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Gli Usa al femminile. L'altra illusione pop

Le anime belle del politicamente corretto hanno festeggiato la concomitanza di due avvenimenti al femminile che dovrebbero, nei loro auspici, decretare una nuova fase dell'economia, o meglio della finanza, e della politica mondiali. 

La prima riguarda il voto del Senato Usa che ha dato il via libera alla nomina, e quindi alla entrata in carica da febbraio, di Janet Yellen alla guida della Federal Reserve in sostituzione di Ben Shlomo Bernanke. La seconda è la conferma della discesa in campo di Hillary Rodham Clinton come candidata democratica alle presidenziali del 2016. 

Tutto l'entusiasmo degli pseudo progressisti è in ogni caso campato in aria. Non si riesce davvero a vedere in cosa possa consistere il nuovo “stile” che ci si aspetta, uno stile al femminile, con le presidenze Yellen e Clinton. In primo luogo perché entrambe le cariche non sono imperiali, in quanto non consentono a chi le ricopre di fare come gli pare e piace e di decidere da solo, o da sola. In secondo luogo, sia Yellen che Clinton al femminile non sono due mosche bianche. Sono state infatti adeguatamente testate per valutare che fossero perfettamente in linea con gli interessi dell'establishment finanziario ed industriale americano che è in grado di fare e distruggere le carriere dei politici ed anche dei presidenti e farli eliminare dal pazzo o dal fanatico di turno se non sono più in linea con gli interessi che devono essere perseguiti. 

I casi di presidenti assassinati come Lincoln, Garfield, McKinley e Kennedy sono in tal senso esemplari. 

In ogni caso, grande è stato il gaudio dei progressisti statunitensi e di quelli italiani, sempre pronti ad abbracciare le cause più sbagliate quanto più sono lontane e non ci riguardano direttamente. Barack Obama, il maggiordomo di Wall Street, ha assicurato che la Yellen, 67 anni, professoressa universitaria di economia, «starà dalla parte dei cittadini». Questo perché, a suo dire, «il popolo americano avrà un difensore agguerrito, che capisce come l'obiettivo ultimo delle politiche economiche e finanziarie sia quello di migliorare lo standard di vita dei lavoratori e delle loro famiglie». Una bella faccia di bronzo quella del presidente, il cui primo anno alla Casa Bianca, il 2009, fu caratterizzato dai massicci aiuti che il Tesoro Usa versò per salvare dal fallimento le banche che avevano provocato la crisi finanziaria del 2007-2008 con le loro speculazioni. In prima linea la solita Goldman Sachs i cui satrapi hanno continuato a combinare i loro disastri anche alla guida dei governi europei (Italia e Grecia) ed ora alle presidenze della Banca centrale europea e della Banca d'Inghilterra. Una crisi che aveva buttato per strada milioni di cittadini che si erano ritrovati senza un lavoro, senza una casa e senza risparmi. Questo per dire che se la Yellen, attualmente la numero due di Bernanke, è stata scelta per quella carica, significa che è perfettamente inserita nell'establishment a stelle e strisce e farà quello che deve fare. Continuare cioè nell'attuale politica della Federal Reserve, incentrata a comprare i titoli del debito Usa, sia pure diminuendo, come già deciso da Bernanke, gli acquisti mensili da 85 a 75 miliardi di dollari. 

Senza la droga, perché di questo si tratta, immessa nel sistema dalla Fed, l'economia Usa si bloccherebbe. Senza il Congresso Usa che avalla ogni sei mesi l'aumento legale del debito pubblico l'economia si troverebbe priva di benzina, facendo ancora di più risaltare la realtà di un Paese che, tra amministrazione pubblica e cittadini, vive e sopravvive grazie ai debiti, perché a questo è stata abituata da decenni. 

Parlare di Yellen “vicina ai cittadini” è stata da parte di Obama una presa in giro, come confermano le altre sue parole. La Yellen, ha assicurato, agirà per «mantenere l'inflazione sotto controllo, ridurre la disoccupazione e creare posti di lavoro». In tal modo, «starà dalla parte dei lavoratori e proteggerà i consumatori». Soprattutto, «rafforzerà la stabilità del nostro sistema finanziario e contribuirà a mantenere la crescita negli anni a venire”».

Appunto. La questione è quella della difesa di quel “sistema finanziario” che rappresenta il nocciolo duro del sistema americano. Una difesa che resta sempre e comunque il primo pensiero del Tesoro Usa e della Federal Reserve, dove la Yellen sarà affiancata da Stanley Fisher, ex presidente della Banca Centrale israeliana, ex vice direttore generale del Fondo monetario internazionale e, come lei e come Bernanke, fautore di una politica monetaria espansiva. 

Analogo discorso vale per la Clinton che, da Segretario di Stato, ha dimostrato chiaramente di essere intercambiabile con quanti l'avevano preceduta. La macchina elettorale che si sta mettendo in moto potrà contare sui tanti finanziamenti dei privati. Siano essi semplici cittadini, siano soprattutto gruppi finanziari e industriali, certi che saranno adeguatamente ricompensati, vedendo moltiplicati i soldi che avranno investito. Curioso davvero comunque questo entusiasmo per la Clinton, per il solo fatto di essere donna. Il primo caso di una donna in Occidente, questa è la tesi, che potrà disporre di un tale potere e cambiare al femminile la società. Anche Margareth Thatcher, si potrebbe e si dovrebbe obiettare, arrivò alla guida della Gran Bretagna. Ma non era una progressista, come se poi fosse un termine che significa qualcosa. E soprattutto, al di là del giudizio negativo che se ne deve dare, per emergere nel Partito Conservatore e diventarne la leader, non si appellò a fesserie come il politicamente corretto o le quote rosa. E non poté contare, come la Clinton, sul fatto di essere la moglie (peraltro cornuta) di un ex presidente.


Irene Sabeni

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