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Il debito degli altri

Il Fondo monetario internazionale vede rosee le prospettive dell'economia globale quest'anno ed ancora di più nel 2015. Una crescita rispettivamente del 3,45% e del 4% che verrà sostenuta dalle principali economie avanzate. 

Nell'analisi del direttore generale del Fmi, saranno Stati Uniti, Giappone e l'Eurozona a fare la parte del leone trascinandosi dietro tutti gli altri. Christine Lagarde, ex ministro francese delle Finanze, sotto la presidenza di Sarkozy, ha fatto i salti mortali per cercare di conciliare il ruolo che la sua carica le attribuisce con l'obbligo di tenere conto, senza criticarli, quelli che sono i principali finanziatori del Fmi, in primo luogo gli Stati Uniti, che la hanno nominata al posto di Bunga Bunga Strauss Kahn. Parlando all'Università di Stanford, la Lagarde si è aggrappata dapprima all'ovvio sostenendo che la disoccupazione rimane troppo alta ovunque, che il livello del debito pubblico e privato rimane troppo alto e che la crescita globale procede a un ritmo basso in relazione al suo potenziale. Nonostante tutti questi handicap, la Lagarde e i suoi esperti, dal loro cilindro, hanno tirato fuori le previsioni su questo biennio che, al di là dell'ottimismo di facciata, hanno la loro debolezza appunto nelle spiegazioni addotte. La Lagarde infatti ha manifestato preoccupazione per il fatto che i Paesi emergenti che avevano sostenuto l'economia globale durante questo quinquennio di crisi, ora stanno mostrando segnali di rallentamento. Paesi come la Cina che ormai non si può sicuramente considerare un Paese “emergente”, considerato che si tratta del primo esportatore del mondo. Una Cina che sicuramente sta rallentando ma che continua a crescere a ritmi del 7-8% che farebbero fare salti di gioia a qualunque Paese dell'Occidente più avanzato. Una Cina che inevitabilmente ha rallentato perché tenere sempre certi ritmi è impossibile e perché le premesse del boom di Pechino stanno nei salari ridicolmente bassi, troppo spesso a livello di fame, e nelle enormi disparità sociali. Una realtà che ha visto la nascita di una borghesia di super ricchi a fronte della grande maggioranza dei cittadini (oltre un miliardo di persone) che vive in povertà. Una economia che è potuta crescere grazie ad un debito pubblico stratosferico che a fine 2013 era sopra il 200% del Prodotto interno lordo. Una peculiarità che unisce la Cina agli altre due Paesi citati dal direttore del Fmi, gli Usa e il Giappone. 

Risultano quindi incredibili le conclusioni della Lagarde che ha sostenuto che, con queste premesse, o meglio con queste prospettive, si deve fare attenzione che la politica monetaria rimanga “accomodante” in molte delle economie avanzate. È poi necessario, a suo avviso, che i Paesi proseguano a mantenere sotto controllo i propri conti pubblici tramite politiche di bilancio “adeguate e credibili”.  

Si deve andare avanti nelle riforme. Ed infine le comunicazioni tra i capi di governo devono migliorare. In tal modo, la Lagarde continua a rivendere all'esterno il copione che le hanno scritto i suoi datori di lavoro. Chiedere a Paesi non meglio identificati, e dall'economia in crisi, di tenere sotto controllo la dinamica dei conti pubblici è una cosa tutta da ridere, in realtà ci sarebbe da piangere, se solo si tiene conto che il tetto del debito pubblico Usa, dopo l'accordo al Congresso Usa tra democratici e repubblicani, è stato alzato legalmente al 108% sul Pil che sale al 130% considerando pure i debiti delle amministrazioni locali. Sempre 6 punti percentuali sotto quello italiano ma si tratta sempre di una cifra enorme. Per non parlare del debito pubblico giapponese che ha raggiunto e superato il livello del 230% sul Pil ma con la peculiarità che i titoli nipponici sono quasi tutti in mano ai cittadini del Sol Levante. Il che impedisce le speculazioni che hanno caratterizzato i Btp italiani decennali. 

Le regole suggerite dal Fmi ai Paesi in difficoltà, che gli chiedono finanziamenti, sono così sempre le solite. Smantellamento dello Stato sociale, taglio del debito e del disavanzo pubblici, lavoro più precario e più flessibile, privatizzazioni delle aziende pubbliche e liberalizzazioni di tutte le attività economiche. 

Il peso dell'eccessivo debito pubblico vale quindi soltanto per i Paesi destinati ad essere colonizzati da altri più grandi grazie, guarda caso, al proprio gigantesco debito pubblico. 

Incredibile, perché denota una faccia tosta non da poco, è l'altro termine usato dalla Lagarde in relazione alla politica monetaria. “Più accomodante” significa infatti altri soldi pubblici prestati o regalati alle banche. Come ha fatto la Bce di Mario Draghi che, non a caso, ha utilizzato più volte lo stesso aggettivo.  A conferma che certi tecnocrati vengono immessi in certi incarichi quando sono funzionali agli interessi di chi li ha nominati.

Irene Sabeni

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