causa: l’ostinarsi degli antagonisti di estrema sinistra in “pratiche”, come le chiamano loro, sempre al limite dello sfondamento della legalità, sabotatorie ma fini a se stesse, è la spia di un atteggiamento autoreferenziale, narcisistico, settario. Si tagliano le reti e si fabbricano molotov per andare alla carica, ci si scontra con i gendarmi e si torna a casa con un po’ di ferite e con l’orgoglio di avergliela fatta vedere. E poi? E poi si ricomincia, la settimana dopo, il mese dopo, l’anno dopo. Fino a quando il Tav sarà funzionante, ammesso e non concesso che lo sarà mai, visto che serve solo a pompare miliardi nelle casse delle banche e delle imprese costruttrici. 

    A chi giova, questo gioco delle parti? Un po’ a tutti. Ai padroni del vapore, per sventolare all’opinione pubblica il “pericolo rosso” degli scalmanati in odore di terrorismo. E ai resistenti violenti ma non troppo, per giustificare la propria esistenza di rivoluzionari in servizio permanente effettivo che si limitano al gesto eclatante. Sono i nuovi dannunziani: idolatri del gesto eroico per un giorno, senza nessuna coscienza davvero sabotatoria. Meglio loro dei borghesi con le pantofole al posto del cervello, per carità. Ma largamente al di sotto di una vera ribellione. De Luca cattivo maestro? No, non ci vede bene, tutto qui. 

    Alessio Mannino

    Leggi anche: NoTav? Molto meglio No Troika, di Federico Zamboni 

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    Reader Comments (4)

    Ho riletto l'articolo più volte,in questi giorni ci son poco con la testa quindi magari non capisco.
    Ricapitoliamo:la protesta violenta dei no Tav non va bene perchè avvantaggia i padroni,la protesta civile(mai capito poi che vuol dire protestare civilmente)neppure,giustamente;escludendo atti di terrorismo che come sapiamo fin troppo bene non portano a nulla che rimane? Pensare ad un movimento popolare contro la TAV è da ingenui,non lo si riesce a formare su temi di portata più nazionale,figuriamoci su un fatto vissuto come regionale.
    Allora che si fa?Ce ne stiamo tutti a casa davanti al PC a lamentarci della situazione?
    Quale potrebbe essere la soluzione attuabile realmente per te Alessio.

    ciao Davide

    martedì, settembre 3, 2013 | Registered Commenterdavide gaglione

    La soluzione "attuabile" non c'è. Quel che mi premeva focalizzare è l'assoluta autoreferenzialità compiaciuta degli "antagonisti", per i quali la lotta si risolve nell'atto in sé, senza un pensiero di fondo, una visione finale, una strategia. Alle solite, insomma. Il problem solving non ce l'ho in tasca, ma sicuramente finora tutte le strade sono fallite e fallimentari.

    mercoledì, settembre 4, 2013 | Registered CommenterAlessio Mannino

    Io sono appena arrivato, concordo con Davide.
    Tanti paroloni, complimenti, scrivere su "Il Ribelle" e criticare chi si ribella a palesi ingiustizie senza dare soluzioni o risposte costruttive a mio avviso è l'anticamera del nulla intellettuale.
    Begli occhiali, da duro.
    Oltrettutto qui sotto (al commento) le informazioni sono in inglese come in "The Rebel".
    Bell'articolo

    venerdì, settembre 6, 2013 | Registered CommenterAlessandro Ranucolo

    Non credo che un giornale debba fornire "soluzioni": un giornale è un giornale, non un movimento politico. E non mi pare sia scritto da nessuna parte che ogni analisi debba obbligatoriamente sfociare in una critica "costruttiva". Questa ricerca di risposte mi sa di riflesso condizionato indotto da un'insicurezza di fondo: oddio, come farò senza ricetta, senza libretto di istruzioni alternativo? Può succedere, di non avere l'idea risolutrice in tasca. L'importante è l'onestà intellettuale.
    Caro Ranucolo, in ogni caso benvenuto.

    Alessio Mannino

    sabato, settembre 7, 2013 | Registered Commenter[Redazione]
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