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Lavoro: appalti low cost, prodotto low value

Erano trecento, erano giovani e forti...con quel che segue. Secondo i dati della Nhtsa (National highway traffic safety administration), l'Agenzia federale Usa per la sicurezza stradale, sarebbero 303 i morti su auto della General Motors nel primo decennio del secolo a causa del malfunzionamento dell'airbag. 

La casa di Detroit ha avviato una querelle contro la Nhtsa, basata sulle prevedibili smentite delle cifre degli incidenti e dei decessi “ufficiali” e delle loro cause reali. Gli airbag sono perfettamente funzionanti, hanno replicato quelli della GM. I problemi sarebbero stati dati invece dal blocco di accensione degli stessi airbag, la cui chiave spesso girava da sola a causa del peso eccessivo del portachiavi, tanto da disattivare l'airbag mentre l'auto era in corsa. Della serie: se non è zuppa, è pan bagnato. Un inconveniente che ha obbligato la prima casa automobilistica degli Usa a richiamare oltre 1,5 milioni di vetture per le necessarie sostituzioni. Per coprire i costi, la GM ha già stanziato 300 milioni di dollari che verranno prelevati dagli utili registrati nel primo trimestre di questo anno. 

Inconvenienti del genere sono sicuramente spiacevoli per le vendite e per l'immagine del gruppo Usa che contende alla giapponese Toyota il primo posto nelle vendite sul mercato globale. Un primo posto che adesso è seriamente minacciato dalla tedesca Volkswagen, che in questi ultimi anni è molto cresciuta su tutti i mercati, e da una casa coreana come la Hyundai che è riuscita a posizionarsi bene non soltanto nella dirimpettaia Cina ma anche in America e in Europa. 

In una fase di fortissima concorrenza come questa, non c'è niente di peggio per le vendite e per gli utili che il crollo della considerazione della clientela tradizionale sul mercato interno. Oltretutto in un Paese come gli Usa, una querelle del genere rischia di provocare una “class action”, una maxi richiesta di risarcimenti da parte di decine di migliaia di cittadini, assistiti da una turba di agguerriti avvocati, prontissimi a muoversi quando ci sono in gioco parcelle milionarie. E su questo tipo di richieste, a volte, i giudici Usa, che non brillano certo per la loro indipendenza, non sono troppo teneri con chi viola la legge. 

Il Center for Auto Safety ha però accusato la Nhtsa di non avere fatto fatto pressioni sulla GM, perché rimediasse agli inconvenienti, nonostante che nell'ultimo decennio le fossero stati inviati migliaia di reclami da parte dei consumatori. Il Congresso Usa è stato obbligato a muoversi e, nonostante le pressioni contrarie delle lobby dell'auto, ha convocato GM e Nhtsa per una audizione affinché possano giustificarsi. 

Alle famiglie degli automobilisti, feriti e morti negli incidenti prima del 2009 a causa dell'airbag difettoso, non sarà però possibile adire le vie legali contro l'attuale GM che, dal punto di vista giuridico, è una struttura societaria completamente nuova. La vecchia GM infatti aveva presentato proprio quell'anno una richiesta di bancarotta ed era stata salvata con i soldi messi gentilmente a disposizione da Barack Obama. 

Dopo il danno quindi, per gli automobilisti è in agguato pure la beffa, anche se la nuova GM, venendo incontro a precise richieste in merito, ha manifestato disponibilità a portare fino ad un miliardo di dollari la cifra stanziata per i risarcimenti. Nessuno ci obbliga, ma siamo persone di buon cuore, hanno lasciato capire da Detroit. 

Ma sotto accusa non è soltanto la GM. Anche la Toyota nel febbraio scorso si è vista costretta a richiamare 1,9 milioni di auto a causa dei difetti di funzionamento del software della centralina di gestione del sistema di propulsione. Mentre nel febbraio del 2013 erano state richiamate 1,3 milioni di vetture per difetti, pardon per problemi, all'airbag (ma allora è un vizio!) e ai tergicristalli. Nel 2010, sempre la Toyota aveva ritirato altre 1,3 milioni di veicoli in America e in Giappone per un difetto al tubo di plastica che porta la benzina dal serbatoio al motore. Un tubo che presentava seri pericoli di logoramento nel lungo termine, con perdite di carburante che in alcuni casi avevano provocato l'incendio della vettura. 

La lezione che si deve trarre da queste vicende è che sia GM che Toyota, ma altre case automobilistiche, si trovano nelle stesse condizioni, stanno pagando un prezzo non da poco al mercato globale. La necessità di aumentare a dismisura la produzione (entrambe vendono ogni anno più di 10 milioni di vetture) per cercare di togliere spazio ai concorrenti, ha costretto le due case ad appaltare ad aziende esterne la fornitura dei componenti. Una scelta fisiologica, perché non è pensabile che i sistemi elettronici, tanto per fare un esempio, possano essere realizzati in casa. Al contrario, le aziende che realizzano componenti a bassa tecnologia, come appunto i tubi della benzina, sono collocate in Paesi del cosiddetto Terzo Mondo dove i costi del lavoro sono ridicolmente bassi e dove i controlli di qualità non sono gli stessi di una economia industriale avanzata. La corsa alla riduzione dei costi ha poi spinto entrambe ad obbligare i fornitori a praticare prezzi più bassi. E i fornitori hanno reagito con una diminuzione della qualità dei componenti offerti. 

È una realtà ben nota ma che nell'ultimo decennio, specie con il decollo dell'economia cinese, ha cambiato completamente i rapporti di forza globali in tutti i settori economici. E il settore dell'auto è stato uno dei primi a risentirne, pur avendo adottato una tecnologia che sarà pure molto avanzata ma che, proprio per questo, è anche molto delicata. Come appunto quella utilizzata per gli airbag. 

Irene Sabeni

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