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Gli squittii sul termine "populismo"...

I giornali della borghesia italiana ed europea hanno strillato per il successo ottenuto dal Front National alle elezioni amministrative francesi. Ed hanno soprattutto partorito i soliti giudizi che riflettono la preoccupazione degli ambienti finanziari  non tanto per la messe di voti che ha premiato il partito della Le Pen quanto per l'ostilità verso l'Unione Europea che quel voto implica. Il populismo approfitta della fine delle ideologie. I cittadini ora votano con la pancia.  I francesi stanno attenti al portafoglio e manifestano tutta la propria avversione per i milioni di immigrati che ormai vivono da tempo nell'Unione. Titoli scontati e prevedibili. 

Il tutto unito all'orrore per i rigurgiti di fascismo (!) che avvelenano la vita politica di un Paese un tempo esempio di democrazia e di civiltà. E via delirando con le frasi fatte e i luoghi comuni. 

Pure ieri, alla commemorazione dell'eccidio compiuto dai nazisti alle Fosse Ardeatine, l'ex comunista migliorista ed atlantico Napolitano si è sentito in dovere di esternare il suo disagio per chi “cerca di screditare” quella Unione Europea “che ha garantito la pace in Europa”. 

Ma di chi parlava il presidente della Repubblica? Del Fronte National o della Le Pen? O forse voleva riferirsi a Grillo o ai greci di Alba Dorata? Napolitano sa benissimo che in Europa c'è stata pace per questi 70 anni semplicemente perché, con la Seconda Guerra Mondiale, il nostro continente aveva perso il suo ruolo centrale nella politica internazionale. Francia e Germania avevano preso atto che l'Europa aveva perso la guerra ed avevano quindi dato vita alla Comunità Europea da cui è nata successivamente l'Unione. Ambedue avevano capito che era inutile guardarsi in cagnesco quando il centro economico e finanziario del mondo si era trasferito negli Stati Uniti. 

Ma anche la seconda affermazione di Napolitano è completamente campata in aria. “Screditare l'Unione Europea”? La verità vera è che l'Unione si è screditata da sola dimostrando di non essere mai nata politicamente. Di essere semplicemente una costruzione artificiale, imposta ai popoli europei per rendere possibile la creazione di un unico grande mercato continentale. Un mercato le cui regole sono dettate dai tecnocrati della Commissione Europea, tutti, chi più chi meno, legati agli interessi delle multinazionali e dell'alta finanza internazionale. Purtroppo anche quella extra-europea. Tecnocrati che, con l'avallo di un Parlamento europeo composto di ottusi e di ciechi, hanno imposto ai cittadini regole idiote, criminali e autolesionistiche, seppure dotate di una loro logica perversa. Tanto per dirne una, quella di favorire la grande industria trasformatrice alimentare a danno del mondo agricolo. Unita a quella di cancellare le peculiarità che differenziano un Paese da un altro. Esemplare è in tal senso la sorte assegnata all'olio extra-vergine di oliva per il quale non è più necessario indicare l'esatta provenienza ma soltanto il luogo di imbottigliamento, limitandosi ad indicare sull'etichetta “prodotto con olii comunitari”. Con tanti saluti al principio della “tracciabilità” e della salute dei cittadini. 

Citiamo il mondo agricolo perché è quello che è stato maggiormente penalizzato, specie quello dell'area Sud, a tutto vantaggio dell'industria trasformatrice del Nord Europa. Ed è proprio dalla Francia profonda, e non a caso, che sono venuti i maggiori favori per il Front National. Ma il disagio dei cittadini francesi (come di quelli italiani che votano Grillo) è stato accentuato dalla consapevolezza che l'Unione ha portato finora soltanto sacrifici e nessun vantaggio concreto. E che l'euro ha massacrato il livello di vita del ceto medio, accentuando gli effetti della crisi finanziaria originata negli Usa nel 2007-2008 che già di suo aveva provocato in Europa un aumento della disoccupazione. 

I cittadini europei hanno la precisa sensazione di non contare nulla nelle decisioni prese a Bruxelles che vengono fatte passare sulla loro testa con la complicità di governi collaborazionisti che si preoccupano soltanto di dimostrare in ogni occasione il proprio spirito “europeista”. 

I partiti odierni, in Italia come in Francia, non sono che la brutta copia di quelli che occupavano la scena prima della caduta del Muro di Berlino e che, quanto meno, avevano una loro precisa identità. Ormai non c'è più differenza, tranne che su questioni di poco conto, tra socialisti e post-gollisti, e tra il PD e i vari centrodestra italiani. Tutti a favore, acriticamente, della Commissione Europea della quale nessuno osa mettere in dubbio la legittimità anche se essa è composta di persone che nessun cittadino dell'Unione ha eletto. 

Parlare di “populismo”, squittendo di orrore come, hanno fatto le gazzette della borghesia italiana, è la conferma che siamo in presenza di uno steccato che separa i cittadini dai governanti e dalla tecnocrazia che li foraggia. Si criticano i cittadini che votano con lo stomaco e non con il cuore o con il cervello. Ma se uno non ha più da mangiare, se rischia di perdere il lavoro, di finire in povertà e di perdere pure la casa, come dovrebbe dimostrare il proprio disagio se non con il voto che è il primo strumento di democrazia? E questo a prescindere da ogni giudizio sulla signora Le Pen.

Irene Sabeni

L’estinzione del lettore

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