Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Aborti tardivi e omicidi legalizzati

All'ottavo mese. Prima si uccide il feto, poi lo si estrae. Se la madre dichiara di avere problemi psichici (e denaro)

di Ferdinando Menconi 

 

Con le legislazioni sull’aborto, variamente modulate ma sostanzialmente coincidenti, sparse per l’Europa, si poteva legittimamente ritenere di aver estirpato la piaga degli aborti clandestini, invece il business non solo è ancora vivo e vitale ma ha assunto contorni ancora più sinistri.

Certo i tempi di grucce e pompe da bicicletta sono finiti, così come i viaggi all’estero per le famiglie bene, anzi no: i viaggi all’estero continuano, solitamente destinazione Barcellona. Questo ci racconta un documentario giornalistico danese che circola su Current: il canale della controinformazione compiacente su Sky ogni tanto piazza dei servizi interessanti, bisogna ammetterlo.

Non si tratta più aborti da sottoscala, ma praticati in moderne cliniche, che operano alla luce del sole e facilmente reperibili su internet, specializzate nella pratica degli aborti tardivi: perché se nelle prime settimane di gravidanza l’aborto è garantito nella maggior parte dei paesi europei, nessuno di questi lo permette quando la gravidanza è in stato talmente avanzato che il feto normalmente sopravvivrebbe ad un parto prematuro.

Le modalità sono agghiaccianti anche per gli abortisti più convinti, anche quelli che subiscono continue minacce di morte dagli esponenti dei vari movimenti per la vita, come una dottoressa danese che ritiene che di fatto non siamo neppure di fronte ad un vero e proprio aborto. La tecnica, infatti, è la seguente: prima viene ucciso il feto in grembo alla madre e successivamente viene indotto il parto.

Questo perchè arrivati all’ottavo mese il feto sopravvivrebbe senza soverchi problemi fuori dal ventre della madre, quindi va ucciso prima causandogli un infarto. Se l’aborto nelle prime settimane può essere oggetto di legittima discussione se sia uccidere o meno, in questo caso non pare vi possano esservi dubbi sul fatto che si tratti di omicidio.

Eppure tutto si svolge nella civilissima Catalogna, praticamente alla luce del sole, in modernissime cliniche, ma la colpa non è di Zapatero stavolta: i multimilionari dell’aborto tardivo sfruttano una smagliatura della legge spagnola che prevede la possibilità di aborti tardivi in caso di problemi psichici della “madre”. In queste cliniche, quindi, grazie a psicologi e psichiatri compiacenti, compilando formulari a scelte multiple, donne pienamente capaci di intendere e di volere possono accedere all’aborto. La situazione è chiaramente illegale, ma non è facile provarla, specie se ci si scontra con i milioni, sia dei titolari delle cliniche che di molte delle donne, perché visti i costi degli “interventi” non è un “servizio” accessibile ai più. 

Questo degli aborti tardivi è un fenomeno preoccupante ma che non riesce ad avere il giusto risalto sui media, grazie forse al potere raggiunto dai guru dell’omicidio camuffato da aborto. In questo va reso merito a Current, salvo una sbavatura del servizio: quando si asserisce che questi medici si arricchiscono sulla disperazione delle donne.

Quest’ultima è una dichiarazione inaccettabile, perché se questi medici sono gli esecutori materiali degli omicidi, le gestanti ne sono i mandanti: ugualmente colpevoli e condannabili.  Se il discorso della disperazione della donna poteva aver un senso ai tempi del divieto di aborto, le attuali legislazioni europee che lo prevedono non lo rendono più sostenibile. Sarebbe anche ora di farla finita con la tiritera per la quale la donna è sempre vittima della società e mai responsabile delle sue scelte, almeno in occidente. Anche perché, nel caso di specie, la maggior parte delle richiedenti aborti/omicidio provengono da paesi d’Europa dove, al contrario che da noi, esistono serie politiche di sostegno alla maternità. E comunque sia: nessuna disperazione può giustificare l’omicidio, o almeno che questo non venga punito unendo nella condanna esecutore e, più ancora, mandante.

 

Ferdinando Menconi

Elezioni Usa a novembre e austerità: cambia il mondo, di qui a poco

La guerra del tabacco, in versione Usa