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Elogio del “boia”

In Italia basta una boiata per falsare totalmente il merito della discussione. I camerieri dei banchieri al governo recapitano su un piatto d’argento l’ennesima pioggia di denaro gratis ai loro padroni, le grandi banche proprietarie di Bankitalia, ma la porcata viene relegata nel retro mentre la scena viene occupata dalle cappelle oratorie dei parlamentari grillini. Che al netto del boia affibbiato a Napolitano, del “boia chi molla” citato evidentemente senza saperne la storia, e dell’insulto da bar sui presunti meriti di fellatio di alcune deputate Pd, sono pur sempre l’unica opposizione degna di questo nome nel Palazzo. 

Di qua combatte un esercito raccogliticcio e di gaffe facile finché si vuole, ma almeno non asservito ai poteri finanziari. Di là c’è un blocco unico di servi che alla criminosità politica aggiungono una falsa coscienza da guinness dei primati: mentre fanno i loro servizietti ai banksters, cercano di coprirne la laidezza tirando fuori il solito armamentario del paranoico in servizio permanente effettivo, accusando di fascismo chi si fa prendere da una umanissima e santa rabbia. O banca ciao banca ciao banca ciao ciao ciao, una mattina, mi son svegliato, e ho trovato lo speculator

Basta ipocrisie, basta prese in giro, basta prostituzione politica. Se un’istituzione come il Capo dello Stato, che dovrebbe essere superpartes (buona questa), fa da regìa neanche occulta ad un governo e alla sua maggioranza, legittimandone le azioni fra cui un inedito e inaudito taglio all’ostruzionismo (tanto caro a lorsignori parlamentaristi, no?), agendo come il boia sulla ghigliottina, come vogliamo chiamarlo, se non boia? 

Politicamente, l’uscita è stata coerente con la linea del movimento di Grillo, risoluto nell’attaccare la più alta carica di uno Stato diventato nemico. Dal punto di vista comunicativo, è stato un erroraccio infame la citazione di Ciccio Franco e della rivolta neofascista di Reggio Calabria del 1970: non dare nessun alibi all’avversario in malafede è una regoletta elementare. I Cinque Stelle, da neofiti alle prime armi, ci cascano con tutti i piedi. Volgarità da risparmiarsi senza ma è stata la voce dal sen sfuggita in merito alle capacità di sesso orale delle donne del Pd: quando si dice andarsele a cercare. 

Detto questo, il fatto che viviamo in una notte della Repubblica in cui il dissenso viene ghigliottinato con l’infida lama della demonizzazione a priori (fascisti, populisti!), è un fatto. Non più un’opinione, nel momento in cui neppure la dissidenza pacifica nei binari parlamentari si salva dalla mannaia del consenso obbligato. Il parlamento, incostituzionale, già di suo nient’affatto democratico poiché la democrazia partitocratica non è democrazia, immiserito ad ufficio disbrigo pratiche correnti del vero capo del governo, Re Giorgio per diritto divino e volontà dell’anti-nazione, questo parlamento a maggioranza di zerbini rappresenta tutto tranne il popolo italiano. Il boia, a questo punto, diventa un eufemismo. Da appuntarsi come una medaglia. 

Alessio Mannino

Fiat, fumo di Londra

Destino ineluttabile? - prima parte