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Padoan, cuneo fiscale, e Italia: "la pulce che ha la tosse"

Taglieremo la spesa pubblica ed in tal modo troveremo le risorse per tagliare il cuneo fiscale, aiutare i redditi più bassi, dare sostegno alla domanda interna e fare ripartire l'economia. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha assicurato la Commissione europea che l'Italia farà i compiti a casa. E i vari Barroso e Rehn si sono detti soddisfatti degli impegni presi dall'Italia almeno sul fronte della crescita economica. 

Restano invece le rampogne di Bruxelles sul mancato, finora, taglio del debito pubblico che, rappresenta il vero grande problema dell'economia italiana. Avere il debito ad un livello di circa il 133% sul Prodotto interno Lordo non è infatti cosa da poco. La speciale classifica negativa ci vede secondi in Europa dopo la disastrata Grecia e questa realtà non può essere nascosta dal calo dello spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi che lunedì, in apertura dei mercati, aveva segnato un livello di 174 punti. Uno spread che ormai, con gli attacchi speculativi resi inoffensivi dall'azione congiunta della Bce e del Fondo salva Stati, non riflette più il divario reale tra Germania ed Italia, lo stato di salute delle finanze pubbliche e la solvibilità dei titoli sul lungo termine. 

Il Patto di Stabilità, oltre l'azzeramento del disavanzo, prevede il taglio del debito di una percentuale del 5% annuo, per poi arrivare al 60% che, nell'ottica di Bruxelles, rappresenta un livello più che accettabile anzi fisiologico, nell'ottica della sopravvivenza dell'euro. Sotto questo aspetto, Padoan offre le più ampie garanzie, si fa per dire, ai Paesi più “virtuosi” dell'Eurozona, come appunto la Germania. Il suo passato nel direttivo del Fondo Monetario internazionale, e come capo economista all'Ocse, lasciano prevedere e temere che la strada scelta per abbattere il debito pubblico sarà quella di una imposta straordinaria patrimoniale che verrà attuata con un prelievo forzoso dai conti correnti bancari e postali e con una nuova tassa sugli immobili. Si tratta dello strumento che Fmi ed Ocse “suggeriscono” da anni al nostro Paese. 

La strada più semplice ed immediata per rastrellare i soldi dalle tasche dei cittadini invece di andare a colpire gli innumerevoli centri di spesa che rappresentano serbatoi elettorali non da poco per i partiti di governo e per quelli dell'opposizione. Tutti uniti quando si tratta di difendere i propri interessi. La revisione della spesa, la spending review, è necessaria ma non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi che ci sono stati indicati. 

Renzi, nel replicare alle critiche della Commissione europea, aveva dichiarato stizzito che l'Italia non si farà dettare la linea dell'Europa. Una dichiarazione patetica per nascondere il fatto, di per sé evidente, che la nostra politica economica si muove da anni lungo le linee dettate da Bruxelles e dalla Banca centrale europea. E che, con la nascita dell'euro, la sovranità monetaria e quindi politica degli Stati è stata cancellata. Renzi appare così come la più classica pulce che tossisce per fare vedere che esiste ma che è perfettamente consapevole di non avere margini di manovra. La stessa scelta di Padoan come ministro dell'Economia dimostra che il nuovo governo è nato proprio in sintonia con le logiche che muovono il Fmi, la Bce e la Commissione. E dimostra pure che Renzi e Padoan sono prontissimi mettere in pratica i desiderata di Bruxelles e della Bce. 

Poi, per salvare la faccia, il duo di governo insisterà per ottenere che gli investimenti in opere infrastrutturali non siano conteggiati nel disavanzo pubblico ma resta pur sempre una richiesta in chiave keynesiana sulla quale concordano economisti, politici, imprese e sindacati. 

La crescita economica italiana resta comunque troppo bassa. Quest'anno dovrebbe toccare un più 0,8% rispetto al 2013. Un aumento ridicolo se si tiene conto del crollo degli ultimi anni e si tratta comunque di una crescita inadeguata a garantire un aumento dell'occupazione che al contrario dovrebbe salire a circa il 13%. 

Sul piano più immediato, l'obiettivo diventa quindi quello di abbassare il costo del lavoro. Renzi e Padoan ne hanno promesso e annunciato l'abbassamento tramite il taglio del cuneo fiscale ed immediatamente si sono levate le grida dei sindacati e delle imprese. I primi pronti a minacciare mobilitazioni e scioperi se i lavoratori venissero ancora penalizzati. Le seconde decise nella richiesta di un taglio delle tasse come l'Irap che pesano sui costi di esercizio e che frenano gli investimenti e penalizzano l'occupazione. Ma con questi chiari di luna sarà impossibile accontentare tutti.

Irene Sabeni

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