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L’estinzione del lettore

Stando all’ultimo rapporto stilato dall’agenzia Nielsen, era dalla fine della seconda guerra mondiale che l’editoria non viveva una crisi così buia. I dati riportati dal Centro per il Libro e la Lettura nella Biblioteca Angelica di Roma sono chiari: se fino a tre anni fa la metà degli italiani si dedicava alla lettura, oggi la stima si è ridotta a un quinto dell’intera popolazione e, sempre secondo le statistiche, solo un esiguo 37% di essa ha acquistato almeno un libro nell’arco del 2013. Resoconti, questi, sconfortanti, eppure non sorprendenti. 

La sorpresa, piuttosto, sta nell’attribuire il rovinoso calo di vendite ancora e soltanto al generale fallimento economico, unico deus ex machina che sembra muovere le sorti del mondo. Le cose, però, stanno esattamente al contrario: a essere profondamente in crisi è tanto il commercio del libro, quanto il lettore stesso, oramai in via di estinzione.

Non può essere certo un caso se nel complesso, a differenza delle grosse e più supportate librerie in franchising, quelle piccole e indipendenti non hanno subito ingenti scossoni e hanno mantenuto comunque una costante di entrate e uscite, proprio grazie ai radicati lettori – non ai semplici clienti occasionali, consumatori soprattutto sotto le festività – la cui età media è di circa sessantacinque anni, appartenenti, dunque, a una generazione difficile da convertire alle nuove voghe tecnologiche, quale l’e-book; sembra però essere proprio questo, il punto della questione: la dimensione virtuale, insieme alle mutazioni quasi genetiche, che essa, impercettibilmente eppure rapidissimamente, ha insinuato tra le persone. 

I social network – che di sociale hanno davvero ben poco – rappresentano perfettamente il fenomeno che ha inciso maggiormente sullo sradicamento dalla realtà, andando a intaccare ciò che nell’uomo dovrebbe essere più intimo e meno condizionabile: il legame fisico, e dunque temporale, con l’altro. Sono ormai svariati milioni gli utenti in contatto tra loro da perfetti sconosciuti, che mantengono dei rapporti basati su uno scambio vacuo e prettamente autoreferenziale di informazioni: per dirsi amici, mancano loro la comunicazione e la socialità, che prevede non soltanto la fisicità, ma anche una scelta, una volontà e una cura da rivolgere a qualcuno in particolare. 

Una volta varcato uno spazio così privato e creativo, tutto il resto è già avvenuto: viaggi virtuali, finti profili, incontri immaginari ed eventi fittizi e fattizi, con un accumulo di iperrealtà, che induce  all’assuefazione e al disincanto. 

Anche un oggetto come il libro è stato investito da questo “non-luogo” che è l’iperrealtà; lo dimostra l’avvento degli e-book, in continua crescita sul mercato globale; infatti, mentre si rende “libera” la fruibilità della lettura, automaticamente si spersonalizza il lettore: un libro digitale appartiene a tutti, e quindi a nessuno. Per lo stesso meccanismo che si crea tra gli utenti, anche qui viene meno il rapporto stretto e diretto tra l’uomo e il libro: non potremo mai toccare, stringere, perdere o ritrovare un e-book, e nemmeno provare quella famosa gelosia del buon lettore che scaturisce dal sano e benedetto “possesso”, parte integrante di qualsiasi “appartenenza”. Soprattutto, poi, l’e-book non ci permetterà la memoria, insita in ogni oggetto personale, quando, sfogliando le prime pagine di un libro, rileggeremo una certa dedica lasciata da chi, forse, non ci sarà più e ci sembrerà di rimbalzare indietro negli anni, come avessimo appena rubato e morso una petite madeleine che fa male ma anche bene, o ancora quando, ritrovando alcune sottolineature (rigorosamente a matita), ricorderemo che quella frase esprimeva esattamente ciò che stavamo vivendo, senza sapercelo confidare.

Certo, il lettore di e-book, coltivato ormai in cattività fin dalla più tenera età – i bambini non giocano, non cadono e non si sporcano più, ma in compenso sono costantemente aggiornati – sembra destinato a sostituire, grazie a un semplice colpo di mouse, il vecchio e caro lettore, che si perde ancora nell’ozio di interi pomeriggi passati in libreria e alla fine compra quello che le sue economie non gli consentirebbero (è un autentico “evasore”, lui); il vecchio e caro lettore, dall’anima inattuale e pagana, che del libro predilige non solo la sostanza, ma anche la forma: il peso, l’odore, l’edizione ormai introvabile; il caro e vecchio lettore che sceglie tra mille altri il libro eletto, sentendone quasi, pagina dopo pagina, quella certa muta e rumorosissima corrispondenza.

Piacere dei piaceri, infine, sarà per questo vecchio e caro lettore trovare il posto adatto al libro nei suoi scaffali – accanto allo scrittore che gli terrà compagnia per similitudine geografica o fisiognomica – per andarlo a trovare come si fa con una persona cara, di cui si conosce a memoria la via di casa.

Così il nostro lettore, lontano dall’isolamento delle masse mediatiche, non rischierà l’estinzione: a salvarlo saranno questi suoi stessi “compagni di solitudine”, passati remoti e infiniti.

 Fiorenza Licitra

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