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M5S: illusione, delusione, e qualche speranza

Credo che Luciano Fuschini nel suo articolo di ieri sulla Voce del Ribelle sconti un equivoco di fondo: credere che la “carica” rivoluzionaria, o presunta tale, del Movimento 5 Stelle si sia disinnescata per una serie di scelte e metodi precisamente identificabili adottati da Grillo&C. A cominciare dall’ingresso in parlamento, anziché preferire la via extraparlamentare. O le “gazzarre” comunicative, invece di sfruttare il palcoscenico del Palazzo per acquisire una più solida e autorevole credibilità, sia pur anti-sistema (ma su, senza vittimismi: la demonizzazione mediatica non dice nulla?). No, caro Luciano: il vizio d’analisi sta nell’aver nutrito l’aspettativa che potessero mai sovvertire davvero qualche ganglio vitale della macchina, tanto meno nell’arco di un anno. Pretendi troppo.

Personalmente, al contrario ad esempio del “nostro” Massimo Fini ho sempre ritenuto e scritto che il movimento di Grillo e Casaleggio (quest’ultimo privo della forza umana del primo e inquietantemente ammaliato dalla tecno-scienza e dall’ambigua Rete) non fosse “rivoluzionario”, ma al massimo proto-rivoluzionario: è utile, e perciò degno di appoggio critico, perché veicola un humus di stimoli, messaggi, demistificazioni e soprattutto sentimenti di rivolta globale contro tutto e tutti, che è necessario come il pane per nutrire un clima prodromico alla rivoluzione vera. Semplificando con un’immagine storica, il sogno è arrivare ad udire la frase che il duca di Liancourt disse a re Luigi XVI dopo la caduta della Bastiglia: sire, non è una rivolta, è una rivoluzione. 

Non ho mai creduto e non credo che i grillini espugneranno la nostra bastiglia. Perché, e qui invece sottoscrivo in pieno il fondatore di questo giornale online, le roccaforti-simbolo dell’Ancién Règime si conquistano e abbattono, ci piaccia o meno, con un urto violento. Che svolge la funzione di scintilla scatenante, ma che deve avere dietro di sé una determinazione da parte di un blocco sociale abbastanza potente da perseguire con durezza strategica il travolgimento delle istituzioni. Consapevolmente finalizzato al loro cambiamento strutturale. 

I Cinque Stelle sono una forza pacifica, costituita dall’uomo medio imbufalito ma indebolito dalla bambagia del benessere, e per di più col culo di pietra di chi scambia la sovranità popolare (demo-crazia) per una votazione online sul pc di casa. E, giova ripeterlo per l’ennesima volta, senza guide intellettualmente preparate e razionalmente convinte di dover fare tabula rasa, senza idee forti sul dopo, senza uno spessore culturale e politico tale da farsi carico di un’impresa epocale com’è accendere un focolaio di ribellione in un paese-chiave, come resta l’Italia, della gabbia europea, col lucchetto in mano agli Usa e il telecomando ai circoli finanziari apolidi. 

Io mi accontento, per ora, che una fiamma sia accesa. È piccola, non fa abbastanza luce, men che meno minaccia di bruciare le fondamenta, ed è fonte di continue delusioni. Ma c’è, e il suo fuoco ha in sé più del buono che del cattivo (il primo è tipicamente Grillo, proprio lui, l’unico vero grillino, perché molti pseudo-grillini pensano di giocare al bravo amministratore della cosa pubblica, vedi quelle anime belle giustamente espulse non avendo capito nulla, e purtroppo non sono i soli). Preferisco alimentare il tizzone, piuttosto che aggiungermi a chi si affretta a spegnere pure questo per un impaziente desiderio di perfezione rivoluzionaria che non fa i conti con la realtà. 

Alessio Mannino

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