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Fini: Karzai china la testa, i Talebani sono alle porte di Kabul, e non fatevi prendere in giro sull'India

di Massimo Fini

 

Da varie parti (Guido Olimpio sul Corriere della Sera per tutti) si cerca di collegare gli attentati in India con la vicenda afgana.

Sono due cose che non c'entrano nulla. In Afghanistan si combatte una lotta di liberazione contro la presenza di truppe straniere, in India non c'è nulla di tutto questo. Del resto non c'era nessun afgano nei commandos che colpirono le Torri Gemelle, né un solo afgano è stato mai trovato nelle cellule, vere o presunte, di Al Quaeda scoperte dopo l'11 settembre e nessun afgano è coinvolto negli attentati a Mumbai. Ma il significato del tentativo di collegare Afghanistan e India è chiaro: legittimare, in nome di una generica lotta al terrorismo, un'occupazione cui, adesso che i Talebani sono alle porte di Kabul, si ribella persino Hamid Karzai, il presidente fantoccio degli americani.

Karzai tre giorni fa ha convocato gli ambasciatori dei Paesi Nato presenti in armi in Afghanistan e ha posto due condizioni. 1) Che sia concordato subito un calendario del ritiro delle truppe straniere dal Paese. 2) Che cessino immediatamente le azioni militari, soprattutto aeree (molte delle quali sono effettuate con Dardo e Predator, bombardieri senza equipaggio ma armati di missili, comandati dal Nevada) nelle aree civili. 

In caso contrario ha minacciato di intraprendere subito negoziati diretti con il Mullah Omar. Poiché Karzai sa benissimo che questo va contro la volontà di Washington che intende anzi portare altri 20 mila soldati in Afghanistan come ha affermato l'appena beatificato Obama, ciò significa una cosa sola: che la situazione in Afghanistan è talmente compromessa per gli occidentali che ormai Karzai ha più paura dei Talebani che degli americani.

Massimo Fini

(27 Novembre 2008)

RASSEGNA STAMPA DEL 27/11/2008

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