Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Leggi storiche e questione ucraina

Per aiutare i fruitori a orientarsi nel giudicare vicende come quella dell’Ucraina, degli organi di informazione che fossero corretti e non al servizio della propaganda di regime dovrebbero richiamare alla memoria precedenti storici e un quadro di princìpi e di regole. Ovviamente non è il caso di pretendere tanto dai nostri media.

Alcune leggi storiche, da intendere come regole  che ammettono rare eccezioni, esistono. Una di queste è la regola ferrea per la quale i nemici dei miei nemici sono miei amici.

Nel XVI secolo i cattolicissimi Re di Francia si allearono di fatto col “demonio” in persona, il Sultano turco, perché impero turco e monarchia francese avevano un comune nemico, l’impero asburgico. Più recentemente, le sedicenti democrazie inglese e americana si allearono col “demonio” Stalin perché avevano un comune nemico, la Germania di Hitler. Negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, gli Usa si allearono di fatto con la Cina ancora comunista, perché entrambe le potenze avevano un comune nemico, l’URSS: allora la Cina, per un errore di valutazione indotto proprio dall’ideologia comunista, riteneva il capitalismo americano in decadenza mentre vedeva nel “social-imperialismo” sovietico una minaccia più diretta ai propri confini.

Un’altra vera e propria legge storica è quella che suggerisce di essere generosi col nemico vinto. Trattare con generosità uno sconfitto è lungimirante, perché garantisce un’amicizia duratura in una nuova collaborazione. Questa rara lungimiranza fu adottata dai vincitori di Napoleone al Congresso di Vienna del 1815. La Francia, dove era ritornata la monarchia, non fu punita duramente. Fu rispettata la sua integrità territoriale; si riconobbe che la colpa era stata tutta del tiranno Napoleone. Col ritorno del Re, la Francia era nuovamente accolta nel novero delle Nazioni da pari a pari. Questo consentì un periodo di relativa pace in Europa, a parte la repressione di moti patriottici e liberali, più operazioni poliziesche che vere e proprie guerre. Invece al termine della prima guerra mondiale la Germania sconfitta fu umiliata in tutti i modi: subì mutilazioni territoriali; fu costretta a indennizzi per cifre gigantesche, come fosse stata l’unica responsabile del macello; le fu imposto il disarmo. Un grande popolo come quello tedesco non poteva subire a lungo una simile ingiustizia senza reagire. E fu Hitler.

L’URSS nel 1989-91 si è praticamente consegnata nelle mani dell’antico nemico americano, che avrebbe trovato nella nuova Russia un preziosissimo alleato se i presidenti USA fossero stati più lungimiranti. George Bush, presidente degli Stati Uniti quando l’URSS si dissolse,  aveva promesso a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe estesa agli Stati dell’Europa orientale e alle ex repubbliche sovietiche. Invece la Lituania ospita basi aeree della NATO dalle quali i bombardieri USA possono giungere in pochi minuti su San Pietroburgo. La Polonia ha accolto basi missilistiche che nemmeno il più stupido dei diplomatici può credere siano state installate per proteggere l’Europa dai “terribili” missili iraniani. La penisola balcanica è un’immensa base NATO irta di missili e bombardieri. Tutto ciò perché la Russia sia stretta in una morsa e non possa mai più assurgere al rango di grande potenza.

Un’altra vera e propria legge storica stabilisce che la pace fra le nazioni poggia sul principio della non ingerenza nelle vicende interne degli altri Stati. Può apparire una regola cinica, perché obbliga a non agire anche quando una nazione è vittima di un potere oppressivo e tirannico. Resta il fatto che interferenze dall’esterno, che non siano il semplice confronto ideologico, portano sempre a conflitti.

Il precedente più clamoroso fra quanti hanno tradito il principio della non ingerenza, è quello del Kosovo.

La disgregazione della Yugoslavia aveva già causato la guerra fra serbi e croati e fra i serbi e i musulmani della Bosnia. La Bosnia si era costituita a Stato indipendente, riconosciuto dall’ONU. Pertanto la risposta della NATO alla richiesta di aiuto pervenuta dal governo bosniaco, costatata l’inefficienza delle truppe dell’ONU, era sostenibile alla luce del diritto internazionale. Tutt’altra cosa fu la questione del Kosovo. Si trattava di una regione della Serbia, non di uno Stato indipendente. Vi erano scontri fra la comunità serba e quella albanese. Una tipica vicenda interna su cui nessuno avrebbe il diritto di intervenire con la forza. Ebbene, la NATO si autodefinì “la comunità internazionale” e impose il distacco del Kosovo dalla Serbia, bombardando più Belgrado che le forze serbe nella regione contesa. Come se una coalizione armata straniera avesse bombardato Milano e Roma per costringere l’Italia a rinunciare al Piemonte. Il tutto era chiaramente rivolto non a evitare un genocidio inesistente bensì a eliminare ogni residua influenza russa dai Balcani. Fu fatto strame di tutti i princìpi di legalità nei rapporti fra gli Stati. Un precedente gravissimo che autorizza qualunque potente a tutti i soprusi.

Fatte queste doverose premesse, ne discende come logica conclusione che una Russia tornata potente e guidata da un patriota come Putin, avrebbe rialzato la testa. Fu umiliata da chi coi pretesti più inconsistenti ha rovesciato governi e imposto a poteri asserviti di ospitare le basi dell’Impero ai confini con la Russia. Vige solo la legge del più forte. Putin ne ha preso atto e l’ha esercitata in Crimea, avendo comunque molte più ragioni storiche di quante ne avessero le rivendicazioni albanesi sul Kosovo.

Se c’è qualcuno che non ha il diritto di protestare per la disgregazione in atto dell’Ucraina, è chi ha creato precedenti che hanno fatto a pezzi quel poco di legalità internazionale che i dotati di buona volontà si sforzavano di preservare.

Luciano Fuschini

I giudici tedeschi commissariano l'euro

Intervista a Marco Tarchi: Renzi, e i macro temi di oggi