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    martedì
    set032013

    Un papa troppo moderno

    Gli appelli del papa per la pace non sono cosa nuova, almeno a partire dal monito sull’“inutile strage” che pronunciò Benedetto XV, il papa della prima guerra mondiale. Meno consueta è la nota della diplomazia vaticana, che entra nel merito alludendo alla possibilità che l’attacco alla Siria dia il via a un conflitto generalizzato.

    Anche la popolarizzazione della figura del pontefice è un processo in atto da tempo, dopo la scomparsa dell’ultimo papa dagli atteggiamenti ieratici, Pio XII.

    Giovanni XXIII amava i toni bonari e paterni, Paolo VI non nascondeva i suoi dubbi e le sue sofferenze, Giovanni Paolo I, nei suoi 33 giorni di pontificato, ebbe modo di pronunciare frasi come questa: “Dio non è solo un papà, è anche una mama” (la m semplice, non doppia, segnalava le sue origini venete, esibite come tratto che lo avvicinava al popolo). Giovanni Paolo II preferiva i bagni di folla ai paludamenti dei riti. Benedetto XVI, pur estraneo alla gagliarda demagogia del predecessore, viveva con evidente disagio quegli stessi paludamenti.

    Il modo di porsi di papa Francesco si inserisce quindi in una linea di tendenza consolidata. Tuttavia appare evidente un’accentuazione dei toni e dei comportamenti “democratici”.

    Abbiamo un papa che va fra la gente per le strade, non solo fra le prime file di folle inquadrate in occasioni ufficiali; un papa che si esprime come le persone comuni; un papa che provvede personalmente a pagare il conto dell’albergo; un papa che cinguetta in Rete; un papa che comincia a rispondere personalmente, anche con telefonate dirette, a individui che gli si sono rivolti con una familiarità un tempo impensabili.

    Poco importano i problemi che queste insolite prassi faranno nascere. Gli agenti della scorta saranno terrorizzati dalle sue frequenti sortite fra le masse, ma sono affari loro. La pubblicità che si è fatta alle telefonate con cui Francesco contatta i semplici fedeli, gli creeranno delle difficoltà: è presumibile che saranno sempre più numerosi i questuanti e gli smaniosi di protagonismo che gli si rivolgeranno e saranno delusi dalla mancata risposta, inevitabile per una legge dei grandi numeri. Sarà comunque un problema suo.

    Ciò che lascia perplessi è proprio lo stile che papa Bergoglio ha inaugurato portando all’estremo la tendenza alla volgarizzazione già in atto.

    Tutta questa esibizione di umiltà, come lo stesso richiamo esplicito al santo di Assisi, a ben guardare è rovesciabile nel suo contrario: si propone come un novello san Francesco, che a sua volta nel suo “folle” umiliarsi si offriva quale imitatio nientemeno che di Gesù.

    Quanto c’è di eccessivo nello scendere al livello della grande massa, configura una chiara desacralizzazione della figura del pontefice.

    Il pontificato si carica di ruoli simbolici, non può prescindere da rituali che lo distanziano dalla folla, perché ha la funzione di fare da ponte fra il semplice fedele e la divinità. Togliere l’ aura sacrale al papa significa spogliarlo delle sue prerogative.

    Siamo quindi in presenza di quel processo di volgarizzazione, di abbassamento al livello della mediocrità, di appiattimento che, lungi dall’essere il trionfo della democrazia, consegna anche quella bimillenaria istituzione all’egualitarismo informe e falso della modernità.

    Luciano Fuschini

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