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La Ue lassù, sopra di noi

Nell’intervista di Mentana a Grillo di venerdì scorso a Bersaglio Mobile tanti gli argomenti discussi: una lunga intervista sulla quale ci sarebbe molto da scrivere. Ci limitiamo qui solo ad una breve annotazione.

Tra le questioni toccate ci sono state quelle del restare o no nell’Unione europea e del continuare, o meno, ad accettare l’euro come nostra unica moneta. E mentre Grillo sollevava le sue critiche, Mentana dava per scontato che l’attuale assetto sia non solo una “realtà che c’è”, ma una realtà imprescindibile. Ed è proprio di questo che desideriamo parlare: del fatto che la struttura tecnocratica del potere e la struttura tecnocratico finanziaria vengano presentate oramai come se fossero un tutt’uno assoluto ed ineliminabile. Così che la struttura tecnocratica del potere è diventata il fine unico dell’essere, e la struttura tecnocratico finanziaria è lo strumento unico dell’agire.

E l’euro e l’Unione europea, evidentemente, risentono del modo in cui il potere tecnocratico finanziario si è fatto inamovibile e assoluta realtà. Per cui occorre inquadrarli in questo farsi idolatrico mostro divino dell’attuale potere finanziario. Un potere che, in quanto “idolatrico”, si presenta come realtà assoluta; in quanto “divino”, si mostra come un assoluto bene; e in quanto “mostro” esso opera per quello che è, cioè secondo la sua più propria natura, che è, appunto, quella di mostro, a suo modo sovrumano.

Cioè a dire: l’assolutizzazione della tecnostruttura finanziaria (il Dio denaro) fa sì che anche gli strumenti che essa utilizza vengano a loro volta assolutizzati.

Per meglio illustrare quanto qui s’intende dire, è utile il concetto di ipostatizzazione. Ipostatizzare qualcosa di astratto significa trasformarlo in un’entità permanente, che trascende la dimensione storica e si staglia come una realtà immutabile. In quanto tale, essa viene sottratta alle possibilità di confutazione. Smette di essere un’idea come qualsiasi altra e si innalza al di sopra di chiunque, ivi incluse le generazioni future.

Di riflesso, inoltre, nega a priori la fondatezza di ogni istanza divergente: stabilito quello che è vero, per oggi e per sempre, ciò che se ne discosta non può che essere falso. Una specie di dogma, insomma. Che una volta applicato all’ambito politico, o economico, tende a fermare la Storia bloccando ogni suo processo di libera determinazione, dal ripensamento di quelle ipotetiche certezze al loro rifiuto più o meno completo.

In quanto l’ipostasi si erige a tutto assoluto, ciò che la contraddice sprofonda nel nulla. E in questo sta la malvagità dell’operazione, quando la si asservisca al potere: nell’assolutizzare la natura storica della realtà odierna, che di per sé è solo una delle innumerevoli realtà possibili, la si colloca al di fuori del flusso della condizione umana. Si aliena cioè la vita dalla vita. Si prende ciò che esiste ora e lo si spaccia per la manifestazione di principi universali e definitivi. Una mostruosa menzogna, dato che si presenta come eterno e unico bene, mentre nella sua fissità è diventato un assoluto e inamovibile male.

Che è appunto quanto sta avvenendo per l’Unione europea e per l’euro, che invece di essere considerati un contingente fatto storico, frutto di scelte opinabili, vengono presentati come un dato di fatto assoluto. Anzi, sono addirittura presentati come il “numen” portatore di eterna salvezza. O come il carro sacro su cui basta salire per andare verso una feconda ricchezza.

Se si vuole ragionare convenientemente su Unione europea ed euro occorre dire apertamente e con chiarezza che essi non sono affatto un puro dato, per cui al mondo non c’è altra vera realtà che quella “che-è” (anche se è soltanto inganno e miseria). L’Unione europea e la sua moneta sono una vicissitudine storica. Imperniata su un’illusa speranza di benessere economico-politico.

Forse agli albori dell’idea di unione europea i padri fondatori intendevano costituire, attraverso una lunga e lenta realizzazione, un’area di pace e un luogo di benessere per tutti i popoli che la abitano. Ma se anche così fosse, tale progetto è subito diventato uno strumento in mano al potere finanziario, nel segno di un pieno asservimento agli Stati Uniti d’America.

Molto spesso vediamo dentro la Storia come siano le ideologiche ipostatizzazioni a cambiare la mente dell’uomo anziché viceversa. Sarebbe bene ricordarsi che dall’età della pietra si è passati ad altro, non perché non c’erano più pietre, ma perché delle pietre non se ne è fatto un valore assoluto.

Tina Benaglio

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