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    mercoledì
    set042013

    Falsa testimonianza sul banco degli imputati

    Chissà come mai la “falsa testimonianza” è un “male” annoverato tra i dieci comandamenti, anziché tra i peccati capitali. A pensarci bene, infatti, i primi riguardano dei peccati legati spesso a delle contingenze in cui un uomo, volente o nolente, può venirsi a trovare; i secondi, invece, sono strettamente legati a un’attitudine interiore e a una propensione caratteriale, le quali di norma, prescindendo da circostanze particolari, restano invariate nel tempo. 

    Chi mente, quasi sempre lo fa per abitudine, o meglio per vizio; pertanto se come recita il proverbio “le bugie hanno le gambe corte”, allora il bugiardo ha vita lunga, lunghissima.

    Al pari della falsità, è deprecabile la maldicenza, condannata gravemente dall’Islam per un antico retaggio di nobiltà virile e, certamente, guerriera. Il pettegolezzo, difatti, non è soltanto un basso affare da comari di periferia, ma, a più largo raggio, come si è visto, è l’anticamera della menzogna.

    A tale proposito, domenica scorsa, dalla chiesa di Santa Marta, papa Francesco ha dichiarato che «una comunità, una famiglia viene distrutta per questa invidia, che semina il diavolo nel cuore e fa che uno parli male dell'altro, e così si distrugga». È giusto che il Pontefice, da vicario di Cristo qual è, condanni la guerra, che pare incombere sui destini del mondo, e non tanto per un fiacco panciafichismo perseguito dai soliti benpensanti – gli stessi che poi attendono arditamente le risoluzioni dell’Onu per schierarsi attivamente (dalla parte sbagliata)  – quanto semplicemente perché non può e non deve bastare raccomandare il bene come un vuoto ritornello nella domenica del nostro scontento. Prendere le parti significa anche indicare le cose con il loro nome, pure il male.

    Non è di pertinenza del Papa occuparsi della politica criminosa, che nel giro di niente ha capovolto, per procura, un “Paese canaglia”, straziandone vita e dignità? Balle! Qui entra in gioco ancora e di nuovo la menzogna, la stessa che dalla notte dei tempi muove la Storia dell’uomo. Non occorre essere credenti per essere d’accordo con quanto egli ha detto.

    Anche se da una ragguardevole distanza di sicurezza, il Pontefice ha mirato al centro della questione che rischia di creare il precedente per una guerra di dimensioni spropositate: il pretestuoso attacco alla Siria, sorretto da un’infinita e criminale menzogna pianificata e sostenuta da Europa, Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar e, immancabilmente, dal “bonario” Israele, ma degna in effetti, tanta bugia, del principe del male Sheitan.

    In questa vicenda, a pensarci bene, pare proprio esserci lo zampino del Maligno, il quale con un colpo di coda, invertendo il vero con il falso, sovverte in pieno la realtà dei fatti: le vittime diventano carnefici, mentre i carnefici – mandanti finanziatori e assoldati infiltrati –  si spacciano per buonissimi.

    Sarebbe più leale, e anche più dignitoso, se i suddetti “diavoli in terra” dichiarassero guerra per i motivi arcinoti di lucro colonialista e ammettessero i propri luridi fini, continuando tuttavia, com’è loro costume e vezzo, a infischiarsene impunemente della Carta delle Nazioni Unite, che vieta – ricordiamolo – l’intervento «in questioni che appartengano alla competenza interna di uno Stato»

    Sarebbe però impensabile, tanta chiarezza e correttezza di intenti, che comporterebbe la presenza di quell’antica nobiltà d’animo propria degli antichi guerrieri, e non certo dei guerrafondai – veri e unici “terroristi” – o, meglio ancora, dei “Nobel per la Pace”. 

    Fiorenza Licitra

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