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Cattivissima Raz24.com: parola di Lucignolo 2.0

Ce lo auguriamo, e ve lo auguriamo: siete di quelli che guardano poca tv – soprattutto in prima serata, specialmente sui canali Rai & Mediaset – e fate benissimo. Meno se ne guarda e meglio si sta, sempre che si abbia un cervello funzionante e gli si sia, come dire, affezionati.

Ergo, è probabile che non seguiate nemmeno Lucignolo 2.0. E che magari vi sfugga di cosa si tratta. Ecco qua come si auto presentano, allora: il programma di Italia Uno è (sarebbe) «il settimanale di approfondimento Videonews che racconta il mondo dei giovani, fatto di eccessi e follie, di mode e manie, di divertimento e di ribellione». Ma sapete com’è. A dire «approfondimento» ci vuole niente. A farlo davvero, no. Bisogna documentarsi, verificare, riflettere. Ci vuole tempo. Ci vuole cura. Ci vuole – aiuto! – un’idea di giornalismo che è praticamente agli antipodi dei media mainstream: come pretendere che in un fast food si cucini sul serio. Fatica sprecata, visto che la stragrande maggioranza della clientela non se ne accorgerebbe nemmeno.

Così, nella puntata messa in onda domenica, gli inesausti e sedicenti “approfonditori” di Lucignolo 2.0 hanno scodellato tra l’altro un servizio intitolato «Fiorello, com’è cattiva la Rete». E a conferma dell’assunto hanno mostrato una serie di tweet, tra cui quello che abbiamo lanciato noi di Raz24.com durante la trasmissione di venerdì scorso di “C’è qualcuno lì fuori?”. Di cattivo, in effetti, non c’era proprio nulla: ci limitavamo a dire che non avremmo parlato delle «polemiche della Rete su ­#Fiorello che ha investito un pedone». Il senso, semmai, era appunto che quelle polemiche sono stupide di per sé. Un banalissimo incidente stradale che richiama l’attenzione soltanto perché il responsabile è un personaggio famoso, di cui si è abituati a parlare più o meno a vanvera. Di solito in termini positivi, o addirittura adoranti. Ma talvolta, come in questo caso, per dargli addosso, prendendo a pretesto una colpa oggettiva – quella dell’aver investito una persona anziana – per dare sfogo al desiderio di rivalersi sulla superstar strabaciata dal successo.

Due facce della stessa stupidità, evidentemente. E semmai è di questo che avrebbero dovuto occuparsi a Lucignolo. Invece, ahimè, non è stato possibile. Altri servizi incombevano e bisognava sbrigarsi. C’erano da affrontare tematiche cruciali quali la mania dei “selfie”; e le gravi questioni di politica economica connesse alla tassazione delle prostitute (pardon, delle escort); e una vicenda toccante come quella della trentenne che, citando dal puntiglioso resoconto trovato su tvblog.it, «è arrivata a pesare 140 chili. È stata motivo di giudizio e derisione per gli altri. Oggi ha perso 63 chili e racconta quando ha indossato la 48 e si è messa a piangere».

Lucignolo 2.0 è così. È dinamico. È indaffarato. È trendy. Davvero troppi impegni, e troppo pressanti, per evitare il rischio di prendere lucciole (o lucignole) per lanterne.


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