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Anteprima numero 6 - marzo 2009

Distruggiamo i media di massa

di Massimo Fini

Io credo che se si farà ancora una Rivoluzione in Occidente non sarà contro le classi politiche, i governi, la finanza, le Banche. Sarà contro i Media. Contro i mezzi di informazione di massa. Non intendo qui la cattiva informazione, ma l'informazione "tout court", l'informazione in quanto tale. La parola (e ancor più l'immagine) è diventata una barriera fra noi e la vita. L'occhio che doveva aprirci il mondo ci ha, in realtà, rinchiusi in casa ridotti in cattività. E questo vale per tutto il sistema dei media, nelle dimensioni gigantesche che è venuto via via assumendo, per la TV, per Internet, per le e-mail, per gli sms, per i cellulari, per l'i-pod, per la radio, per la carta stampata. (...)


Ribelli e operativi

di Federico Zamboni

Non li avevamo autorizzati, a fare quello che hanno fatto. Non li avevamo autorizzati a trasformare le Borse in casinò dove giocano loro e paghiamo noi, in templi della speculazione in cui l’unico obiettivo è arricchirsi con qualsiasi mezzo. Con qualsiasi trucco. Non li avevamo autorizzati a mettere a repentaglio la vita di noi tutti in nome della loro smania di profitto.  Ma facciamo finta di sì: facciamo finta che, invece di un inganno deliberato, e dunque di una vera e propria truffa, si sia trattato solo di un gigantesco equivoco. Loro non ne hanno mai parlato in maniera esplicita – così esplicita da essere certi che la generalità di noialtri cittadini capisse fino in fondo in che razza d’avventura ci stavano gettando – e noi non abbiamo avuto il tempo e la voglia di approfondire. Li abbiamo lasciati fare. Poiché certe cose c’erano sempre state, quanto meno dal secondo dopoguerra in avanti, le abbiamo considerate, quasi sempre inconsciamente, come dei dati di fatto.  (...)

Mutui e libero mercato

di Valerio Lo Monaco

Chi segue da tempo la nostra pubblicazione, e ancora di più chi riflette sulla realtà che ci circonda senza farsi convincere dalla rappresentazione che ne viene offerta dai media di massa, già ha capito bene che la "mano invisibile " di Adam Smith la si avverte soprattutto quando il libero mercato, che libero non è, fa in modo che tale mano assalga alla gola delle persone togliendole ossigeno.

Esistono innumerevoli casi dove i conti del dogma liberista su domanda e offerta non tornano. Ce ne accorgiamo giorno per giorno e soprattutto, anche per molti scettici di sempre, nella realtà che ci circonda in maniera incontrovertibile soprattutto negli ultimi anni. (...)

Milano: casa dolce casa

di Francesco Cappuccio

A Milano il diritto alla proprietà immobiliare è negato ad una fascia di cittadini sempre più ampia. Le leggi del mercato hanno lasciato spazio alla regole del “cattivo gioco” dove partecipano i “buoni visi”. Sono quelli, per esempio, degli studenti universitari che incontri alla Cattolica. Dove si trova una bacheca, con le offerte e le domande di stanze o locali, da tutti consacrata come  “la più aggiornata”. Ecco alcuni esempi. Zona Loreto, 2 posti letto in appartamento di 50 mq a 930 euro. Via Washington, appartamento con 2 posti letto a 1200 euro. Via Vigliani, 2 posti letto (in divano letto perché ha la sala doppia, ma niente camera) a 1000 euro. Viale Umbria, stanzetta singola a 500 euro. Via Giambellino 130, camera singola a 400 euro. “Affittare casa a Milano per noi studenti è svantaggioso, – dice Andrea Randazzo, 22 anni, originario di Catania e oggi studente alla Cattolica - i costi di agenzia sono troppo elevati, la percentuale è fissa del 15%. (...)

Roma: il tetto che non c'è

di Giuseppe Carlotti

Il 27 febbraio 2008, durante un’intervista a Radio Uno, Silvio Berlusoni annunciava un grande piano di edilizia popolare. In tale occasione, il Cavaliere parlò di “Un piano che sarà sostenibile per le finanze pubbliche, in quanto i proprietari di terreni che saranno requisiti saranno risarciti e avranno la possibilità di edificare. Chiameremo le banche per dar vita a mutui trentennali”. Per i giovani in procinto di sposarsi, sarebbe stata addirittura messa a disposizione “una casa di proprietà, con  una spesa anche inferiore agli affitti che oggi si pagano nelle città italiane”. All’intervistatore, che mostrava un certo scetticismo, Berlusconi replicava prontamente che “Il piano per un’edilizia rivolta ai giovani è già stato preparato nei dettagli”. Ad un anno di distanza, le parole sono ancora lì registrate in digitale e disponibili su internet, ma di fatti neanche l’ombra. (...)

Bye bye illusi del No Dal Molin

di Alessio Mannino

Se una rivolta non produce un pensiero che va al di là della rivolta stessa, come una crisalide malnata resta imbozzolata e muore. è questa la lezione che viene dal caso Dal Molin. L’opposizione popolare alla seconda base Usa di Vicenza non ha saputo e non ha voluto compiere il salto di qualità politico e culturale che le avrebbe permesso di assurgere a faro delle tante proteste vigorosamente localiste sparse per la penisola. Aveva tutte le premesse per farlo, dalla natura sovranazionale del diktat imposto da Washington al comune servilismo filo-americano dei governi di destra e sinistra. Tutte le premesse tranne una: gli attributi intellettuali per capire che con la riunificazione della 173sima brigata di parà statunitensi in un’area di 587 mila metri quadrati dell’ex aeroporto Tommaso Dal Molin, non era in gioco l’integrità urbanistica della città palladiana. Né l’araba fenice della pace universale. La posta era molto più alta: la libertà della popolazione vicentina e la dignità del nostro Paese. Che non merita più, se mai l’ha meritato, il blasone di Stato o di Nazione. Ma solo la qualifica di un punto geografico nella mappa imperiale americana. (...)

Hamas: causa o effetto?

di Lucrezia Carlini

Il conduttore televisivo ha un momento di esitazione. Il suo talk show sul conflitto israelo-palestinese si sta avvitando su se stesso. Il casting è inattaccabile: c’è il rappresentante della comunità ebraica, il giornalista di esteri, la pacifista israeliana, l’ospite filo-palestinese. Ma il rappresentante della comunità ebraica dà segni di nervosismo. Qualcuno ha già nominato gli accordi di Camp David. Il conduttore ha un sussulto di coscienza, e la sua coscienza gli dice che l’audience sta precipitando. Naturalmente ha un asso nella manica. Sempre lo stesso, infallibile. Alza la voce per sovrastare quella dei due ospiti-nemici. Quando ottiene un rancoroso silenzio fa una pausa studiata e poi chiede al filo-palestinese, guardandolo negli occhi perché non possa mentire: «Ma Lei riconosce il diritto a esistere dello Stato di Israele?». È una domanda senza appello. Una domanda retorica con risposta affermativa. Non ammette dubbi. Oltre il sì c’è il consesso degli esseri umani civilizzati, democratici, ammessi in società. (...)  

Cuba: il passaggio del testimone

di Alessia Lai

Quest’anno Cuba ha festeggiato le sue “nozze d’oro” con la Rivoluzione. Cinquant’anni di storia difficili, durante i quali «Una dopo l’altra tutte le amministrazioni nordamericane non hanno mai smesso di cercare di forzare un cambio di regime», come ha detto Raul Castro nel discorso in cui, il primo gennaio scorso, a Santiago de Cuba, ha celebrato l’anniversario della vittoria contro Batista e i suoi burattinai statunitensi. Il fratello minore di Fidel, il condottiero di quella battaglia, ha ora le redini del potere nell’isola caraibica, almeno formalmente, visto che, nonostante l’età e gli acciacchi, il lider maximo continua a indirizzare la politica cubana con i suoi scritti, quasi come un “presidente ombra”. (...)

Democrazia: capovolgere prima dell'uso

di Massimo Mazzucco

Oggi di italiani contenti se ne trovano pochi.

Che siano di destra, di sinistra o indecisi, ormai quasi tutti sentono il fiato della crisi economica sul collo, e si lamentano sistematicamente ai quattro venti.“Paese di merda!” “Io me ne vado, qui non si può vivere”. “Siamo governati da una banda di delinquenti”.

Naturalmente lo sappiamo tutti che quella “banda di delinquenti” la votiamo noi, ma se qualcuno prova solo a suggerire di smettere di votarli, si sente rispondere con disdegno che "tanto non cambia nulla".

Il problema è tutto qui. (...)

C'è un cuore in quelle macchine

di Alessio Di Mauro

«Alzare la testa!...Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!» Parigi, 20 febbraio 1909. È passato esattamente un secolo da quando con queste parole – che chiudevano il manifesto del movimento – la “caffeina d’Europa” Filippo Tommaso Marinetti portava alla ribalta internazionale, attraverso le colonne del quotidiano Le Figaro, il primo movimento artistico d’avanguardia “globale”. Stiamo parlando del Futurismo: l’unica avanguardia italiana della cultura europea che sarà poi matrice e punto di riferimento per tutte le altre. (...)

Usciti ieri: il Signore delle mosche

di Carlo Gambescia

Il Signore delle Mosche (Lord of the Flies) di William Golding non è  un semplice romanzo. Ma qualcosa di più. Andrebbe utilizzato, da ogni buon docente di sociologia, nei corsi universitari del primo anno sulle basi socio-antropologiche dell’interazione sociale e politica. Ovviamente, non ne facciamo un mistero, lo si dovrebbe impiegare per controbattere i miti rousseauviani del buon selvaggio e del cattivo cittadino, duri a morire nei licei italiani. (...)

Musica: Gay a caccia di streghe

di Federico Zamboni

Corto circuito: la minoranza gay scambia una canzoncina mediocre per un messaggio alla nazione – che avrebbe il potere, una volta lanciato dall’autorevolissimo palcoscenico di Sanremo, di rinfocolare gli antichi pregiudizi nei confronti degli omosessuali – e si comporta come la più integralista delle maggioranze. Anzi: non aspetta nemmeno di aver ascoltato la canzone. Si accontenta del titolo. Giusto il tempo di apprendere la fatale successione di quelle tre parole, Luca era gay, e la sentenza è già scritta. Nessun dubbio: l’uso dell’imperfetto implica che il suddetto Luca non è più gay. E questo, va da sé, implica a sua volta l’intenzione dell’autore di far capire che l’omosessualità non è una condizione naturale e perpetua, bensì una malattia. Un’alterazione psichica dalla quale si può guarire. Come guarisce, appunto, il protagonista del pezzo. (...)

Festa di quasi addio

di Ferdinando Menconi 

Dopo tanto Hollywood, dove trovare simbologie e spunti di riflessione necessita una laboriosa opera di scavo e cercare l’arte è solo tempo perso, dedichiamoci a uno dei tanti capolavori della cinematografia francese, diretto da uno dei suoi maggiori rappresentanti, Bertand Tavernier, e recitato da un cast che neppure gli Stati Uniti si possono permettere: Philippe Noiret, Jean Rocheforte e Jean Pierre Marielle. Un tripudio di “Cesars”, altro che Oscar, e allora “Que la fête commence ”! 

La festa comincia la domenica delle palme del 1719 sulle falesie di Bretagna, a quattro anni dalla morte di Luigi XIV e a 70 dalla Rivoluzione, fra le deportazioni forzate in Louisiana e un improbabile rivolta bretone, all’alba di un secolo di radicali cambiamenti durante la libertina reggenza del Duca d’Orléans, autore, peraltro, della colonna sonora del film. (...)

 

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RASSEGNA STAMPA DEL 10/03/2009

RASSEGNA STAMPA DEL 09/03/2009