Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Silvio Berlusconi e Giustina Putet

30/09/2009

di Massimo Fini

Non si era ancora spenta l'eco dei "farabutti" appioppato dal premier a chi nel Parlamento, nei giornali, nelle Tv non la pensa come lui o, peggio, lo critica, che Silvio Berlusconi, parlando a Milano dal palco della Festa della Libertà, ha scandito in un crescendo rossiniano: "Abbiamo un'opposizione che brucia le sagome dei nostri militari, che inneggia a "meno sei", che brucia la bandiera americana e la bandiera di Israele. Non accettiamo un'opposizione di questo tipo nel nostro Paese. Vergogna! Vergogna! Vergogna!"

Inutilmente in serata il portavoce Paolo Bonaiuti, intuendo che il premier aveva fatto abbondantemente pipì fuori dal vaso, ha cercato di spiegare che "Berlusconi ha voluto semplicemente deprecare alcune scritte vergognose da attribuire non ai partiti della sinistra parlamentare ma a frange estreme della sinistra extraparlamentare". Quelle parole, trasmesse in Tv, le hanno sentite tutti. E si riferivano all'opposizione. Ora, a parte il fatto che l'opposizione parlamentare ha sempre sostenuto, col voto, la missione italiana in Afghanistan -ma a questo punto diventa quasi un dettaglio- nessuno nella sinistra, parlamentare ma anche extraparlamentare, si è mai sognato di inneggiare alla morte dei soldati a Kabul. Le scritte oltraggiose sono comparse solo in alcuni, pochi, centri sociali. E poi cosa vuol dire quella frase "Non accettiamo un'opposizione di questo tipo nel nostro Paese"? Che il premier si appresta forse ad espellere in blocco l'opposizione dall'Italia, così come sta cercando di espellere, attraverso i suoi ministri e sottosegretari, dalla Rai-Tv i personaggi che non gli garbano (prerogativa che in nessun modo appartiene al Governo) bollandoli insieme agli oppositori di sinistra come "elementi antiitaliani" espressione che ricorre ogni giorno anche sui suoi giornali quanto mai sinistra perché ricorda le purghe staliniane contro gli "elementi oggettivamente antisovietici"?


Insomma un discorso così grave, pronunciato in un contesto già grave, che ha indotto il pur prudente, cauto, misurato Pier Ferdinando Casini, alieno per temperamento e formazione politica da atti clamorosi, a chiedere l'intervento del Quirinale e dei presidenti di Camera e Senato perché "il premier non può in alcun modo falsificare e ridicolizzare l'opposizione di questo Paese che ha difeso e difende i militari italiani impegnati in missione di pace". E il Capo dello Stato ha raccolto l'invito e ha difeso, una volta tanto, l'opposizione pur riuscendo, tortuosamente, a non nominare mai il premier.
Tutto risolto quindi? No. Perché il problema è fondamentalmente un altro. Ciò che ha impressionato nel discorso del premier, inframmezzato al solito con frizzi, lazzi e battute galanti alle signore, non è solo il contenuto ma il tono, violentissimo, isterico, delirante, un tono che sarebbe inquietante anche se Berlusconi, invece di attaccare i gangli stessi della democrazia, avesse parlato della marmellata.


Ciò che è in dubbio, bisogna pur avere il coraggio di affrontare questa questione, è la salute mentale del premier. Quel delirio di onnipotenza, che in passato ha permesso all'uomo di ottenere notevoli risultati (perché non si raggiunge nulla se non c'è un certo scarto fra i propri sogni e la realtà) è diventato ora patologico, devastante, incontenibile, distruttivo e autodistruttivo. "Mio marito è malato" disse qualche mese fa la moglie Veronica, lamentando che gli amici, o presunti tali, e i suoi sottopanza invece che aiutarlo a contenersi nei suoi deliri lo incoraggiassero, così come lo ha incoraggiato, osannandolo, l'altro giorno a Milano la folla dei suoi adoranti fan.
Temo che se nessuno dei suoi è in grado di far capire al premier che ha imboccato una brutta e ripidissima china, o se lui stesso non ritrova la propria piena lucidità, Silvio Berlusconi sia destinato a fare la fine di Giustina Putet (per chi ricorda "Clochemerle" il boccacesco romanzo di Chevalier). Farà cioè, prima o poi, qualcosa di così clamoroso da richiedere l'intervento della forza pubblica. Non per ragioni penali. Ma mentali.

Massimo Fini

L'incontro di Bonn: uno strappo per Yalta?

RASSEGNA STAMPA DEL 07/10/2009