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    mercoledì
    set042013

    Obama: un sì alla guerra limitata dal Senato e dal Cremlino

    Obama incassa due sì alla sua guerra in Siria, ma hanno entrambi l’aria di essere avvelenati. Il primo è quello della competente commissione del Senato di Washington, che gli conferisce il mandato per una guerra di 60 giorni prolungabile a 90, cioè quanto in apparenza di più inutile: giusto una spedizione punitiva per far capire chi è che comanda qui, a meno che la devastazione dei missili USA non si riveli sufficiente per spostare gli equilibri sul terreno e permettere alle milizie quaediste, che agiranno in coordinamento coi bombardamenti, di risollevarsi dalla disfatta e avanzare verso la vittoria.

    Non è, però, una autorizzazione definitiva e Obama può ancora sperare di essere tratto d’impaccio e potersi tirare fuori dal cul de sac in cui si è andato a infilare grazie alle sue goffe messe in scena, ma c’è da pensare che i dispettosi repubblicani non faranno mancare il loro consenso all’imbarazzo presidenziale. 

    Ancora più avvelenata, poi, la disponibilità data da Putin a intervenire militarmente a fianco degli USA: i russi sono pronti sì, ma ad intervenire contro chi ha usato i gas e solo dopo  “lo studio molto dettagliato e profondo del problema e la presenza di prove evidenti che dimostrino chi ha usato l'arma e con quali mezzi''. Non basteranno quindi dichiarazioni dei servizi segreti USA o francesi o artefatte testimonianze di parte.

    C’è da supporre che le fonti cui attingono i servizi segreti russi diano a Putin la possibilità di fare certe dichiarazioni in assoluta tranquillità di “non intervento”, come se l’unico rischio sia, addirittura, di ritrovarsi a spingere per un attacco congiunto USA –Russia contro i ribelli, se colpevoli di aver passato loro la famosa “linea rossa”. Il Presidente russo ha infatti dichiarato che le immagini delle vittime dei gas sono orribili, ma bisogna individuare il colpevole prima di punire e, soprattutto, la sanzione deve venire dall’ONU.

    Questo il secondo punto della polpetta avvelenata di Putin: se vi sarà uso della forza verso uno stato sovrano senza autorizzazione ONU per la Russia si tratterà di un gesto "inammissibile" per il diritto internazionale, e andrà considerato come "un atto di aggressione" illegale e contrario alla carta delle Nazioni Unite. 

    L’aggressione unilaterale USA contro uno Stato sovrano questa volta vedrà dunque la reazione della Russia di Putin, non l’acquiescenza di quella di Eltsin, e questa non si fermerà a note indignate o azioni legali all’interno del palazzo di vetro, ma si estenderà alla fornitura di armi sensibili, come quella degli S300 per ora sospesa, non solo alla Siria, ma a tutti i paesi a rischio di attacchi unilaterali: il riferimento all’Iran è più che evidente. Non è un caso che già da adesso l’attacco alla Siria sembra sarà solo missilistico e che nessun aereo tenterà il sorvolo: e non è così sicuro che la Siria non disponga già di tecnologia russa antiaerea d’avanguardia.

    Obama è sempre più isolato sul palcoscenico internazionale, quindi, e con la sua goffa politica è riuscito a far guadagnare popolarità crescente alla causa di Assad che, non dimentichiamolo, è un sanguinario tiranno non un eroe: ci voleva la diplomazia statunitense per trasformarlo in tale. Mr. President è riuscito a farsi snobbare dai dissidenti russi per i diritti umani, che avrebbero dovuto incontrarlo a S.Pietroburgo per il G20, ma, stufi dei continui rinvii, nonostante i cospicui finanziamenti esteri,  hanno cancellato l’incontro, così come Obama ha cancellato quello con Putin.

    Cancellazione che non viene vista come punitiva dal Cremlino, che pur esprimendo rincrescimento, perché viene negata l’opportunità di confronti diretti su questione particolarmente delicate come appunto la Siria, considera che la mancata visita non è un “disastro”. Come sottolinea Putin: «Obama non è stato eletto per compiacere i russi». Ma neppure lui è, però, stato eletto dal popolo russo per compiacere qualcun altro, e di questo gli USA se ne facciano una democratica ragione: fra chi si ribella all’Impero Americano c’è chi non ha solo il diritto dalla sua parte, ma anche i mezzi per farlo.

    Gli USA sono soli come non mai nel loro tentativo di aggredire la Siria, abbandonati da tutti tranne che dalla Francia, che persegue, però, una politica autonoma sulla Siria: solo il voto contrario del Congresso all’avventurismo di Obama può salvare la faccia del Nobel per la Pace e anche un congruo numero di vite, anche di civili inermi. 

    Sarebbe bastata meno arroganza e accettare il negoziato di Ginevra, ma più che Washington, c’era chi a Riad e nelle altri regali sedi del Golfo spingeva per una guerra di religione quanto più sanguinosa possibile.

    Ferdinando Menconi

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    Reader Comments (2)

    Bell'articolo.

    giovedì, settembre 5, 2013 | Registered CommenterVittorio Paniccia

    Grazie

    venerdì, settembre 6, 2013 | Registered CommenterFerdinando Menconi
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