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Tasi: espediente da quattro baiocchi

La Tasi costerà almeno un miliardo di euro alle imprese italiane. La stima è stata fatta dall'ufficio studi della Cgia di Mestre, le imprese artigiane. Si tratta in ogni caso di un importo sottostimato perché calcolato usando l'aliquota minima dell'1 per mille. Nessuno infatti impedisce ai Comuni di praticare l'aliquota massima consentita del 3,3% per mille. 

In un momento di gravissima crisi per le imprese italiane, il governo, ma la considerazione vale pure per quello precedente, non trova di meglio che tassare gli “immobili strumentali” ossia tutte le aree destinate alle attività produttive, amministrative e commerciali. Con tanti saluti alle promesse di Renzi che aveva garantito di guidare il governo del fare per rilanciare l'economia nazionale

Peraltro anche Berlusconi, ai suoi esordi, si era presentato come l'uomo del fare, tanto che il ritornello dell'inno azzurro recitava “per fare, per crescere...”. Poi si è visto come è finita. 

Oltre al contenuto, il decreto legge del governo Renzi è gravissimo nella tempistica perché è stato il primo provvedimento partorito nella prima riunione del Consiglio dei ministri. Si tratta del solito espediente da quattro soldi, o da quattro euro, a fronte dell'incapacità di colpire le clientele che sostengono l'esecutivo, per ramazzare risorse finanziare e gonfiare le casse dello Stato. Il tutto per fare vedere all'Unione Europea che l'Italia riuscirà a tenere il disavanzo sotto il 3% rispetto al Pil, come previsto dal Patto di stabilità crescita. E questo nonostante l'esperienza abbia dimostrato che i due traguardi sono antitetici. Se c'è uno, non c'è l'altro. 

La conseguenza più palpabile sarà la caduta ulteriore della domanda interna e il peggioramento della situazione economica e finanziaria delle famiglie del ceto medio. In particolare quelle mono reddito, sia esso una pensione o un reddito da lavoro dipendente. E ancora di più quelle che si sono ritrovate senza una entrata e alle quali resta come unica ricchezza la disponibilità di un appartamento di proprietà. 

La Tasi, sempre secondo le previsioni della Cgia, alle quali si sono aggiunte quelle coincidenti delle varie associazioni di consumatori, potrà risultare ancora più onerosa della stessa Imu. Un'altra tassa ignobile partorita dal cervello malato di Berlusconi e Tremonti e poi varata da Goldman Sachs Monti

Confermata l'esenzione dalla Tasi per diversi immobili, sia chiese che palazzi, di proprietà del Vaticano situati in Roma, già esentati dall'Imu in applicazione delle norme dei Patti Lateranensi del 1929. Resta ancora da vedere, come per l'Imu, se gli immobili dei vari enti ecclesiastici, a Roma come altrove, potranno essere esentati dal pagamento della Tasi. La scappatoia è già bella che prevista nella legge che ha introdotto l'Imu. Basta che una parte di un edificio di proprietà di una congregazione (in teoria un 10%) sia destinata ad una non meglio identificata “attività sociale” ed ecco che scatta l'esenzione. Anche se l'immobile in questione, ex casa generalizia, sia stato nel frattempo adibito ad albergo. Per i pellegrini o per i semplici turisti. 

Idee chiarissime sulla Tasi sono state espresse da Giorgio Squinzi, patron della Mapei  e presidente della Confindustria. Già incavolati per l'Irap gli imprenditori vedono abbattersi un'altra mazzata sulle loro spalle. Squinzi in particolare, ricordando che la Mapei opera in 40 Paesi del mondo, dove la tassazione media delle imprese è al 34%, ha ricordato che quella italiana è sopra il 50%. Soprattutto per colpa dell'Irap. La Tasi, in tale ottica, è una nuova odiosa tassa patrimoniale. Si alzano le tasse, ha accusato, per raccattare risorse finanziarie invece di cercare di ridurre i costi per la gestione del Paese. Invece di ridurre le spese per mantenere in vita l'abnorme macchina amministrativa dello Stato e degli enti locali. 

Quelle del governo sono misure contraddittorie rispetto alle dichiarazioni ufficiali fatte da Renzi a più riprese. L'ex sindaco aveva parlato di ridurre il cuneo fiscale per aiutare le imprese nel ritrovare la competitività perduta. Ed invece è partito con il piede sbagliato, caricando le imprese di un nuovo balzello. Tanto più grave in un momento di crisi come questo, con una disoccupazione che sta crescendo verso il 13%. Al contrario, come prima mossa, tanto per dare il segnale di una svolta, Renzi e Padoan avrebbero dovuto tagliare l'Irap. Ma, evidentemente, hanno concluso che non era così urgente. 

Altre priorità premono sul governo a guida PD. Come il salvataggio della Sorgenia di De Benedetti e di conseguenza del gruppo editoriale L'Espresso-Repubblica. Il primo alleato mediatico del PD.

Irene Sabeni

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