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Violenza a suon di leggi: lo stato contro il cittadino

Certo è difficile dormire sonni tranquilli dopo l’invito alla delazione fiscale fatto da Giampaolo Pansa attraverso il quotidiano Libero. Non tanto perché a scriverlo è un giornalista che, comunque, bene o male nei suoi (contestati) libri aveva denunciato altri tipi di violenza, ma perché il suo invito s’inscrive in un’Italia che, oramai da tempo, finge di voler salvare lo Stato di Diritto (ma ancora esiste?) trasformandolo in uno Stato di Polizia. Un antico vizio italiano che prese corpo e divenne totalmente operativo con la “Santa” Inquisizione.

Occorre, per inciso, ricordare a chi non ce l’ha in questo momento presente, che il Codice di procedura penale attualmente in vigore in Italia è stato emanato nel 1988, e che aveva il preciso scopo di attenuare le componenti maggiormente autoritarie contenute nel Codice Rocco. Un codice emanato nel 1930 che conteneva un “doppio gioco”: da una parte una codificazione penale tutto sommato abbastanza liberale; dall’altra una legislazione speciale che consentiva allo stato di rivelarsi in tutta la sua (effettiva) repressività. E se in questa parte speciale del Codice Rocco è evidente il suo essere figlio di una dittatura, occorre ricordare che esso ha, in questo, una sostanziale continuità con i precedenti codici penali.

Insomma, se andassimo a ritroso da una stesura all’altra potremmo vedere che, all’interno dei nostri codici penali, venne incorporato quel “sospettare e punire” che fu nel suo pieno svolgimento durante l’Inquisizione. Dove prese corpo la possibilità di essere arrestati per un semplice sospetto. Uno strumento, questo, molto efficace contro i dissidenti, visto che l’Inquisizione estese il sospetto a tutta la popolazione: tutta la popolazione poteva, insomma, essere colpevole. E ogni persona era invitata, anzi obbligata, a sospettare e soprattutto a fare il “proprio dovere” denunciando l’altro.

E se nel combattere i dissidenti, nel periodo dell’Inquisizione, l’elemento religioso e quello laico si confondono, in questo momento possiamo notare che la nostra attuale “inquisizione” si è semplicemente fatta molto più laica di un tempo. Questo non significa però che sia meno pericolosa.

Insomma, in uno stato che ad ogni piè sospinto ci racconta di essere liberale, di avere a cuore la libertà delle persone oltre che il libero scambio di merci, ci ritroviamo impantanati non solo nel “doppio gioco” di recente memoria del Codice Rocco, in cui, appunto, alle leggi normali si affiancano le leggi speciali, quelle cioè dello “stato di emergenza” che permettono allo stato di dimenticarsi degli inviolabili diritti della persona, ma addirittura ci ritroviamo a dover sottostare al sospetto esteso a tutta la popolazione. Ovvero, all’invito a sospettare e denunciare l’amico, il fratello, il vicino di casa, il negoziante, qualora si pensi o si constati che questi possa aver commesso il crimine di “mancata emissione di scontrino”.

Tina Benaglio

 

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