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martedì
lug222008

Via Ripetta, 218 - Silvia Pingitore - Giulio Perrone Editore

Via Ripetta 218 esiste  realmente, come esiste il liceo artistico che Silvia Pingitore, classe 1984, racconta, come
esistono probabilmente anche i ragazzi che racconta ed è un quadro
desolante quello che emerge dal romanzo della Pingitore, solo il professore
del Liceo ne esce peggio, docenti dal nome di pesci nell’acquario che è
 il Liceo di Via Ripetta.  

Se il quadro dell’adolescenza contemporanea è desolante, così non è per la scrittura dell’autrice che riesce a rendere in pieno le atmosfere un po’ surreali
delle vicende del liceo. Surreali ma non poi così tanto, con docenti incompetenti
e svogliati più dei ragazzi, confusi e smarriti senza neppure avere coscienza
di esserlo. Sono finiti ormai i tempi dei liceali politicizzati, impegnati e
incazzati… ed è meglio così, perché le poche volte che esce fuori qualche
abbozzo di coscienza politica si palesa una generazione che ha poche idee ma
confuse, molto confuse… e anche molto poche.

Colpa di chi dovrebbe educarli, ma anche colpa loro che nulla fanno per uscire dagli stereotipati modelli di ignoranza che il sistema impone, colpa
anche loro e che non possono scaricare in toto la responsabilità sulla società,
perché da licei come quello possono uscire scrittrici come la Pingitore in
grado di usare ottimamente l’italiano, anche quello corrotto del suo Liceo se è
quella la lingua più adatta a descrivere senza remore, ma con quel giusto di
ironia e indulgenza una generazione… o forse solo un liceo (preferisco sperare
sia così), perché il Liceo di Via Ripetta è un mondo particolare rispetto agli altri
Licei Roma.

Un libro sugli mondo degli adolescenti, ma non una “mocciata”, siamo di fronte a
storie surrealmente vere, disarmanti ma con una loro tenerezza. Mondo
di
adolescenti raccontato dall’interno, raccontato agli adulti; non il mondo di
un’adolescenza
che non è raccontato dall’esterno agli adolescenti. 

Via Ripetta 418, pur offrendo uno spaccato particole e parziale del mondo
adolescenziale, come tutti i buoni romanzi riesce a spiegare del mondo
che
descrive molto più dei fiumi di parole che sprecano sociologi e saggisti.
Si
può comprendere molto da questo romanzo e soprattutto lo si può comprendere
accompagnandolo
al piacere della lettura. 

Silvia Pingitore, in questo suo primo romanzo, dimostra di avere tutti i numeri per essere
una scrittrice di razza, speriamo non tradisca le aspettative
e non si perda
come i poveri adolescenti nell’aquario-liceo di Via Ripetta 218.

Ferdinando Menconi

 

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