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Tasse record, e non è finita. Direzione: patrimoniale

L'economia italiana è praticamente ferma perché il settore pubblico drena troppe risorse per finanziarsi e per alimentare le proprie clientele elettorali, perché le tasse sulle imprese sono troppo alte e perché la giungla delle leggi e dei regolamenti, nella quale si può districare soltanto un avvocato, toglie qualsiasi voglia di impegnarsi ai potenziali imprenditori. Che pure ci sono e sono tanti. 

Energie in Italia ce ne sono infatti in abbondanza e sono degne eredi di quelle che negli anni cinquanta permisero il boom economico e l'innalzamento del tenore di vita della maggioranza degli italiani. Uno scenario che è pura illusione pensare possa ripetersi oggi perché lo Stato italiano ha sempre più bisogno di risorse per finanziare le spese delle autorità centrali e di quelle inutili appendici locali che sono le Regioni. Le quali, da quando hanno acquisito nuova capacità di spesa, non hanno esitato a scialacquare anche i soldi che non avevano. 

Le tasse sono un elemento soffocante per le tutte imprese che oltretutto sono penalizzate dal ruolo esercitato in maniera criminale da una burocrazia idiota e incapace che cerca di fare di tutto pur di dimostrare che esiste e che è in grado di bloccare qualsivoglia nuova o vecchia attività economica. 

La Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato) del Veneto ha calcolato che in Italia la pressione fiscale effettiva ha toccato il 53,3% del Prodotto interno lordo. Tra tasse varie e contributi sociali lo Stato incamera quindi più della metà della ricchezza prodotta in Italia offrendo in cambio servizi sanitari e pensionistici che sono a dir poco deficitanti. La Cna sottolinea che il 53,3% in questione è ben sopra il 44,3% che i vari Istat e Ministero dell'Economia presentano e millantano come il livello di tassazione “ufficiale” oggi in Italia. Un livello che, sia pure di per se stesso altissimo, sarebbe da ritenersi “fisiologico” per un Paese come l'Italia gravato da un debito pubblico che ha ormai toccato il 134%. Conseguenza diretta di questo stato di fatto - le tasse al 44,3% - è la dichiarazione fatta a più riprese da Enrico Letta e da Saccomanni, secondo la quale per il momento non è possibile tagliare le tasse, sia pure per aiutare la ripresa economica nazionale che dovrebbe andare al traino di quella globale. Più in là si vedrà

Resta il fatto che con una pressione fiscale superiore di ben nove punti percentuali a quella ufficiale, la diminuzione delle tasse resterà ancora a lungo una chimera. Anzi, si deve prevedere che, con la sempre maggiore voracità della macchina pubblica, si assisterà ad un altro aumento delle tasse che dal reddito si sposterà sul patrimonio delle famiglie. 

A spingere in tal senso è un Paese come la Germania, con la pretesa di essere la prima della classe e con la volontà di svolgere il ruolo di coscienza critica dell'Europa. Ma anche un organismo come il Fondo monetario internazionale, i cui dirigenti continuano a vagheggiare l'idea di trasformarsi nell'unica banca centrale a livello mondiale e di essere messa in grado di decidere sui trasferimenti di risorse a questo o quel Paese. 

E la tassa che che il governo italiano è stato invitato a varare è appunto quella patrimoniale. La vogliono Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, il quale parla in nome di Angela Merkel della quale è stato consigliere economico. E la vuole Christine Lagarde, direttore generale del Fmi ed ex ministro francese delle Finanze. Letta e Saccomanni hanno finora negato l'ipotesi ma a spingere il governo in tal senso sono numerosi esponenti della sinistra politica e sindacale in nome dell'equità. Insomma di una pretesa redistribuzione del reddito che si potrebbe effettuare grazie all'enorme introito finanziario che ne deriverebbe. Soldi che il governo finirebbe per utilizzare per tutt'altri scopi. 

Una sinistra politica e sindacale, i cui esponenti non hanno mai lavorato in vita loro e che senza la militanza politica non avrebbero mai trovato mezzi di sussistenza, Cialtroni che ora vorrebbero ancora rapinare i risparmi di chi in passato ha lavorato, fatto impresa, creato ricchezza ed occupazione. Cialtroni che vorrebbero rapinare gli italiani per conservare le proprie rendite di posizione e che trovano in tal modo occasioni di convergenza con gli interessi del più ignobile capitalismo finanziario che vuole rapinare i popoli per incrementare l'enorme trasferimento di ricchezza reale che è in atto da diversi anni e che nessun governo sta contrastando.

Irene Sabeni

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