Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Dalla pelle al cielo -Ilaria Drago - Avagliano Editore

stelle%20al%20cielo.jpgUn padre che picchia e uccide la moglie mentre abusa della figlia tredicenne, una storia trita e usata di quelle che troppe ne senti al telegiornale e cambi annoiato canale… ma questo non succede con il romanzo di Ilaria Drago, perché non é notizia è romanzo, perché non è neppure un romanzo di denuncia, e ancor meno è strumentale alla tesi che ci sono più violenze in ambito domestico che in strada, perché Ilaria Drago racconta una storia e la racconta con straordinaria crudezza e impietosa sensibilità.

Non si creda, però, che per questo il problema non sia affrontato in pieno, anzi proprio per quello lo è. È raccontando prima di tutto una storia, che si riesce ad entrare nel vivo, a trasmettere sensazioni a denunciare stringendo con un pugno allo stomaco un lettore altrimenti distratto o infastidito dall’ennesimo “romanzo di denuncia”, magari velato di “vetero femminismi”. Se la Drago ha una tesi la porta avanti con intelligenza: la storia prima e se la storia c’è il messaggio discenderà da sé.

E la storia c’è, la Drago affonda con la precisione e la spietatezza di un bisturi nella psicologia dei personaggi, in particolare nella violenza vigliacca del padre della ragazzina, cui è affidato il raccontare la storia attraverso le pagine del suo diario di adolescente. È stupefacente anche come l’autrice sappia entrare nella psicologia della ragazzina e più ancora scrivere le pagine del diario con le riflessioni e descrizioni a un tempo ingenue e profonde proprie di un’adolescente.

La storia parte dalla morte della madre, poi viene vissuta in flash back, ripercorrendo le tappe che hanno portato alla tragedia, ma il metodo non toglie suspence , toglie speranza! Ancor più quando, altrimenti, si potrebbe credere potrebbe essercene, rendendo ancora più angosciante e opprimente l’atmosfera del romanzo, della casa dove la ragazzina vive, dove anche noi sembra quasi di essere, là a Strada Variante 853.

Ogni figura è tratteggiata con finezza e precisione psicologica, ogni atteggiamento, ogni azione è in linea col profilo del personaggio. Non una parola, non una mossa stonata o di troppo. Centrale è la figura del padre, con la sua ossessione per il rispetto, che esige e cerca negli altri, nel riconoscimento esteriore, in casa e in chiesa, perché probabilmente non riesce a trovarlo dentro, egli stesso si rende conto di non averne per sé. Personaggio che con la sua violenza vigliacca, di cui neppure accetta la responsabilità, ma anzi la scarica sulla figlia, suscita a moti di rabbia profonda… ma è anche lui per certi versi vittima, non solo carnefice, anche lui con i suoi drammi antichi e una società dove non riesce a trovare il suo ruolo. Un debole, e non c’è peggior violenza di quella che esprime frustrazione di un debole.

Nessuno nel libro è realmente innocente, salvo forse la figlia che invece si carica dei sensi di colpa che il padre, che la situazione che non può padroneggiare, insinuano in lei. Nessuno è innocente, non la madre, vittima sì, ma che non sa, non vuole vedere quanto accada in casa non solo a lei, che non sa trovare la forza per opporsi alla follia del marito. Marito sposato senza amore e che probabilmente sente e soffre anche di questo. Non Angela, amica della madre e puntello della figlia durante lo svolgimento del dramma, non lei personaggio positivo, sì, ma che forse è stata causa scatenante del dramma, andando ad incrinare le certezze piccolo borghesi (o meglio dire rurali trapiantate in città?) di uomo debole e instabile. Personaggio anche questo ben tratteggiato, che permette un scivolata Wicca, che tuttavia non stona, anzi, col personaggio. Non certo è innocente la nonna, che copre un figlio di cui conosce ogni misfatto, e che forse ha pagato anche lei un prezzo simile a quello della nuora, che la farebbe, sì vittima, ma anche doppiamente colpevole.

Un romanzo dalle strutture psicologiche dei personaggi impeccabilmente definite, che affronta con successo un tema difficile e delicato nella sua crudezza. Una narrazione che colpisce fin dalle prime pagine come un pugno allo stomaco e poi prosegue rigirando un coltello nel ventre, che forse non ci farà più stancamente cambiare canale quando sentiremo di nuovo notizie come questa, perché ahimè ne sentiremo di nuovo.

Una cosa, forse, manca nel romanzo, l’uomo, la figura dell’uomo, abbiamo sì dei maschi, ma sono solo vigliaccheria violenta, o adolescenti bastardelli o giovani bambacioni… ma chissà forse non è che mancano nel romanzo è che è proprio nella società che di uomini non se ne trovano più.

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Lunedi' 14 Luglio 2008 - Studenti e lavoro estivo

Il Pigneto Liberato Simone Ghelli 0111 Edizioni