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L’esca del giorno: la diatriba sul senato

Riforma del senato sì, riforma del senato no. La contrapposizione del momento è questa: Renzi e i suoi sbandierano il sì come un cardine del rinnovamento generale, accusando chiunque vi si opponga di voler perpetuare lo status quo, con le sue prerogative istituzionali che si trasformano in fonti inesauribili di privilegi e persino di arbitrii; perciò, quali che siano le motivazioni addotte, chi si azzarda a eccepire è immediatamente etichettato come un sabotatore, un passatista non soltanto ottuso ma mosso da bieche ragioni di interesse, un “nemico pubblico” dell’Italia nel suo insieme.

Detto in maniera più stringata, Renzi & C. sono il bene e chiunque li contrasti è il male. Un discrimine che di fatto si irrigidisce in dogma e che si aggiunge a quelli disseminati in precedenza, a cominciare dalla pretesa che il modello occidentale, di matrice liberista e di cultura statunitense, abbia valore universale e sia destinato a condurci – o prima o dopo – verso “il migliore dei mondi possibili”.

La mistificazione, nel caso specifico, si basa innanzitutto sul far credere che il disastro nazionale dipenda da abusi specifici, sia individuali che di gruppo/fazione/cordata/camarilla, anziché dai vizi del sistema economico in quanto tale. Ancora una volta, si tratta di una mezza verità che viene espansa a dismisura nell’intento di dare una rappresentazione parziale, e quindi falsa, della realtà. La mezza verità delle colpe particolari, all’insegna dello sfruttamento immorale o addirittura criminoso, serve a far dimenticare che esse non sono affatto la causa principale di quanto sta avvenendo. Per quanto indiscutibili, e perciò meritevoli sia delle più drastiche sanzioni penali, sia del totale discredito politico, quelle violazioni sono a loro volta una conseguenza. Una sorta di trasferimento, nell’ambito dei partiti e della pubblica amministrazione, della stessa mancanza di scrupoli che è tipica degli speculatori: poiché quello è il seme, quella sarà la pianta. Anzi le piante, al plurale. Rigogliose e nocive come certe specie infestanti che uccidono le colture sane e annichiliscono i raccolti.

In una società che si basa sul massimo profitto la cupidigia, infatti, tende fatalmente a travolgere ogni correttezza, specialmente nel senso sostanziale del termine. Chi può mira a far modificare le normative a proprio vantaggio, vedi l’offensiva di Marchionne contro i diritti dei lavoratori e il maxi regalo del governo Letta alle banche con la rivalutazione “per legge” del capitale sociale di Bankitalia, innalzato di colpo da 156 mila euro a 7,5 miliardi. Chi non ha lo stesso potere sconfina facilmente nella vera e propria illegalità, in una girandola senza fine di favoritismi di ogni sorta. Inutile citare singole vicende: dalle tangenti ai rimborsi gonfiati l’elenco è non solo lunghissimo ma in perenne aggiornamento. E spesso, anche grazie ai tre gradi di giudizio e alle lungaggini dei processi, i reati rimangono impuniti.

Tuttavia, la radice dell’infezione non è qui. Come dimostrano proprio gli USA, di cui ci avviamo a ricalcare sempre di più le tracce – senza però disporre della stessa sovranità, che permette di incrementare all’infinito il “limite” del debito pubblico e di dopare il mercato interno a forza di interventi di quantitave easing – le enormi e insormontabili disuguaglianze sociali non sono dovute ai condizionamenti dei partiti e dei governi, ma allo strapotere di chi controlla i capitali.

Ammesso che Renzi riesca nel suo intento, quindi, l’Italia che si verrà plasmando sarà certamente più dinamica di quanto non lo sia stata finora: un dinamismo, però, che costringerà la generalità dei cittadini/lavoratori a convivere (finché morte non li separi…) con meccanismi durissimi e spietati. E allora, nell’attesa, potrebbe forse essere utile rivedersi “La conquista della felicità” con Will Smith, riflettendo un po’ sul rapporto numerico tra il singolo protagonista che ce la fa e tutti i suoi precedenti compagni di sventura che continuano e continueranno a fare la fila, già dalle cinque del pomeriggio, nella speranza di ottenere un posto letto per la notte.

Federico Zamboni

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