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Colonia Italia

Il governo Renzi all'insegna del bi-gender. Con i conflitti di interesse del ministro Guidi, apparentemente risolti. Con la promessa di diminuire le tasse e di tagliare allo stesso tempo la spesa pubblica. E quella, attesa da tutti, di mettere la burocrazia pubblica nelle condizioni di non fare più danni e di non rendere più la vita impossibile ai cittadini e alle imprese. Tutte cose risapute. Tutti impegni che soltanto il tempo dirà se saranno stati rispettati. L'aspetto che comunque sta passando in second'ordine, e del quale ben pochi si stanno preoccupando, è il fatto che la finanza internazionale, specie quella anglofona, sta affilando le armi per mettere le mani sulle aziende italiane, pubbliche e private, ed anche sulle banche. 

Una strategia perseguita da più di un ventennio ed iniziata con la famigerata Crociera del Britannia del 2 giugno 1992 della quale, recentemente, anche un osservatore generalmente onesto come Sergio Romano, sul Corriere della Sera, ha cercato di sminuire l'importanza, negando che ci fosse dietro un qualsiasi complotto per mettere le mani sulle nostre aziende pubbliche. Una affermazione azzardata all'insegna della smemoratezza se soltanto si tiene conto che nell'autunno successivo, proprio da Londra e da New York, partì una speculazione contro la lira che obbligò la Banca d'Italia a svalutare del 30% la nostra ex moneta, dopo che Ciampi aveva prosciugato le riserve valutarie di Via Nazionale in una inutile difesa dei rapporti di cambio. 

Da lì a poco, mentre Mani Pulite faceva a polpette i vertici del PSI e della DC, vennero avviate le prime privatizzazioni, rese più convenienti di un buon 30% per i compratori esteri. Poi, con i governi Prodi, D'Alema ed Amato ci furono le privatizzazioni di aziende come la Telecom, l'Enel e l'Eni. 

Almeno di queste ultime due, il Tesoro conservò una quota azionaria di controllo che, grazie al meccanismo della “golden share”, assicura allo Stato italiano di poter nominare i vertici e di indirizzare la gestione in nome dell'interesse nazionale. 

Per le principali banche italiane, tutte di proprietà dello Stato, alla fine degli anni novanta era stato avviato il processo di privatizzazione con il ruolo predominante assicurato alle Fondazioni che, essendo di natura locale, si erano presto trasformate in una greppia clientelare, come le recenti vicende del Monte dei Paschi di Siena hanno abbondantemente evidenziato. 

Ora, a distanza di oltre 20 anni, e in presenza di una classe politica incapace di una qualsiasi visione dei nostri interessi, siamo arrivati all'ultima fase che dovrebbe registrare ufficialmente la riduzione del nostro Paese a colonia di interessi esteri. 

Nel campo delle telecomunicazioni dove la Telecom è sotto controllo degli spagnoli di Telefonica e sta vendendo tutte le principali partecipate estere per fare cassa e ridurre il debito. 

In campo energetico, dove i soci privati stranieri dell'Eni sono ormai in maggioranza (31% contro un 26%) rispetto alla Casa Depositi e Prestiti, controllata dal Tesoro, dopo che lo stesso ha messo in vendita la sua quota del 4,37%. 

Per non parlare delle banche che, pur essendo piuttosto indebitate, restano comunque un bocconcino prelibato per tutti. Come Intesa-San Paolo, dove Black Rock, fondo di investimento Usa che dispone di una  liquidità immensa, è salito al 5% del capitale, collocandosi al secondo posto dopo la Compagnia San Paolo e con la prospettiva di salire ancora. 

Insomma, sui tre principali fronti della nostra economia (l'auto non conta più visto che gli Agnelli stanno smobilitando in Italia) si stanno per allungare le voraci mani di gruppi esteri. Vuoi per motivi industriali vuoi con motivazioni esclusivamente finanziarie che verranno realizzate dopo il più classico degli spezzatini. Verranno  cioè comprate società controllate della holding capogruppo ed il resto verrà abbandonato al proprio destino. 

Renzi, allo stesso modo di Letta e di Monti, è l'uomo giusto al momento giusto. In senso negativo ovviamente. Come espressione degli interessi Usa che gli hanno creato la giusta immagine, per rivenderla all'opinione pubblica e agli elettori come fosse un dentifricio, non farà altro che accelerare sulle privatizzazioni sostenendo che i gruppi privati, sia pure stranieri (gli unici che hanno i soldi per muoversi), saranno sicuramente più efficienti di quelli pubblici. Una tesi che, in passato, ha permesso le peggiori porcate. Come nel caso della Telecom. 

L'unico dubbio è sui tempi “tecnici” di queste operazioni. Ma lo stesso Renzi ha fatto sapere che su tutti i fronti è sua intenzione correre. Quindi l'orrore è pronto ad essere servito.

Irene Sabeni

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