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    venerdì
    set062013

    Sabato di preghiera e digiuno. Astenersi ironici, per favore

    Le manifestazioni per la pace, come gli scioperi, non hanno più l’impatto che avevano nel secolo scorso. Le cause sono evidenti.

    Il mondo del lavoro salariato non ha più la compattezza che aveva, essendosi frammentato e disarticolato in tanti interessi diversi. Il tema della pace ha perso la sua carica emotiva e mobilitante da quando la guerra è diventata competenza di specialisti volontari e ben pagati. Lo spartiacque fu il Viet Nam.

    In quella guerra furono impegnate generazioni di giovani americani, soldati ancora di leva. Per circa 8 anni fu impegnato un esercito di mezzo milione di uomini, ovviamente con un ricambio annuale. Pertanto milioni di famiglie si sentirono minacciate, temevano ogni giorno che arrivasse la cartolina-precetto. Da ciò l’imponenza e l’efficacia delle manifestazioni per la pace, che furono causa non secondaria della sconfitta americana.

    I poteri USA compresero la lezione e le guerre successive sono state affare di alta tecnologia, di commandos, di truppe scelte di volontari super addestrati.

    Viene così meno la paura dell’arruolamento che dava tanta virulenza alla richiesta di pace, in quella seconda metà del Novecento quando la visione eroica e romantica della lotta per la Patria, che in un passato meno recente aveva spinto i giovani a manifestare a favore della guerra, non aveva più presa.

    Quanto alle generazioni più mature dell’Occidente, l’abitudine ad assistere da lontano a guerre che le loro nazioni impongono a quello che fu “il terzo mondo”, attenua le ansie e le paure per le conseguenze di conflitti i cui echi giungono attutiti e poco minacciosi.

    Per questi motivi, non c’è molto da attendersi, quanto a risultati pratici, dal sabato 7 Settembre indetto dal papa quale “giornata della pace”.

    Eppure si tratta di un’iniziativa che sarebbe sbagliato sottovalutare. Le sue forme inconsuete e l’appello rivolto a tutte le religioni ne fanno qualcosa di molto rilevante.

    Per apprezzarne in pieno tutte le valenze, occorre però porsi in un’ottica religiosa. Si tratta di una giornata di digiuno e di preghiera. Lo scetticismo laico non può che sorriderne. In una logica religiosa, il sacrificio contemporaneo del digiuno di milioni di persone, “sacrificio” da intendersi nel significato etimologico della parola, e la contestuale preghiera, dovrebbero creare quella massa critica spirituale, una sorta di corrente ascendente verso il Cielo, capace di opporre una positività alle forze del male.

    In quest’occasione il papa si è calato nel ruolo che gli è pertinente, quello di interprete e veicolo del sacro. Le modalità di questa giornata, pur recepibili nell’ambito politico, la proiettano in una dimensione che non è semplicemente quella dei sociologismi e della beneficenza in cui  spesso si confina l’attività della Chiesa, fin troppo mondana.

    Anche per i non credenti sarebbe bene porsi in un atteggiamento di rispetto verso questa iniziativa, riservando l’ironia a bersagli più meritevoli di sarcasmo.

    Luciano Fuschini

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    Reader Comments (2)

    Concordo (da non credente)

    venerdì, settembre 6, 2013 | Registered CommenterVittorio Paniccia

    Concordo.

    venerdì, settembre 6, 2013 | Registered CommenterDaniela Salvini
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