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I compiti a casa: la patrimoniale

Non ci faremo indicare la linea dall'Europa, aveva sostenuto baldanzosamente il 26 febbraio Matteo Renzi. Non ci faremo dettare i compiti a casa. Al vertice europeo di Bruxelles, l'ex sindaco di Firenze ha  insistito nel rivendere l'immagine di una Italia padrona dei propri destini ed autonoma nel definire la sua politica economica. L'Unione Europea, ha detto Renzi, ha apprezzato le misure di politica economica che si muovono sulla stessa linea dei governi precedenti di Monti e Letta. In realtà il clima che si respirava a Bruxelles era quello di aspettare semplicemente che i fatti seguissero alle parole nelle quali gli italiani sono considerati bravissimi. Il tutto condito di uno scetticismo diffuso che è il frutto dei dubbi che Renzi e Padoan riescano a trovare i soldi per realizzare i loro intenti. 

Uno scetticismo che accomuna sia Josè Barroso (Commissione Ue) che Herman Van Rompuy (Consiglio europeo). Ma quello che conta è lo scetticismo manifestato da Angela Merkel che non ha alcuna voglia di fare sconti all'Italia. Nessun clima idilliaco quindi tra Renzi e la Cancelliera. Anzi, come ha rivelato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, l'incontro di martedì tra Merkel e Renzi è stato all'insegna del freddo. La linea tedesca è quella solita. Dovete ridurre la spesa pubblica. Dovete rispettare applicare le regole del Fiscal Compact. Quindi ridurre progressivamente il debito pubblico dall'attuale 133% al 60% con tagli annui del 5%. Azzerare il disavanzo e non pensare che possa bastare l'impegno di portarlo a fine anno al 2,6%. Con quali risorse pensate di farlo? Questa è stata l'obiezione presentata a Renzi dal trio europeo Merkel-Barroso-Van Rompuy. Dovete tagliare il debito perché è enorme e perché minaccia la stessa sopravvivenza dell'euro. 

Insomma la Cancelliera non intende fare sconti a Renzi sia perché deve conservare il suo ruolo-immagine di guardiana dell'euro, sia perché i tedeschi le farebbero pagare le cessioni verso gli italiani con un salasso di voti alle prossime europee. Le ultime politiche le ha vinte ma il tutto si è svolto in base al principio dell'usato sicuro e della poca fiducia che offriva il candidato socialdemocratico alla cancelleria. 

Renzi aveva promesso di trovare 80 euro al mese per tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati. Li troveremo, ha garantito, eliminando le sacche di spreco presenti nella pubblica amministrazione. La Cancelliera, che cretina sicuramente non è, ha giudicato l'impegno di Renzi come una mezza presa in giro, perché basata su promesse che nemmeno Renzi sa quanto possono essere applicate. La misura reale di questa prima manovra economica del governo italiano è quello che la Merkel voleva conoscere. E la sua ira, mascherata da sorrisi di circostanza, si è manifestata quando Renzi non è stato capace che rivendere promesse. 

Non è andata così, ha replicato piccato l'ex sindaco. I rapporti con la Merkel sono ottimi. Questa prima misura servirà per aiutare le famiglie. Poi ci sono le riforme. E le prime si vedranno già prima della fine di questo mese. Abolizione delle Province e del Cnel e il disegno di legge per cambiare il Senato e modificarne le competenze. Poi, ha assicurato, faremo la riforma del mercato del lavoro, ha rincarato. Taglieremo il debito perché è necessario farlo in nome della stabilità dell'euro e perché spendiamo più risorse finanziarie per interessi sul debito che per l'istruzione. L'Italia, ha promesso, d'ora in poi riuscirà a spendere meglio i fondi europei e in tal modo ne verrà avvantaggiata anche la crescita economica. 

Resta il fatto che la Germania della Merkel continua a premere per una politica economica dell'austerità e per un consistente taglio del debito pubblico. Un taglio che la Merkel giudica possibile soltanto attraverso l'introduzione di una tassa patrimoniale. L'unica soluzione che secondo la tedesca garantirebbe sostanziose entrate finanziarie. E pazienza se questa razzia sulla ricchezza reale delle famiglie italiane finirà per aumentare la povertà, massacrare ulteriormente il ceto medio e fare crollare la domanda interna. 

Renzi, mostrando un afflato “sociale”, che è in buona sostanza è condiviso da quasi tutti i partiti in Parlamento, ha ripresentato la richiesta di non conteggiare nel computo del debito e del disavanzo gli investimenti in opere infrastrutturali. Una revisione del Fiscal Compact che anche in Europa vanta parecchi sostenitori, come premessa di una crescita economica. Vedi l'attuale presidente dell'Europarlamento, il tedesco Martin Schulz, il candidato ufficiale del Partito socialista europeo alla guida della Commissione europea. 

Ma anche per questi investimenti sarà necessario trovare i soldi. E Padoan, ex dirigente dell'Ocse e del Fmi, è d'accordo con la Merkel per introdurre una patrimoniale. Questo è il vero compito a casa che Renzi è stato chiamato a fare dalla Germania. 

E le sue patetiche smentite sono soltanto quelle dello scolaretto che si illude che se non farà quello che dice la maestrina non verrà messo dietro la lavagna. E l'Italia con lui. 

Irene Sabeni

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