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La leggenda del pluralismo “hic et nunc”

Ghedini attacca Report a priori, per la puntata su Berlusconi, e invoca il diritto di replica preventiva

di Federico Zamboni 

 

Della questione in se stessa non parleremo. Non in questo articolo, quanto meno. Quello che ci interessa oggi non sono le proprietà di Berlusconi in quel di Antigua, paradiso fiscale inserito nella lista ufficiale dell’Ocse, ma le pretese del suo A.I.S.P.E. (Avvocato In Servizio Permanente Effettivo) Niccolò Ghedini. Il quale, non appena ha saputo che quelle proprietà sarebbero state al centro della prima puntata del nuovo ciclo di Report, si è affrettato a chiedere che la trasmissione non venisse messa in onda. 

«Come già detto in un precedente comunicato – si legge nella nota diffusa ieri pomeriggio – tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza. L’immobile è attualmente e regolarmente intestato al presidente Berlusconi e non già a fantomatiche società offshore e non vi è nessuna indagine né in merito ai trasferimenti di denaro e né in merito all'immobile. È evidente quindi la strumentalità delle ricostruzioni offerte che saranno perseguite nelle sedi opportune. Sarebbe davvero grave se la Rai mandasse in onda un programma con notizie così insussistenti e diffamatorie e senza alcun contraddittorio.»

Passi l’affermazione iniziale, comunque capziosa, per cui “tutta la documentazione è a disposizione per qualsiasi controllo in assoluta trasparenza”: a disposizione di chi? È chiaro che una miriade di cose, a cominciare dagli atti processuali che siano divenuti di dominio pubblico, sono tecnicamente “a disposizione” di chi si voglia prendere la briga di andarsele a cercare da solo, ma si dà il caso che una delle funzioni dei media sia appunto questa. Portare alla conoscenza della generalità dei cittadini ciò che giace in questo o quell’archivio. 

Passi anche la minaccia di azioni legali, che fa parte dei tic degli avvocati e, in quanto tale, va rubricata tra le espressioni di rito. Le persone qualunque si dicono buongiorno e buonasera. I legali – e quelli che si atteggiano a legali senza esserlo, come nelle baruffe di condominio – preannunciano querele e denunce assortite. Anzi, “si riservano” di presentarle: a sottolineare non già la possibilità di un accomodamento amichevole ma il potere latente di trascinare la controparte in tribunale e, sottinteso, farla pentire amaramente della sua insolenza. 

Il punto cardine è un altro. È quel «senza alcun contraddittorio», che postula l’obbligo di non dire alcunché se non si assicura l’immediato diritto di replica alla persona di cui si parla. E che, perciò, rinvia a uno dei più ipocriti e abusati luoghi comuni della televisione italiana: quello del pluralismo “hic et nunc”, che nella sua versione più burocratica e ottusa ha condotto alla corbelleria per eccellenza della par condicio di stampo elettorale. Sulla cui base, ad esempio, si pretenderebbe che ad Anno Zero i tempi concessi a chi rappresenta i diversi schieramenti fossero calcolati col bilancino: tot minuti a chi attacca il governo, tot minuti a chi lo difende. Oppure, come tanti conduttori si precipitano a rimarcare non appena qualcuno degli intervenuti chiama in causa chiunque non stia partecipando al programma, «Tizio non c’è e degli assenti non si può parlare!».

Idiozie pure. I dibattiti televisivi, e a maggior ragione i servizi giornalistici e le inchieste, non sono procedimenti giudiziari in cui i diritti delle parti devono essere garantiti in ossequio a procedure rigorose e inderogabili. Un conto è il diritto di rettifica, che è espressamente previsto dalla legge ma che sottosta a determinate condizioni e che, in ogni caso, si esercita a posteriori; ben altro è questa pretesa, alla Ghedini, di bloccare le trasmissioni in via preventiva, solo perché non se ne condivide il contenuto o, per essere più precisi, il taglio editoriale.

In questa smania di controllo, che specialmente quando proviene da chi sta al governo sconfina nella censura, non c’è solo l’arroganza del potere. C’è soprattutto una concezione del pubblico, ovverosia dei cittadini, come una massa di ottenebrati in balia delle suggestioni di giornata. Un gregge volubile che segue di buon grado il pifferaio di turno. Ammettendo che questo sia vero – e in parte lo è senz’altro, come dimostra l’attenzione morbosa per la vicenda di Sarah Scazzi, su cui peraltro sia la Rai che Mediaset hanno speculato e continuano a speculare a tutto spiano – le conclusioni dovrebbero essere permanenti e onnicomprensive: invece, come sempre, dipende dal tornaconto. Se l’imbonitore sei tu, allora il pubblico che ti dà retta è maturo e consapevole. Se ad arringare è qualcun altro, chi lo sta a sentire è una specie di subnormale che va difeso da se stesso. Le ovazioni a Berlusconi sono la voce del popolo. Gli alti ascolti di Anno Zero, o di Report, sono il segno dell’allarmante facilità con cui la gente si lascia manipolare da loschi figuri come Santoro e la Gabanelli (e come Travaglio).

 

Federico Zamboni


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