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La Radio, di Lodovico Gualandi

                                             LA RADIO 


Sulla figura di Guglielmo Marconi, inventore della telegrafia senza fili e realizzatore della prima comunicazione a distanza mediante onde elettromagnetiche, esiste una larga letteratura che utilizza documenti e non di rado illazioni, intorno a un quesito che attraverso il tempo ha preso corpo anche nella coscienza meno informata e popolare: fu effettivamente Marconi l’inventore della radio? Oppure lo studioso italiano fu preceduto dal fisico russo Aleksander Popov, il cui primato si celebra ancora nella Russia postcomunista?

Ecco, allora, che un nuovo libro si aggiunge alle pubblicazioni esistenti, con una credibilità potenziale che sta nella formazione culturale e professionale dell’autore. Il libro si intitola semplicemente “La radio” ed ha per sottotitolo o sommario “La vera storia di una invenzione incompresa”. Ma ciò che importa  è il fatto che Lodovico Gualandi, estensore del testo, non è in senso stretto né uno storico né un giornalista e, tantomeno, un autore influenzato da idee politiche e vetuste ideologie. Al contrario, Gualandi è un tecnico molto esperto che ha fatto parte di una équipe, dell’Eiar e poi della Rai, responsabile delle stazioni trasmittenti a onda media, col corollario della competenza in fatto di antenne e di ripetitori radio a modulazione di frequenza e televisivi. Si tratta, insomma e scontatamente, di un appassionato di Marconi, ma soprattutto di un “addetto ai lavori”, in grado di capire sino in fondo la immensa portata della scoperta del grande Italiano e il torto che si consuma ancora oggi nei confronti della sua primaria invenzione.

Il libro, dal punto di vista formale, è scritto con grande semplicità e fortuna sicura del periodo, in modo che anche il lettore molto lontano dalla tecnica e dalla tecnologia delle trasmissioni senza fili, sia pronto nel capire di che cosa si parla. Mentre la tesi ultima del libro è quella di dimostrare cosa realmente realizzò Marconi e cosa va invece accreditato a Popov negli anni che contano – dal 1895 al 1898 – l’autore non dimentica di rappresentare in filigrana l’atmosfera di quei tempi ormai lontani. Questo pregio, insieme all’apporto specialistico di Lodovico Gualandi, fa di questo libro un vero romanzo, nel quale si agitano, però, le personalità e non i personaggi, gli attori autentici di una lunga vicenda, e non i posticci sia pure notevoli di una accezione letteraria. Il racconto, anzi il saggio sulla scoperta marconiana, anticipa pertanto il fascino di un luogo e la magia di un momento, di un grano topico della storia: da Poldhu in Cornovaglia a San Giovanni nell’isola di Terranova – attraverso l’oceano Atlantico – Marconi trasmette segnali affidandosi come inventore alla sua scoperta, come veicolo all’etere, come speranza a Dio.

“La radio” di Lodovico Gualandi – come libro in senso fisico – è articolato in capitoli e la scrittura è giustamente e spesso posta a confronto, tra caratteri tipografici comuni e il ricorso a proposizioni marcate in grassetto, allo scopo di porre in risalto la verità contro la semplice e corriva opinione, l’episodio reale contro la leggenda, la improvvida critica all’operato di Marconi contro il merito del premio Nobel per la fisica conferito all’inventore nel 1909.

L’autore del libro è troppo onesto con se stesso, e con il lettore, per porre in aperta evidenza i sentimenti di dubbia italianità e di una facile ubriacatura per la società sovietica, che portarono legna ad Aleksander Popov, lasciando al freddo del dubbio la figura di Guglielmo Marconi, superficialmente tacciato di fascismo per le nomine a senatore del Regno, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Accademia d’Italia. Lodovico Gualandi è sì un revisore, ma è talmente equilibrato da attenersi principalmente all’aspetto tecnico e documentaristico senza tralasciare, tuttavia, i sentimenti che lo legano a Marconi anche per la conterraneità della città di Bologna. Nel testo, ricco anche di aneddoti e di notizie riprese dalla stampa italiana e straniera, come da interviste di prima mano, non manca infatti il riferimento a un episodio narrato in un capitolo e sancito non a caso nella dedica del libro: un piccolo gruppo di prigionieri italiani in un campo di concentramento inglese, durante il Secondo conflitto mondiale, su progetto del soldato Bruno Porciani, realizzò un monumento proprio a Guglielmo Marconi, e una chiesetta, durante le ore di riposo dal lavoro obbligatorio.

“La radio” di Lodovico Gualandi è pubblicato da “Libri Sandit”, ha una magnifica copertina con bandelle, virata in colore seppia, e un ottimo allestimento tipografico. Nelle pagine è compresa una copiosa serie di fotografie, di fac-simile, di disegni tecnici, di fotocopie della stampa mondiale dedicata a Guglielmo Marconi.  

I ragazzi e i meno giovani con l’occhio alla televisione o l’orecchio applicato al telefonino, dovrebbero leggere questo libro. Se la mia voce avesse qualche autorità in materia di formazione, lo consiglierei anche nelle scuole – umanistiche o tecniche che fossero - come lettura informativa ed emozionale da gustare nel tempo libero. 


Liano Castelli





 

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