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I giudici tedeschi commissariano l'euro

La Corte Costituzionale tedesca ha salvato il fondo europeo permanente salva Stati, o meglio il Meccanismo europeo di stabilità (Esm) che attraverso gli acquisti di titoli di Stato a lungo termine (10 anni) è riuscito a calmierare le dinamiche dello spread tra i titoli tedeschi e quelli dei Paesi a rischio, a causa del loro alto debito pubblico. 

Si tratta di una decisione più politica che giuridica anche se formalmente la sentenza doveva stabilire la legittimità costituzionale del trattato che aveva istituito l'Esm. È chiaro infatti che senza l'azione dell'Esm, i cui interventi hanno vanificato la speculazione al ribasso su titoli come gli italiani Btp e gli spagnoli Bonos, sullo spread finirebbero per incidere i singoli debiti pubblici e sarebbe notte fonda per un Paese come l'Italia gravato da un debito pubblico di oltre il 133% sul Prodotto interno lordo. 

L'accordo Esm era stato contestato dal deputato della Csu (la democrazia cristiana bavarese) Peter Gauweiler, dai deputati del partito di sinistra (la Linke) ed era stata sottoscritta da circa 37 mila cittadini che si erano riuniti in una piattaforma denominata “Più democrazia”. Nei ricorsi che erano stati presentati alla Corte di Karlsruhe, si contestava il trasferimento di fatto della sovranità tedesca, in materia di bilancio, ad una autorità sovranazionale. E si contestava anche il Fiscal Compact, il patto europeo di stabilità (non sottoscritto dalla Gran Bretagna e dalla Repubblica Ceca) che impone il perseguimento del pareggio di bilancio (ossia l'azzeramento del disavanzo) e la riduzione progressiva del debito pubblico almeno fino al livello del 60%, considerato il minimo per garantire la stabilità economica nell'Unione europea e più specificatamente nell'Eurozona. 

A giudizio dei ricorrenti, l'Esm, come il fondo provvisorio (Efsf) che lo aveva preceduto, ed il Fiscal Compact, avrebbero defraudato il Parlamento tedesco delle proprie competenze e di conseguenza sarebbero illegittimi. 

La Corte non è stata di questo avviso ed ha respinto i ricorsi assumendo una decisione squisitamente politica. È ovvio che una decisione di opposto tenore, la bocciatura dell'Esm, avrebbe provocato un autentico terremoto finanziario, in particolare per l'Italia, con un aumento esponenziale dello spread, un gigantesco rialzo dei tassi di interesse, un rischio di bancarotta per i nostri conti pubblici e di riflesso seri rischi per la stessa sopravvivenza dell'euro. 

Quando cadde Berlusconi (novembre 2011) il debito pubblico era infatti al 120,1%, lo spread a 575 punti. Ora il debito è al 133% e lo spread è sceso l'altra settimana sotto i 180 punti. Una situazione anomala, perché lo spread tra due titoli decennali misura di fatto il grado di affidabilità e di solvibilità sul lungo termine che i mercati attribuiscono ai nostri Btp rapportati ai Bund tedeschi che, per la forza dell'economia tedesca, sono considerati i più affidabili dell'Eurozona e quindi l'inevitabile punto di riferimento. Ma, ripetiamolo, l'attuale livello basso dello spread è esclusivamente l'effetto dell'azione dell'Esm. E non già, come vorrebbe far credere una certa pubblicistica ruffiana, il risultato dell'azione della Bce di Mario Draghi, alla quale è consentito soltanto comprare titoli di durata al massimo triennale attraverso il meccanismo Omt, del quale tre settimane fa, la stessa Corte tedesca aveva stabilito, sempre in risposta ad analoghi ricorsi, la legittimità.

Questa ultima sentenza della Corte tedesca è dunque solo il corollario di quella emessa nel settembre 2012 che aveva fissato in 190 miliardi il tetto del contributo della Germania su un importo complessivo di 700 miliardi. I giudici hanno tenuto a precisare che nonostante gli obblighi assunti, finanziando sia l'Esm che la Bce, e quindi l'Omt, l'autonomia di bilancio della Germania è sufficientemente salvaguardata. Questo non vuol dire che la Germania sia intenzionata a fare la figura del parente ricco e scemo e che aprirà sempre e comunque il portafoglio per pagare i debiti degli altri. Ma solo che per ora attende, sapendo di non “dover” spendere più di 190 miliardi.

Renzi e Rajoy sono avvisati.

Irene Sabeni

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