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Legge contro "incitamento all'odio". L'ultima proposta ridicola

Alessandra Moretti pur di far parlare di sé supera la Boldrini in riflessi codini e polizieschi. La badessa della Camera aveva invocato una non meglio precisata “regolamentazione” del web contro insulti e minacce in rete? La deputata del Pd, doverosamente querelato il collega grillino Di Rosa per la frase da osteria sui “pompini”, fa di più e in una lettera al Corriere della Sera propone una legge sull’hate speech, l’incitamento all’odio. 

Scrive la Moretti: «si è fin troppo tutelati contro le diffamazioni sui giornali online e per nulla in quella terra di nessuno che sono i “social”». L’obbiettivo, ci mancherebbe, è culturale: «il principio è anche quello di diffondere una cultura personale della responsabilità dell’insulto: perché il problema non è la rete ma chi la usa». E pur di darsi ragione, la pasionaria della buona educazione cita come esempi equivalenti la legislazione sulla pedopornografia e le norme sul femminicidio, arrivando a lanciare un’idea da vera e propria caccia alle streghe: «pubblicare i volti di chi pensa di insultare impunemente sul web». 

La Moretti è incidentalmente avvocato, e benché matrimonialista dovrebbe sapere che nel codice esistono già leggi contro la diffamazione e l’ingiuria. Su internet, inoltre, la polizia postale ci mette due minuti a risalire all’identità elettronica del colpevole, che nella stragrande maggioranza dei casi neppure si nasconde nell’anonimato avendo solitamente un account visibile e riconoscibile. Ma alla Moretti, tornata prepotentemente alla ribalta mediatica dopo un periodaccio di down dovuto all’avanzare del renzismo e delle sue nuove amazzoni, la normalità sta stretta: lei vuole leggi speciali. 

Sul sito della Camera la sua proposta è registrata, ma senza contenuti. Siamo proprio curiosi di conoscerli. Come e chi definirà cosa è odio e cosa non lo è? Che differenza passerà fra odiare e ingiuriare o diffamare? Quali confini avrà l’odioso sentimento? Ad esempio, se dovessi putacaso scrivere un commento ad un suo post su facebook o un suo tweet sostenendo che odio con tutto il cuore il Partito Democratico perché è la guardia bianca dello schiavismo finanziario e che i suoi parlamentari, tutti quanti sono, li manderei a spalare in miniera, sarò passibile di denuncia? 

Seriamente: chiunque ha diritto ad odiare chi gli pare, purché non passi alle vie di fatto o non pubblichi falsità palesemente diffamatorie. Quello che la Moretti vorrebbe introdurre è il classico reato d’opinione, inammissibile se si vuole garantire la libertà d’espressione. A maggior ragione in un ordinamento che ama definirsi liberaldemocratico. 

In realtà, la mia concittadina adora calcare la scena e per questo monta ad arte un problema che non esiste. Per i cretini dall’oltraggio facile, le leggi ci sono. Purtroppo non c’è argine, invece, all’esibizionismo di certi politici in carriera. Per questo, da oggi in avanti, ho deciso di varare la mia personale moratoria giornalistica sulla Moretti: non ne posso più del suo ciarlare a vuoto. Conoscendola personalmente, di lei apprezzo soltanto la simpatia umana. Che ha, vi giuro, nonostante la petulanza e l’ambizione la soprafacciano rendendola politicamente insopportabile. Fino a dire, pur di fare effetto, cose tipo «in alto gli Ipad!». Che pena. 

Alessio Mannino

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