Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

“Meno chiacchiere”, chiedono Fmi e Deutsche Bank

Matteo Renzi piace con riserva al Fondo Monetario Internazionale. L'organismo usuraio di Washington ha apprezzato il programma annunciato dal capo di governo. Molte delle riforme presenti nell'agenda del nuovo esecutivo sono le stesse, ha comunicato un portavoce, che il Fmi aveva “suggerito”, un eufemismo, ai governi passati di Berlusconi, Monti e Letta.

Il primo si sa che fine ha fatto, il secondo e il terzo sono naufragati nella loro inconsistenza, nonostante avessero dalla loro tutte le giuste frequentazioni, Moody's, Goldman Sachs e Bilderberg per il professor Monti e l'Aspen Institute per il nipote di cotanto zio. 

Dopo le parole ci saranno i fatti? La domanda che si fanno oltre Atlantico non è fine a se stessa. Non si tratta soltanto della richiesta di una riforma del mercato del lavoro che, al di là del termine, punta a creare un unico grande mercato globale nel quale siano uguali le retribuzioni ed il livello di sfruttamento con la possibilità di spostare a piacere i lavoratori come se fossero una materia prima, un prodotto finito o un capitale finanziario. Il lavoro ridotto a merce insomma. Dal punto di vista del Fmi, si punta a smantellare gli Stati nazionali per creare un governo mondiale in mano all'Alta Finanza. E e per fare questo è necessario spingere ed obbligare i governi a mettere in vendita le aziende pubbliche. In particolare quelle operanti nei settori strategici come energia, trasporti e telecomunicazioni che assicurano un minimo di sovranità nazionale. 

A Paesi come l'Italia una svolta del genere in questa fase può essere soltanto suggerita. Ad altri Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, che hanno chiesto prestiti al Fmi, è stata posta come la condizione per vedere i soldi. Del resto il Fmi, i cui primi finanziatori sono gli Usa, funziona da cavallo di Troia degli interessi americani. Svendi le aziende pubbliche nazionali e lascia che siano assorbite da quelle a stelle e strisce. 

Così Renzi, che si trova di fronte al compito di varare parecchie nomine nell'apparato dello Stato e nelle aziende pubbliche, avrà materia sulla quale meditare. Il governo Letta, fedele alla linea, aveva messo in vendita il 4,37% dell'Eni in mano al Tesoro. Un segnale di disponibilità verso la finanza anglofona e verso i concorrenti esteri dell'Eni che ha costituito un segnale non indifferente per mostrare il nuovo approccio dei governi “tecnici” italiani nei confronti del mercato globale. 

Il Fondo Monetario resta sostanzialmente fiducioso perché la credibilità del governo del fare è data dalla presenza di Pier Carlo Padoan che oltre che capo economista all'Ocse è stato un “membro apprezzato” del direttivo dello stesso Fmi,. L'opinione comune a Washington è quindi che chi abbia frequentato certi organismi non può che averne mutuato la filosofia operativa all'insegna della globalizzazione.

Più o meno le stesse considerazioni sono venute da Berlino, nonostante il recente amichevole colloquio telefonico che Renzi ha avuto con Angela Merkel. Machen, nicht sprechen. Fare le riforme non parlarne. Non ci si può limitare ad annunciarle e poi sperare che il miracolo piova dal cielo. 

I crucchi, abituati da sempre a fare bene le cose iniziate, a volte pure troppo, non hanno una grande considerazione degli italiani, considerati casinisti e mancatori di parola. I tedeschi, recita un detto, che è anche un luogo comune, amano gli italiani ma non li rispettano. Una diffidenza che negli ultimi due anni si è accentuata con il peggioramento della economia europea e con il calo della crescita tedesca che da un più 3% annuo come nel 2011 è scesa all'1% del 2013. 

Oltre che degli effetti della crisi finanziaria nata negli Usa del 2008, dicono a Berlino, è colpa anche dei Paesi dell'area Sud, come appunto l'Italia, che destabilizzano l'euro, continuando a pensare di poter vivere al di sopra delle proprie possibilità, come dimostra il debito pubblico al 133% sul Pil. Una ostilità di base che è stata accentuata dalla presidenza di Mario Draghi alla Banca centrale europea, accusato di avere impostato la sua politica monetaria in funzione del salvataggio dei Paesi scialacquatori dell'Eurozona che il cittadino medio tedesco vorrebbe abbandonare al loro destino. Una nomina, quella di Draghi, che in realtà è il frutto del ritiro del candidato tedesco, Alex Weber, dato già per sicuro nominato, che ha preferito ritirarsi e andare a guidare la Deutsche Bank. Ed è proprio dalla principale banca tedesca che è arrivato un bel siluro a Renzi, anche in questo caso in nome della necessità di fare seguire i fatti alle parole. Hai voluto la bicicletta, ora pedala. Hai voluto il governo, ora fai vedere se hai la forza di realizzare quel cambio di passo che da tante parti tutti ti chiedono. Soprattutto, alla Cancelliera che ti incontrerà il 17 marzo prossimo, fai vedere un programma ben dettagliato e realizzabile e non un libro dei sogni che il Parlamento finirà per respingere o stravolgere. Insomma la Merkel, tramite la Deutsche Bank, ha voluto inviare un preciso messaggio a Renzi. Fai i compiti a casa come un bravo scolaretto, taglia il debito pubblico se vuoi che la Germania ti sia amica. Fai le riforme che devi fare tenendo conto dei soldi che hai a disposizione. Taglia il cuneo fiscale e riforma la burocrazia statale. Soltanto così l'economia italiana potrà ripartire. E soprattutto basta con lo spreco di parole degli ultimi giorni all'interno delle quali c'era ben poca sostanza. 

Il programma di Renzi è infatti “troppo ambizioso”, accusa la Deutsche Bank. In un Paese di parolai come l'Italia è meglio porsi una lista di obiettivi più limitati da raggiungere e soprattutto realizzabili. Tutto il resto è fuffa.

Irene Sabeni

Cattivissima Raz24.com: parola di Lucignolo 2.0

Rehn: "Tagliate il debito con le tasse"