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"Voglia di dittatura"

Nonostante l’evidente incostituzionalità secondo i rilievi della Consulta nelle motivazioni della bocciatura del porcellum, si continua a ragionare su leggi elettorali che garantiscano a un partito di avere la maggioranza assoluta in quella che dovrebbe restare l’unica Camera.

Un partito solo deve essere padrone del campo, per garantire la famosa “governabilità”.

Parallelamente, nel mondo politico e nell’opinione pubblica si rafforza sempre più il mito del Capo, dell’uomo forte che metta a posto le cose con la sua energia e il suo carisma, magari fatto solo di bell’aspetto, facondia davanti alle telecamere e prontezza di battute in risposta agli intervistatori.

Così il fatto che i leader dei tre partiti maggiori, Renzi, Berlusconi e Grillo, siano fuori dal Parlamento, diventa altamente emblematico (anche se Renzi adesso c’è entrato). Il Parlamento, l’organo legislativo espressione della volontà popolare secondo i fautori del sistema democratico-rappresentativo, è ormai un simulacro privo di poteri effettivi. Approva decreti calati dall’alto e serve per happening che facciano acquisire visibilità ai gruppi che li allestiscono. Niente altro.

Un sistema elettorale che dà tutto il potere a un partito, in assenza dei contrappesi che garantiscono ai Paesi anglosassoni il rispetto delle regole nonostante la prevalenza di una formazione politica (negli USA per esempio le autonomie dei vari Stati e la frequenza con cui il Congresso vede in maggioranza il partito opposto a quello del Presidente), e il sempre più accentuato culto del Capo, da noi configurano quella che volendo usare i termini appropriati si chiama “dittatura”.

Non lo si vuole ammettere perché non è “politicamente corretto”, ma nel mondo politico e nell’opinione pubblica serpeggia una gran voglia di un potere autoritario. Lo stesso disprezzo per tutto il ceto politico, disprezzo ampiamente meritato, storicamente prepara la strada al dispotismo.

Per la verità si fa gran parlare di quella che sembrerebbe una via opposta, vale a dire la democrazia diretta di cui sono alfieri Grillo e Casaleggio. Ma la democrazia diretta, in presenza di capi carismatici e in assenza di corpi intermedi, quali potrebbero essere un gruppo robusto di dirigenti locali dotati di competenza e personalità, o  un direttivo nazionale che elabori programmi insieme ai capi, è niente altro che la forma esteriore plebiscitaria di un potere assoluto esercitato dai vertici, a parte qualche marginale sgarbo della Rete su questioni di dettaglio.

Si potrebbe obiettare che una dittatura è impossibile nell’Europa dove l’esperienza del fascismo e del comunismo ha prodotto la reazione pluridecennale di un’ideologia liberal-democratica che ha vaccinato dai rischi della tentazione dittatoriale.

L’obiezione è aggirabile se si pensa che basta un’opera di manipolazione del linguaggio, di cui i poteri sono diventati raffinati specialisti, per camuffare e far passare qualunque aberrazione. Basta chiamare un potere assoluto “democrazia decisionale” e le moltitudini inghiottiranno anche questo boccone, fra i tanti, senza accorgersi dell’inganno.

A ben guardare, l’antidoto all’instaurazione di una vera e propria dittatura poliziesca è l’interesse dei poteri che contano, i grandi monopoli multinazionali fusi con la grande finanza, a mantenere in vita per quanto possibile l’inganno del sistema democratico-rappresentativo e pluripartitico.

Un meccanismo oliato perfettamente in almeno due secoli di esperienze preziosissime, fa sì che i popoli siano convinti che le politiche nelle quali vengono inquadrati siano quelle da loro volute attraverso le libere elezioni. Il meccanismo ha funzionato perfettamente, inculcando la mentalità che è assurdo ribellarci a ciò che noi stessi abbiamo voluto col voto.

La bella favoletta della democrazia verrà abbandonata solo quando le tensioni saranno tali da non essere più dominabili con i mezzucci del parlamentarismo e del chiacchiericcio pseudo democratico. Allora i poteri sono disposti a giocare anche la carta della dittatura.

Da noi ce n’è gran voglia, ma la compagine sociale è tanto sfibrata da rendere più probabile la dissoluzione della nazione.

Intanto la foto di gruppo dei nuovi ministri è la perfetta rappresentazione del governo fantoccio di uno Stato senza sovranità: vanno bene anche quelle faccine dietro cui c’è il vuoto, perché non dovranno far altro che obbedire agli ordini che vengono da oltralpe.

Luciano Fuschini

Il debito degli altri

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