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L'Onu contro la Chiesa: ma i motivi sono altri

La Commissione dell’ONU per la difesa dei diritti dell’infanzia, riunitasi a Ginevra, ha reso pubblico un pronunciamento di quelli che fanno scalpore. Ha posto la Chiesa cattolica sul banco degli accusati, con insolita durezza.

Nel rapporto si parla di un “codice del silenzio” con cui si coprono i “crimini” del clero, riferendosi ai numerosi casi di abusi sessuali che da anni sono stati denunciati.

Che il fenomeno delle violenze e delle perversioni sessuali sia una piaga nella Chiesa è una realtà avvalorata dalle testimonianze e anche da elementari considerazioni sulle pulsioni che si sviluppano in ambienti chiusi di separatismo fra i sessi, come i conventi e i seminari dove si formano i sacerdoti. Inoltre non occorre essere Freud per intuire che alcuni giovani scelgono il sacerdozio perché vivono la loro sessualità in modo tormentato. Si tratta pur sempre di minoranza ma è una minoranza che ha fatto molto male alla Chiesa e alla sua immagine.

Riconosciuta la realtà del fenomeno, fa pensare l’insistenza con cui si torna su un argomento già sviscerato e su un obbligo di vigilanza e di punizione su cui la stessa Chiesa, già per iniziativa di papa Ratzinger, si è impegnata ad agire.

Si spera di non essere accusati di filo nazismo se si avanza il sospetto che il blocco di potere massonico-giudaico-protestante che domina il mondo controllando la finanza globale, quel blocco di potere di cui l’ONU è docile strumento, si proponga un attacco a fondo contro la Chiesa, sua antica avversaria, colpendo dove è più vulnerabile.

Le esternazioni di generica condanna delle sperequazioni sociali, del culto del denaro e del successo, del predominio dell’alta finanza e dell’usura, prese di posizione in cui si distingue papa Francesco nel suo sforzo di mostrare il volto popolare della Chiesa, sono in fondo innocue riproposizioni di antichi temi pauperistici e “democratici” del cristianesimo, comuni del resto a tutti i monoteismi. Eppure non si può escludere che anche questi blandi sermoni disturbino un potere che diventa sempre più insofferente di parole fuori dal coro quanto più la crisi del suo modello si approfondisce.

Un potere che dà l’impressione di voler fare terra bruciata attorno a sé. Un potere che dopo il crollo del comunismo non ha tollerato neppure il cauto riformismo socialdemocratico, potrebbe aver valutato l’opportunità di avvertire il Vaticano che insistere su certi temi populisti espone a rappresaglie sotto forma di campagne sempre più virulente contro i vizi del clero.

Sono sospetti da complottisti?

L’eventuale accusa non dovrebbe turbare, visto che i cosiddetti complottisti non sono altro che coloro i quali, non fermandosi alle apparenze e sapendo che c’è quasi sempre un “non detto”, tentano di svelare le trame dei complottanti. Senza i “complottisti” tutti crederebbero che Mattei è morto in un fortuito incidente, che Calvi, un anziano banchiere, per impiccarsi in un momento di depressione si è arrampicato come un acrobata sui piloni di un ponte di Londra e che due aerei hanno fatto collassare tre grattacieli di New York.

Che il rapporto della Commissione dell’ONU sia non la semplice denuncia di un fenomeno già abbondantemente analizzato e condannato, ma un attacco ad ampio raggio alla Chiesa, è testimoniato dalle frasi conclusive del documento, dove si chiede alla Chiesa di “modificare il suo insegnamento in materia di aborto, di contraccezione, di identità di genere”.

Insomma, si parte dalla pedofilia di alcuni preti per invitare la Chiesa, o piuttosto ingiungerle, di rinunciare alla propria morale millenaria in fatto di aborto, procreazione, non parificazione delle coppie omosessuali alle relazioni eterosessuali nella legislazione familiare.

Un potere sempre più omologante, ammantandosi di laicismo e di nobili campagne in difesa dei minori, pretende di imporre il pensiero unico anche sulla più antica e più tradizionalista delle istituzioni.

Perfino la flebile voce di papa Francesco, con le sue innocue omelìe, deve essere messa a tacere.

Luciano Fuschini

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