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Padoan: il ministro delle tasse

La scelta di Pier Carlo Padoan come nuovo ministro dell'Economia conferma che Renzi ha già deciso di fare quanto gli stanno chiedendo la Germania e il Fondo Monetario internazionale. 

Una tassazione dei patrimoni che non riguarderà soltanto le attività finanziarie ma anche quelle immobiliari. È la storia stessa di Padoan ad annunciare su quali strade si muoverà il nuovo governo. 

Padoan è considerato molto vicino a Massimo D'Alema, tanto da essere stato direttore della Fondazione ItalianiEuropei creata dallo stesso Baffino e da Giuliano Amato. E per i governi dei due esponenti dell'ex PDS, ora PD, Padoan è stato consigliere per gli affari economici e sociali. Non è stato il solo ovviamente ma è comunque la sua appartenenza partitica a disegnare le direttrici della futura politica economica italiana. 

La ricchezza privata, questo bisogna aspettarsi, verrà depredata con la scusa di ridurre il debito pubblico e per continuare a finanziare le clientele politiche nazionali e locali e le lobby italiane ed estere che hanno deciso di sostenere Renzi. Vi è una convergenza di intenti quindi tra il nuovo governo e le richieste che vengono dai vari organismi economici e finanziari internazionali ai quali Padoan appartiene e nei quali ha acquisito quel “cursus honorum”, si fa per dire, che lo fa apprezzare per motivi che a noi italiani dovrebbero fare venire i sudori freddi. 

Padoan è stato infatti consulente della Bce e anche della Commissione europea. E come se non bastasse è stato responsabile del Fmi per i problemi italiani. Appunto. 

Il suo attuale incarico è quello di vice segretario e capo economista dell'Ocse. Tutti organismi che sostengono la creazione di un unico grande mercato globale nel quale si possano muovere senza ostacoli merci, prodotti finiti, capitali e forza lavoro. Organismi nei quali Padoan ha portato ed ha affinato la sua visione economica nella quale gli interessi e la salute dei grandi gruppi finanziari rappresentano la questione primaria in funzione della difesa dell'intero sistema. 

Ora da lui ci si aspettano tutte quelle misure che si reputano necessarie per favorire una ripresa. Come la riforma del mercato del lavoro, reso sempre più precario e più flessibile. A seguire privatizzazioni delle aziende pubbliche e liberalizzazioni delle attività economiche.  E poi intervento deciso sui conti pubblici, proseguendo nello smantellamento dello Stato sociale. E a tale proposito, Padoan ha sostenuto più volte che il livello del debito pubblico è troppo alto ma che la vera questione resta il basso livello di crescita economica, anzi la recessione che dura ormai da troppi anni. 

Sul come provvedervi le soluzioni sono le solite, classiche, che l'Ocse, il Fmi e la Bce continuano a suggerire. La scelta di Padoan è stata fatta all'insegna della continuità dei rapporti tra l'Italia e la tecnocrazia internazionale. Una continuità che era il chiodo fisso del presidente della Repubblica. Accantonato invece Fabrizio Saccomanni, per il quale si era mosso anche Mario Draghi, in nome della comune permanenza in Banca d'Italia. 

Padoan, anche se non molto conosciuto dal grande pubblico italiano, gode invece di una certa notorietà in quegli ambienti internazionali dove essere cooptati rappresenta sempre il risultato di una lunga verifica sul proprio operato e sulla rispondenza a determinate logiche. Padoan è quindi la personalità giusta che serviva a Renzi per confermare la sua disponibilità a fare quello che gli è stato richiesto da quei poteri forti che lo hanno issato al potere. Quei poteri finanziari anglofoni che da almeno sei anni hanno costruito il personaggio Renzi, presentandolo come l'Obama italiano. Come se questo fosse un complimento, vista la caratterizzazione che l'inquilino della Casa Bianca si è dato come maggiordomo di Wall Street. Una peculiarità da lui dimostrata con le centinaia di miliardi di dollari versati alle banche responsabili del crack finanziario del 2007-2008. 

Il governo italiano, con Letta come con Renzi, resta infatti un governo a sovranità limitata che non è più in grado di impostare una politica economica autonoma. Padoan, in tale ottica, svolgerà il ruolo di mano operativa di Renzi per rastrellare risorse laddove è più facile trovarle. Nelle tasche degli italiani. Poi, per addolcire la pillola e guadagnare l'appoggio dei milioni di lavoratori e di disoccupati, verranno abbassate le tasse sul lavoro. Una svolta della quale si parla da tempo e che Padoan ha più volte sostenuto.

Irene Sabeni

Colonia Italia

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