Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Il debito sale, la patrimoniale si avvicina

Si stava meglio quando si stava peggio? La domanda è tutt'altro che retorica se riferita al debito pubblico che continua ad aumentare. All'epoca della defenestrazione di Berlusconi (novembre 2011) il debito era al 120,1%. A fine 2013 siamo arrivati al record storico del 132,6% sul Prodotto interno lordo, contro il 127% di fine 2012. Insomma, i governi cosiddetti “tecnici” di Monti e Letta hanno aggiunto molto di loro alla costruzione del disastro nel quale siamo immersi. 

E non vale molto la considerazione che ai tempi andati del Cavaliere, il disavanzo era al 4,2% ed ora si trova al 3%, con la possibilità di scendere a fine 2014 al 2,6% sul Pil (almeno queste le “previsioni”). Un traguardo che testimonierebbe dell'arrivo dell'Italia nella risicata schiera dei Paesi “virtuosi”. Quelli che, secondo una certa pubblicistica, cercano di non spendere i soldi che non hanno. Una impostazione neo-liberista che respinge sia sul piano teorico che su quello pratico i dettami delle impostazioni keynesiane che comportano una spesa pubblica per infrastrutture finanziata in disavanzo con il fine di favorire quella crescita economica che da troppo tempo manca in Italia. 

Siamo diventati “virtuosi” hanno gongolato in questo biennio i vari Monti, Letta e Renzi, con il contorno dei vari Grilli, Saccomanni e Padoan. Una attenzione alla spesa, la cosiddetta “spending review”, che ha comportato una politica di austerità che ha bloccato di fatto l'attività di decine di migliaia di imprese private, costrette in moltissimi casi alla chiusura. Il tutto seguito da un aumento della disoccupazione che ormai si avvicina alla quota del 13%. 

L'economia italiana si trova comunque in caduta verticale. Nel 2013 il Pil è calato dell'1,9% rispetto al 2012, contro previsioni più ottimistiche sia dell'Istat che della Banca d'Italia che parlavano di un meno 1,7%. Sempre meglio del calo del 2012, pari al 2,4% ma sempre di caduta libera si tratta. 

Il governo e i partiti che lo sostengono si accontentano del risultato del disavanzo e dell'incoraggiamento ricevuto dalla Commissione europea ad andare avanti nella politica di austerità, accompagnato dalla richiesta di realizzare le riforme “strutturali”, a partire da quella del mercato del lavoro. Soltanto se le imprese avranno libertà di licenziamento, ricominceranno ad assumere. Soltanto se potranno mandare via a piacere i dipendenti quando le cose incominceranno ad andare male, le imprese prenderanno in carico altro personale. 

Una impostazione che in una realtà lontana dalla nostra come gli Stati Uniti è la regola ma che è piuttosto duro pretendere di imporre anche in Italia. Ma è su questa strada che ci si sta incamminando. I sindacati collaborazionisti, ai quali si è aggiunta recentemente pure la Cgil, sono in linea di massima d'accordo. La fame di lavoro e la fame vera e propria sono così alte che anche i dipendenti saranno costretti ad abbassare la testa. Che questo possa comportare un aumento del Pil è però tutto da vedere. Il vero grande problema dell'economia italiana è infatti il crollo della domanda interna che è conseguenza dell'impoverimento delle famiglie italiane penalizzate dalla mancanza di lavoro, dalla  insufficienza, quando ci sono, di pensioni e retribuzioni ad assicurare un livello decente di vita. 

La politica economica del governo Renzi-Padoan appare in tal senso foriera di disastri ancora maggiori, considerato che comporterà un inasprimento della tassazione sulla casa. Si è parlato di abbassare il cuneo fiscale, le tasse sul lavoro. Una soluzione necessaria ma della quale finora non si è visto nemmeno un timido segnale. Nel frattempo Renzi e compagnia si gongolano con il calo dello spread tra i Btp decennali e i Bund tedeschi a 189 punti. I mercati credono nell'Italia e comprano i  nostri titoli pubblici, è la versione rivenduta all'esterno. Tutte balle. Nel novembre 2011 il debito era al 120,1% e lo spread era a 575 punti, il che comportò la caduta del Banana. Ora con il debito aumentato di oltre 12 punti percentuali aumentano le difficoltà del nostro Paese di rimborsare il capitale di lungo termine alla scadenza. Se allora lo spread cala dipende soltanto dal fatto che non è più conveniente per nessuno speculare contro i titoli di questo o quel Paese dell'Eurozona. Ci sono infatti il fondo salva Stati a calmierare le quotazioni comprando titoli decennali e la Bce a comprare titoli triennali. Ma è un giochetto che non potrà durare all'infinito e che giustificherà, purtroppo, da parte del governo, l'introduzione di una patrimoniale per ridurre un debito che, a causa della recessione, non potrà che crescere ancora. 

Irene Sabeni 

M5S: illusione, delusione, e qualche speranza

La crisi strutturale della forma capitale e la sovranità