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"Ripresa europea", sicuri?

Da qualche giorno inizia a circolare la notizia secondo la quale l'Europa sarebbe sulla via della ripresa economica. È una notizia che per la verità viene fuori periodicamente, almeno da tre anni a questa parte (del resto, ancora prima circolava con insistenza quella secondo la quale, invece, l'Europa non sarebbe stata colpita affatto dalla crisi del 2007 scoppiata negli Usa: ormai è storia, ma siccome in molti se la dimenticano vale la pena farla tornare alla mente, ogni tanto). Ora, un fondo di verità, almeno a stare a guardare un singolo dato economico, c'è. 

Beninteso, tra tutti i dati relativi al fattore Pil preso in considerazione per questa stima europea, l'Italia è l'unico Paese che invece fa registrare un segno nettamente negativo. E vorrà pur dire qualcosa. Ma in senso generale ciò che l'opinione pubblica percepisce è un senso se non proprio di miglioramento quanto meno di stasi rispetto al crollo resosi manifesto a più riprese e ondate.

Dunque, secondo l'Eurostat la stima - attenzione: la stima - per il Pil del secondo trimestre 2013, fa segnare un segno positivo dello 0,3%. L'Italia, invece, viaggia ancora al -0,2%, pertanto con mezzo punto di scarto. Non solo: anche secondo i rilievi dell'Ocse, le stime (sempre le "stime") per il nostro Paese sono viste in ulteriore peggioramento, con un dato totale per il 2013 che dovrebbe attestarsi ad ancora peggio della stima attuale, ferma al -1,3% annuale. E ovviamente, dulcis in fundo, l'Ocse si spinge però sino a dichiarare che la crescita tornerà nel 2014. Dunque un anno in avanti rispetto a quella prospettata da Mario Monti a suo tempo. E circa tre anni avanti rispetto a quella prospettata da Berlusconi ancora prima…

Per una piccola panoramica dei dati, prima di tornare al ragionamento, vale quanto segue:

Guardando all'andamento dei singoli Paesi, si è verificato in Portogallo l'aumento più significativo del Pil: +1,1%. Seguono Germania, Lituania, Finlandia e Regno Unito con +0,7%. Francia a quota +0,5%. In una dinamica ancora negativa si trovano Cipro -1,4%, Slovenia -0,3%, Italia e Olanda -0,2% (in Italia -0,6% nel primo trimestre, -2% dopo -2,3% rispetto al secondo trimestre 2012). La Spagna segna -0,1%. Quanto alle singole componenti del Prodotto, nel secondo trimestre la spesa delle famiglie per consumi finali è aumentata dello 0,2% nelle due zone dopo -0,2% e 0% rispettivamente nel primo trimestre) e ha contribuito positivamente (+0,1%) alla crescita del Pil. Il contributo della formazione di capitale fisso è stato neutrale nell'Eurozona e positivo nella Ue (+0,1%). 

Sempre da Eurostat sono poi arrivati dati relativi alle vendite al dettaglio, che mostrano anche in questo caso una lieve ripresa riferita al mese di luglio. Il commercio ha fatto segnare un +0,1% mensile, dopo il crollo dello 0,7% di giugno, nell'Eurozona. Nell'Unione a 28 membri ha invece segnato +0,2%, dopo il -0,5% del mese precedente. Rispetto a luglio 2012, invece, il dato è crollato dell'1,3% nei 17 e dello 0,3% nei 28. Gli aumenti maggiori sono stati registrati in Lettonia e Romania (+2,1%) e Francia (+2%), mentre i cali più significativi in Slovenia (-3,4%), Germania (-1,4%) e Svezia (-1,3%).

Una piccola delusione macroeconomica è arrivata dall'indice Pmi di Markit sul settore dei servizi, costruito in base alle sensazioni dei direttori degli acquisti. L'indice del settore servizi è salito a 50,7, dal 49,8 di luglio nell'Eurozona, meno della stima preliminare di 51 punti. In Italia, sempre ad agosto fa segnare 48,8 punti, da 48,7 in luglio e continua quindi a mostrare un tasso di contrazione dell'attività (sotto soglia 50 punti) quasi invariato; i nuovi ordini diminuiscono al tasso più lento degli ultimi due anni. L'occupazione nelle aziende del terziario italiano continua invece a diminuire a forte ritmo. Tornando a livello di Eurozona, cresce invece l'indice composito: sale a 51,5 punti - in salita da 50.5 di luglio - e solo leggermente al di sotto della stima flash di 51.7. Si porta comunque ai massimi da giugno.

Naturalmente, a fronte di un valore leggermente positivo a livello europeo, e negativo per quanto attiene all'Italia, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, non appena sceso dall'aereo per la riunione del G20 attualmente in corso, si è immediatamente premurato di dichiarare che l'Italia, invece, sarà in crescita già alla fine di quest'anno. Del resto che cosa avrebbe mai potuto dire prima di sedersi a un tavolo con gli altri 19 Paesi definiti "G"?

Beninteso, il tutto nello stesso identico momento in cui uno dei "suoi" Ministeri, ovvero quello dell'Economia e delle Finanze, dichiarava un altro dato interno ancora più negativo rispetto a quello relativo al Pil: il fabbisogno del nostro Paese è aumentato di oltre 3 miliardi, passando dai 5986 milioni di agosto 2012 ai 9200 di agosto 2013. Una catastrofe. Ampiamente annunciata, del resto.

Il motivo è semplice: sono diminuiti gli ingressi tributari, perché siamo in recessione, perché siamo con alti valori di disoccupazione (ci torneremo a breve), perché le aziende chiudono e le famiglie non spendono. Mentre lo Stato ovviamente continua ad avere bisogno di funzionare almeno sino a quando non verranno smantellati ulteriori servizi al cittadino. Operazione ovviamente allo studio.

Secondo la vulgata generale questo aumento di fabbisogno sarebbe dovuto al mancato ingresso del gettito relativo all'Imu e dal pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione. 

Nello specifico:

Fra le principali determinanti dello scostamento si segnalano: maggiori entrate fiscali da delega unica per circa 1.500 milioni; maggiori tiraggi per circa 4.000 milioni da parte degli enti esterni al settore statale, destinati per la gran parte al pagamento dei debiti pregressi, di cui 1.800 milioni quali anticipazioni della Cassa depositi e prestiti a valere su fondi statali; maggiori rimborsi fiscali per circa 500 milioni (a tutto agosto +3.100 milioni); e mancato gettito dell'incasso Imu sulla prima abitazione per circa 2.400 milioni.

Invece, anche se dal punto di vista numerico la cosa può trovare relazione, la realtà è quella che abbiamo descritti poc'anzi. Intanto perché la Pubblica Amministrazione ancora non ha tirato fuori, praticamente, il becco di un quattrino (certamente non in modo da essere rilevato nel trimestre giugno-luglio-agosto) ma poi perché l'operazione relativa all'Imu - sulla quale incombe la scure di dover trovare nuove risorse per portarla a regime e renderla sostenibile, e il che significa nuove tasse e privazioni da altre parti (come abbiamo spiegato qui) - sarà rilevata, semmai, nel terzo trimestre, se non nel quarto. Gli effetti delle coperture previste nel decreto varato qualche giorno addietro, in merito, si verificheranno infatti nei mesi di novembre e dicembre 2013. Non prima.

Tornando all'Europa, inoltre, le cose non sono come sembrano a prima vista. Come dicevamo in apertura, se da un lato è vero che dal punto di vista del Pil le cose non sono disastrose come in altri momenti di questa lunghissima crisi sistemica, c'è un altro fattore, molto più indicativo, che oltre a fotografare una situazione attuale è in grado di far supporre cosa sta per accadere nel prossimo medio termine. Ci riferiamo ai dati sulla occupazione.

A renderli noti è, in modo peraltro molto diretto e intuitivo, l'agenzia Bloomberg.

La mappa (se vi cliccate sopra si ingrandisce e si rende leggibile) è molto chiara. Al di là dei casi di Cipro che ha avuto un aumento della disoccupazione del 5.,1% dopo l'operazione di furto del bail-in della scorsa primavera, e al di là della Grecia, che ovviamente sta facendo registrare un ulteriore aumento del 3,8% della disoccupazione su una situazione già disastrosa, anche l'Italia, per guardare i fatti di casa nostra, ha avuto un ulteriore aumento recente dell'1,3%. 

Aumento che, bisogna pure che qualcuno si sforzi di rammentarlo, non potrà che avere un ulteriore sensibile balzo in alto non appena arriveranno a scadenza le proroghe sui milioni di ore di cassa integrazione attualmente ancora in carica.

Da ultimo Draghi e la BCE, che proprio oggi non solo ha confermato il tasso allo 0,5%, ma ha anche ammesso che così resterà a lungo se non addirittura in ulteriore diminuzione. Il Governatore ha dichiarato che «la fiducia (in Europa, N.d.R.) continua a migliorare ma restano rischi al ribasso». Se non è una ammissione di peggioramento lo è senz'altro di stasi, e di crisi permanente. In pratica nelle parole di oggi si è rimangiato quanto aveva detto non più tardi di sei mesi addietro, ovvero che la ripresa ci sarebbe stata nel secondo semestre del 2013. Così non è, appunto.

Dunque, questa ripresa Europea, è davvero tale?

Valerio Lo Monaco

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