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Raz24: Una WebRadio non è una radio

Ripartiamo da qui, perché qualsiasi tipo di sforzo in merito alla comunicazione e alla diffusione di questo progetto non può prescindere dalla sua “messa in forma”, e comprensione, per quello che è, e che dovrebbe diventare.

Posto ciò che abbiamo ribadito la volta scorsa, ovvero il tipo di messaggio che intendiamo veicolare attraverso questo media - messaggio complesso e per il quale non c’è, al momento, un pubblico di massa di riferimento - è su altri punti che dobbiamo concentrarci, per ottenere un obiettivo, il primo e imprescindibile, senza il quale ogni sforzo sarebbe vano: realizzare un media che valga la pena di essere “frequentato”. 

Il discorso può apparire superfluo per chi ci segue da tempo, e con fedeltà, perché evidentemente già apprezza e capisce ciò che stiamo facendo, ma nel tentativo di raggiungere altre persone non possiamo che continuare a migliorare il tutto per aumentarne la diffusione.

Ci sono due macro temi determinanti: contenuti e musica. Il primo più facile da affrontare, il secondo molto più complesso. Li sviscereremo entrambi, ma ancora prima è fondamentale capire il punto accennato poc’anzi.

Una WebRadio non è una radio: ogni momento che non teniamo a mente questo, anche noi qui in redazione e da questa parte del microfono, è un momento nel quale stiamo sbagliando.

Dal punto di vista della produzione le cose sono analoghe a quelle di una radio tradizionale in FM. Anche le attrezzature sono simili se non in molti casi coincidenti. Ma il sistema attraverso il quale si fruisce il nostro “segnale” è completamente differente da quello di una radio tradizionale. E si deve tenerne conto. Ogni istante. Sia per quello che si “passa” in audio, sia per come lo si passa, sia per come ciò deve - deve - essere accompagnato da vari altri interventi, di altro tipo, sul mezzo sul quale viene inviato il contenuto. Che è il web. Non un apparecchio radio domestico, non un ricevitore all’interno di un mezzo automobilistico.

Certo, Raz24 si può ascoltare anche in mobilità, con uno smartphone connesso alla rete, e dunque in ogni luogo, ma non in movimento, non in vera “mobilità”. Sia perché l’architettura del segnale internet, per wireless che sia, non consente fisicamente di ascoltarci mentre si fa ad esempio un tragitto in autostrada sia perché nel nostro Paese i costi di connessione sono talmente alti, e limitanti, che in tal senso siamo ancora lontani dal poter avere un servizio che consenta di seguire un media in streaming e in vera mobilità in sostituzione di un sistema radio in modulazione di frequenza.

L’aspetto “radio” di una WebRadio si conclude dunque solo in una parte del metodo di emissione e in una sola parte del metodo di ricezione: parlato e suoni da un lato, e ascolto dall’altro.

Ma l’altra parte, cioè la parte “web”, è determinante. E non solo in senso “limitante” (si può ascoltare solo su internet) ma soprattutto nel senso che libera una serie infinita di possibilità. Ribadisco: ogni volta che non lo capiamo, ogni volta che non ne utilizziamo tutte le possibilità, stiamo sbagliando. In primo luogo qui in redazione.

Ogni volta che apriamo il microfono e iniziamo a comunicare pensando che di là c’è qualcuno che “solamente” ascolta, ciò significa che stiamo commettendo l’errore di pensare di stare facendo una radio di provincia, o una radio del secolo scorso. È, nel caso, un nostro limite. Che dobbiamo superare.

Le possibilità di ampliamento che una radio ha se trasmette sul web, e in particolare “solo” sul web, sono principalmente di due tipi: ricezione in ogni parte del Paese (e del mondo) e capacità di estendere e ampliare la ricezione da parte dell’utente ben oltre il suono, ben oltre l’ascolto.

Sinteticamente: le casse acustiche di una radio in FM stanno alle orecchie degli ascoltatori come la pagina Web di una WebRadio sta alle orecchie, agli occhi e alle mani dei web-utenti. 

Le possibilità ulteriori di una WebRadio sono enormi. In sostanza: una WebRadio si ascolta, si vede, e si lascia interagire come nessun altra radio in Fm potrà mai fare. La limitazione della modulazione di frequenza è evidente in tal senso, tanto che le radio tradizionali negli anni si sono sforzate e si sforzano di aprire all’interazione attraverso le telefonate, gli sms, e da ultimo facebook e twitter. Noi, chi fa WebRadio, ha tutte queste cose, e ben altre, già installate nel proprio Dna. Non utilizzarle, ribadisco, è non saper fare il nostro mestiere.

E allora, dovrebbe risultare evidente come il player con il volume dal quale tutti ascoltano Raz24, e i suoni, e i parlati che da esso fuoriescono (cioè ciò che di “audio” noi emettiamo da qui) non è che una sola parte del tutto. È la pagina Web dalla quale trasmettiamo, i contenuti che vi sono sopra, che completano il vero cuore di una WebRadio. Senza tutte le parti non pulsa.

Facciamo un passo avanti, partendo proprio dalla pagina della quale stiamo parlando. Con una precisazione: certo, il nostro utente può anche solo “ascoltare” ciò che emettiamo. Il nostro utente magari ci segue mentre è nel suo studio professionale, mentre sta lavorando, o nel suo negozio, se ha un pc e una connessione a internet, oppure mentre è a casa, se inizia ad avere l’abitudine di tenere acceso il pc su Raz24 invece che una radio Fm o la televisione, e magari mentre svolge altre occupazioni. Ma è nel momento in cui lancia una occhiata al monitor, che “entra” sul serio in Raz24.

E ora: al momento Raz24 funziona come un media di trasmissioni, cioè di progetti separati che compongono un palinsesto. Sono a vario titolo riconducibili - ovviamente - a una visione d’insieme che è quella che conosciamo. I temi che sono al centro di ogni progetto, di ogni format, hanno un filo rosso comune, ed è inutile che ci torniamo sopra. Ma non siamo ancora un media “di flusso”. Che è ciò che dovremmo essere.

Ciò innesca un tema fondamentale: per superare la barriera critica in merito alla diffusione, Raz24 dovrebbe entrare nel “percorso quotidiano di navigazione” delle persone.

Questo percorso è quello che ognuno fa ogni giorno, consapevolmente o meno. Ognuno di noi ha alcuni siti che visita ogni giorno. Precisi. Sempre gli stessi. A questi si aggiungono altre pagine, alle quali si arriva da link, da rimandi, o da curiosità del momento. Ma quello che conta è il percorso “fisso”, cioè i siti che si visitano ogni volta in cui si accede a internet. E, si badi bene, non si tratta di decine e decine, ma di una manciata. 

Fateci caso, il percorso di ogni utente di internet è sempre lo stesso, ogni giorno. Esempio: Repubblica, Il Fatto Quotidiano, un paio di blog, facciamo tre, Facebook (è solo un esempio). Ecco, questa manciata di siti (ognuno i propri) che ogni giorno vengono visitati da un utente tipo, sono il percorso che quell’utente frequenta ogni giorno, ed equivalgono alla - unica - emittente radio che uno stesso utente di riferimento accende non appena entra dentro l’automobile per recarsi al lavoro. Sempre la stessa. Sino a che non si stanca, sino a che non trova qualcosa che lo incuriosisca di più, e che lo gratifichi sino a fargli cambiare percorso ogni giorno (o stazione in Fm), quella è e sarà la sua routine mediatica.

Ecco: per funzionare, Raz24 deve entrare nel “percorso” di quante più persone è possibile. E per entrare in quel percorso si deve necessariamente proporre qualcosa di interessante su base giornaliera. Per una WebRadio, più volte al giorno. Altrimenti basterebbe fare i podcast.

Un singolo articolo al giorno su in sito che pubblica solo articoli (ad esempio Il Ribelle) equivale a un singolo podcast, o a una singola trasmissione, su un mezzo che decide di diffondere contenuti audio. Non serve uno stream h24 in tal caso. Ma una WebRadio di flusso è altro: si può limitare la “trasmissione” in diretta ad alcune ore del giorno (9/19?) e per il resto si può mandare repliche, ma nelle ore di “diretta”, di aggiornamento, ciò cui si deve mirare è il flusso: in ogni istante, all’interno di quella fascia oraria, quel media deve offrire qualcosa che abbia le caratteristiche di immediatezza, interesse, aderenza alla attualità e ai temi che sono al centro del progetto. Senza soluzione di continuità.

Ognuno di voi ci segue da tempo, e tutti i giorni. Raz24 è una presenza quotidiana nelle vostre scelte riguardo a chi (o cosa) dare l’attenzione. Voi sapete che ogni giorno, per ora solamente in “audio” (o quasi solamente) e in orari ben precisi, qui c’è qualche cosa che vi può interessare. Ma siete solo voi ad averlo “capito”, siete solo voi a farlo. Perché “gli altri” non hanno idea neanche della nostra esistenza, e se per caso incappano in noi, perché magari seguono un link su internet, o su facebook, di certo non hanno la volontà di ascoltarci per due ore di trasmissione per capire che forse sarebbe utile e interessante tornare a farlo ogni giorno.

Ecco perché dico che ogni volta in cui noi esauriamo il nostro “lavoro” all’interno delle ore di trasmissione audio che facciamo stiamo sbagliando. Perché stiamo unicamente continuando a “cucinare” piatti per chi già conosce e apprezza la nostra cucina. È gratificante, ovviamente (oltre che enormemente faticoso) ma non fa aumentare il numero dei “coperti”, che è invece indispensabile per poter sperare che questo progetto possa andare avanti.

E allora è inutile inviare un tweet, o postare su Facebook un piccolo frammento in cui diciamo “stiamo parlando di Renzi su Raz24”. Perché lì fuori c’è un mondo di gente che parla di Renzi in quel momento. E chi non ci conosce già, dunque chi non sa che qui, “Renzi”, lo affrontiamo in modo nettamente differente da come fanno tutti gli altri, non è minimamente interessato a venire ad “ascoltare” cosa hanno da dire in merito Lo Monaco o Zamboni. Anche se fossimo in grado di chiarire meglio il tema del momento rispetto a come fanno altri sedicenti autorevoli opinionisti in qualunque altro posto.

Chiaro il punto?

Per capire cosa dovremmo sforzarci tutti di fare, a questo punto, cambio metodo. Parto dalla fine: Raz24 ha avuto i suoi picchi di ascolto, i momenti in cui siamo andati oltre la capacità del nostro server attuale, i momenti in cui ci hanno ritwettato, in cui ci hanno linkato, citato e commentato, insomma in cui abbiamo avuto visibilità oltre i confini della nostra comunità già radicata, in alcune circostanze particolari. E solo in quelle.

Queste:

- Quando abbiamo affrontato l’argomento del momento, cioè quello sul quale tutti gli altri media del nostro Paese si stavano concentrando (agenda setting)

- Quando ne abbiamo parlato con qualche nome “noto”

- Quando abbiamo trasmesso in diretta, e commentato, alcuni “eventi” particolari

- In alcuni contenuti resi disponibili in podcast, come interviste su temi cui parte della “rete” pone molta attenzione, e costantemente: tipo la sovranità monetaria

Da queste circostanze, poi, c’è stato qualcuno che ci ha scoperto. E qualcuno in meno ci ha apprezzato, cioè ha apprezzato il modo con il quale abbiamo affrontato il tema del momento e magari altre cose comunicate nel corso della trasmissione, tanto da essere tornato ad ascoltarci i giorni seguenti.

Da quel momento siamo entrati nel suo “percorso fisso quotidiano”. Un “utente” in più, una persona, potenzialmente, che un giorno potrà chiedersi se non valga la pena sostenerci, pur di farci andare avanti. Pur di continuare a beneficiare del “suo” media.

Mi fermo qui, per oggi. E vorrei sul serio avere vostri spunti sui quali riflettere, per il prossimo articolo di approfondimento su questo tema che sto preparando.

Perché a questo punto la prossima volta vorrei entrare nel tecnico specifico, cioè nelle scelte editoriali che dobbiamo fare, e come “comunicarle” attraverso il lavoro di ogni giorno, al fine di provare ancora una volta a migliorare Raz24.

Stay tuned,

vlm

11/03/2014 Diario di Bordo. Intervieni qui

10/03/2014 Diario di Bordo. Intervieni qui