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Francia. Perché tanto chiasso per Dieudonné?

È caccia all’uomo in Francia. O meglio è caccia a Dieudonné M’Bala M’Bala. Tutti i giornali e i media parlano di lui: “Dieudonné, il comico antisemita”. È reo di aver “deriso” gli ebrei e di aver fatto dell’ironia irriguardosa sul loro passato.

Dalla Francia all’Italia, dalla Spagna alla Germania, lo definiscono un “nazista nero”, altri un “fascista”, altri ancora il “diavolo” in persona. Si può dire che è una persona singolare, a volte eccessivo, volgare e sopra le righe, ma è un comico che fa sketch  e che prende in giro le diverse comunità della società, dagli africani ai cinesi, dai musulmani ai cristiani.

Il suo umorismo piace e riempie i teatri, mettendo in imbarazzo il governo francese che dopo averlo perseguitato fiscalmente sta studiando leggi per silenziare il comico.

Il ministro dell’Interno francese Manuel Valls ha emesso una circolare in cui si autorizzano i prefetti del Paese a «vietare gli spettacoli per rischi di disturbo dell’ordine pubblico». La misura è stata presa per impedire lo spettacolo “Le Mur” del comico franco-camerunense, che dovrebbe iniziare una tournée in Francia nei prossimi giorni.

Secondo Valls «i prefetti hanno i mezzi giuridici per agire» contro lo spettacolo di Dieudonné . E «lo faranno» perché come ha detto il presidente francese François Hollande «di fronte all’antisemitismo, al disturbo per l’ordine pubblico che suscitano le provocazioni indegne, alle umiliazioni che rappresentano le discriminazioni, chiedo ai rappresentanti dello Stato e in particolare ai prefetti di essere vigilanti e inflessibili».

Il caso del comico “sfacciato” è riesploso, facendo un gran baccano, qualche domenica fa, quando un famoso giocatore di calcio, Nicolas Anelka, ha fatto la “quenelle” dopo aver segnato un gol in Premier League. L’immagine del calciatore che allunga il braccio destro verso il basso, mentre appoggia la mano sinistra sulla spalla destra con il palmo aperto e le dita tese ha fatto il giro del mondo. Il ministro dello sport francese, Valerie Fourneyron, ha definito, su Twitter, il gesto una provocazione «scioccante e disgustosa», sottolineando che «sul campo non c’è spazio per l’antisemitismo». Minacciare

Le accuse e le intimidazioni del ministro francese, che ha minacciato l’attaccante di severi provvedimenti, non hanno intimorito la stella del calcio britannico che su twitter ha ribadito il sostegno a Dieudonné, sottolineando di non essere «né razzista né antisemita» e assumendosi la responsabilità per la quenelle che ha solo un significato «anti-sistema». «Non so cosa c’entri la religione con questa storia» ha scritto Anelka, rimproverando chi lo accusa di «non sapere cosa realmente significhi quel gesto».

A sua difesa, il comico francese  ha rilasciato una rara intervista, pubblicata sul sito di informazione Alteinfo.net, ringraziando a modo suo il calciatore per la solidarietà. «Erano anni che aspettavo il nostro Mohammed Ali francese. Eccolo, si chiama Nicolas Anelka. Ha affermato che ha fatto questo per amicizia nei miei confronti. Ma per me Nicolas non è un amico, è un fratello. Fare la quenelle in questo momento è semplicemente eroico. Nicolas è sempre stato un nero e ha reso orgogliosi i suoi antenati delle Antille».

Anelka non è l’unica star ad aver compiuto il gesto. La lista è lunga: il campione della pallacanestro Tony Parker, la medaglia d’oro olimpica nel judo Teddy Riner, la star di pallamano Nikola Karabatic, l’ex tennista Yannick Noah, il difensore del Liverpool Mamadou Sakho e il pallone d’oro Cristiano Ronaldo.

Il gesto si è diffuso in tutta la Francia e nel resto del mondo. Viene ripetuto da giovani e vecchi. E da persone di tutte le fasce sociali. Sono tutti antisemiti? Certo che no. Basta fare una piccola considerazione: più il sistema dà addosso a Dieudonné, più la sua popolarità cresce. Perché?

Secondo le statistiche, il 75% dei francesi non ha gradito l’accanimento contro l’umorista franco-camerunense. Per quanto non tutti condividano le sue idee, il popolo francese, che ha uno spiccato senso della libertà di espressione, si è detto solidale al comico. E i biglietti del suo spettacolo vanno a ruba.

 

Se il governo francese non sta attento rischia di trasformare Dieudonné in un “eroe”.  Lo hanno perseguitato economicamente e politicamente, ma non sono riusciti a zittirlo e a censurarlo. Anzi è sempre tornato più esuberante, provocatorio e offensivo di prima.

Hanno cercato di macchiare la sua immagine, accusandolo di essere vicino all’estrema destra e di avere cattive amicizie, nella politica internazionale ostile a USA e Israele, ma questo non ne fa un antisemita. Nel 2006 il comico franco-camerunense è andato in Libano, dove ha incontrato il presidente venezuelano Chávez e gli esponenti di Hezbollah, e nel 2009 in Iran, dove ha visto Ahmadinejad.

Per la stampa può essere una “colpa”, ma per Dieudonnè non lo è. Durante un comizio, al teatro della Main d’Or, Parigi, 24 gennaio 2006, per le elezioni presidenziali francesi del 2007, ha espresso la sua ammirazione per coloro che «combattono il neoliberismo, detto anche neoconservatorismo, i cui disastri si percepiscono tanto sul piano nazionale quanto su quello internazionale. (…)Tra tutte le esperienze, tutte le alternative che nel mondo cercano di opporsi al neoconservatorismo conquistatore, ce n'è una che ha catturato tutta la mia attenzione. Si tratta di quella della Repubblica Bolivariana del Venezuela, e del suo presidente, Hugo Chávez. Il progetto di repubblica socialista universalista e di democrazia partecipata del presidente Chávez rappresenta un’immensa speranza per tutti i popoli, e io intendo porre la mia candidatura sotto la sua egida».

Le sue idee politiche non piacciono al governo francese, che sta studiando «tutti i mezzi» per vietare gli spettacoli. Ma Dieudonné ha replicato che «l’unica possibilità per il governo di impedire gli spettacoli è quello di approvare una legge… una legge che porti il mio nome» ricordando che già il ministro dell’Economia Pierre Moscovici lo ha «sottoposto ad una persecuzione fiscale folle». Ora Valls vuole «vietargli di lavorare» o «condannarlo a una morte sociale».

Come si è arrivati a questo punto di non ritorno?

All’inizio della sua carriera, Dieudonné M’Bala M’Bala, nato nel 1965 in un sobborgo di Parigi da una donna bretone e da un uomo africano del Camerun, era molto amato. I suoi primi passi nel mondo del teatro li ha compiuti con il suo amico ebreo Elie Simun e poi ha proseguito da solo, catturando l’attenzione mediatica per i suoi sketch sui musulmani, gli africani e i cinesi. A quei tempi, faceva ridere a tutti. E i media parlavano di libertà di espressione.

La gloria di Dieudonné finì il primo dicembre del 2003, quando partecipò al programma televisivo sul terzo canale pubblico, “Non possiamo piacere a tutti”, dal titolo premonitore. Salì sul palco, mascherato da “estremista sionista”, facendo proclami a tutti «perché si unissero all’Asse americano-israeliano del Bene». Lo sketch era un attacco contro l’aggressione degli Stati Uniti all’Iraq. Fu un successo mediatico e in completa armonia con il rifiuto del governo francese di unirsi all’operazione militare di Washington. Ma la comunità ebraica, presente nel Paese transalpino, gridò subito all’”antisemitismo” e lo portò davanti alla giustizia francese. La stampa, che fino al giorno prima lo aveva osannato, gli andò contro e intitolò: “Dieudonné antisemita va in tribunale, si richiedono tanti mesi di carcere e una multa di 20.000 euro”.

Non fu perseguito perché il “fatto” non sussisteva. Ma le lobby sioniste non si diedero per vinte e cercarono di distruggere la sua carriera, cancellando le date dei suoi spettacoli. Fecero pressione sul comico franco-camerunense affinché chiedesse scusa alla comunità ebraica. Dieudonné non si fece pregare due volte e rispose con uno spettacolo, intitolato “Le mie scuse al popolo eletto” e postato anche su YouTube. Con una satira piccante e un tono di sfida, andò giù pensante, riaffermando quanto detto in precedenza e aggiungendo considerazioni ancora più provocanti. Il tutto imbellettato dalla “quenelle”, un gesto volgare, che equivale al nostro “ficcatelo su per il c..”. Esplose la polemica e i media se lo mangiarono vivo, definendolo un uomo di estrema destra.

Ma la quenelle non è un saluto “antisionista” o un “saluto nazista invertito”, come lo hanno definito le principali organizzazioni ebraiche, come la Licra (Ligue internationale contre le racisme et l’antisémitisme) e la Crif (Conseil des représentatif Istituzioni Juives de France). Anzi ha tutt’altro significato. E Dieudonné lo spiega nell’intervista rilasciata qualche giorno fa: «Un ragazzo di 17 anni, malato di cancro, che ci ha lasciato un anno fa, ha dato il vero senso di questo gesto». Romain entrò in contatto con l’associazione “Esprimi un desidero”, che cerca di soddisfare i sogni dei bambini gravemente malati. Il ragazzo chiese di poter incontrare il comico, ma l’associazione rifiutò. Così la mamma del ragazzo scrisse a Dieudonnè che accettò subito di incontrarlo. Durante una visita in ospedale «Romain fa il gesto che assume la sua dimensione eroica: di fronte alla morte e alla paura, la quenelle».

La quenelle è diventato il simbolo “anti-sistema”. Denuncia la censura mediatica e politica su temi importanti. E in particolare denuncia la gerarchizzazione delle sofferenze.

 

A distanza di decenni e decenni, l’Olocausto rappresenta la “grande vergogna” del Ventesimo secolo. Le vecchie e le nuove generazioni crescono leggendo le testimonianze dell’epoca, vedi il diario di Anna Frank e il libro di Primo Levi, per “non dimenticare” e “evitare” che un tale orrore si possa mai più ripetere.  Eppure, dopo Auschwitz, ci sono stati altri genocidi e massacri, come quello dei tutsi in Ruanda. Oppure quello dei palestinesi o dei congolesi, ancora in corso e non meno infausti. Ma c’è una riverenza malsana, creata in buona parte dal senso di colpa, verso la comunità ebraica, che l’ha resa intoccabile e incriticabile.

Quello che dice Dieudonnè è che non ci dovrebbero essere sofferenze di serie A e di serie B, sottolineando che non ha nulla contro gli ebrei, ma non può sopportare i due pesi e le due misure: «tanta Memoria da una parte e nessuna per la tratta dei neri».

In una intervista alla televisione iraniana, l’umorista franco-camerunense spiega che «in Francia si commemora la sofferenza della cosiddetta shoah, le altre sofferenze dell’umanità non sono mai evocate, come ad esempio lo schiavismo nelle colonie francesi, la guerra d’Algeria e numerosi altri avvenimenti».

Secondo il comico, «le lobby sioniste impongono una competizione di forze ineguali, un’anarchia delle sofferenze delle diverse comunità. La libertà d’espressione è al minimo storico in Francia. Da noi il sionismo è un tabù perché il Paese è guidato dai sionisti. Hanno molto potere, sono violenti ma senza coraggio. Hanno cercato di annientarmi economicamente. Sono stato aggredito in strada da quattro israeliani. Sono andato in prigione ma i media non ne hanno parlato. I miei bambini sono stati aggrediti, i miei due piccoli bambini, ma ancora una volta i media non ne hanno parlato. Sanno dire una sola cosa, questi media che si conformano al sionismo: “antisemita”». Ma non è vero . «La verità è che io non sono un antisemita. Non ho mai avuto dei problemi con la religione ebraica». 

In Francia, spiega ancora Dieudonnè, l’Olocausto, chiamato shoah, è diventato una sorte di religione dominante e ha preso il posto del cristianesimo. La shoah, in effetti, è tutelata dalla legge francese. La cosiddetta legge Gayssot vieta di mettere in discussione la storia dell’Olocausto. Pertanto le organizzazioni ebraiche possono citare in giudizio chiunque inciti “all’odio razziale”, all’ “antisemitismo e al negazionismo”.

«Noi – sottolinea Dieudonnè – siamo obbligati a sottometterci a questo dogma. Siamo chiamati a ricordare ai nostri bambini la sofferenza degli ebrei, che hanno sofferto, ma non più di altri nella storia. È una sofferenza che non dovrebbe essere negata, ma neanche le altre. Essi hanno commercializzato questa sofferenza». Il comico ha inventato una canzone intitolata “Chaud Ananas” per spiegarlo ai bambini. Il brano, dove parlando a un sionista dice “tu mi tieni con la shoah, io ti tengo con l’ananas”, è diventato subito un successo.

In particolare Dieudonnè si scaglia contro le lobby israeliane che «sono implicate in tutte le guerre e i disordini sul pianeta (…)Sono coinvolte nella tratta dei negri. Basta pensare che il 90% dei battelli che deportavano i neri d’Africa verso le Antille appartengono agli ebrei e la maggior parte dei mercanti di schiavi erano ebrei». Quando la Francia, gli Stati Uniti e Israele non dispongono di risorse naturali se le vanno a prendere in altri Paesi e, per farlo, «usano pretesti come l’Undici Settembre per portare avanti guerre contro il terrorismo, portare il conflitto in Afghanistan o aprire basi militari in Iraq, la lista è lunga».

Cavilli cui la gente, secondo Dieudonnè, non abbocca più. «La crisi economica sta spingendo l'opinione pubblica verso una sorta di sovversione. La Democrazia ha fallito. La vita è difficile, nel lavoro, nell’economia, la gente ha bisogno di spazio, di ossigeno, di sensazioni di libertà» dice il comico, consapevole che la rivoluzione è lontana. Ma «la quenelle dà loro un atto sovversivo che li libera. È un po’ l’emancipazione dello schiavo che vuole uscire dal giogo».

La quenelle è dunque un gesto “anti-sistema” contro la crisi economica, il fallimento dell’Unione europea e il tracollo del capitalismo. Perché tanto fracasso per la quenelle? Perché raccoglie consenso e fa paura.

Francesca Dessì

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