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Quando il lodo viene al pettine

Desolante situazione, per le fanzine organiche al Presidente della Camera, dove una base - giustamente - avvelenata dall'ennesimo voltafaccia di G. Fini, si sfoga su un editoriale ridicolo di Filippo Rossi.

di Ferdinando Menconi

 

Che il lodo Alfano sarebbe finito così non può stupire nessuno, quello che, invece, potrebbe stupire è la reazione indignata degli accoliti della Destra Mulino Bianco di Fare Futuro al voto dei parlamentari finiani: ma credevano veramente di essere qualcosa di diverso di uno strumento funzionale alle ambizioni del Presidente della Camera?

Sembrerebbe, però, fosse realmente così, e alla fine i più sorpresi sono stati proprio gli intellettuali organici a Futuro e Libertà, subissati dalle critiche nelle loro pagine web. Spiazzati dall’indignazione del popolo hanno tentato goffe spiegazioni, fra le quali svetta quella di Filippo Rossi: "Li capisco tutti, ma i tempi della politica sono diversi da quelli della piazza telematica".  Come dire nulla è cambiato, lasciate in pace il manovratore, la piazza telematica deve essere funzionale ai suoi interessi e non deve permettersi di credere di essere lei ad influenzare la politica: quella è cosa da grandi che si fa nei corridoi del potere.

Peccato che questa piazza avesse creduto alla propaganda di Rossi, che questa piazza aveva creato facendone il suo punto di forza all’interno del nuovo partito. E peccato che, dopo averla saputa abilmente gestire e aizzare, questa rischi di sfuggirgli di mano pretendendo di pensare in maniera autonoma. L’apprendista stregone ha speso tante belle parole su una destra nuova e diversa, moderna e svincolata dal Cavaliere, ma alla fine anche lui deve sconfessarsi asserendo che bisogna cedere al realismo politico e aspettare, ma non si sa più bene cosa. Nulla è cambiato e Fini ha, infatti, sostenuto “non abbiamo cambiato linea”. È vero, ma peccato, ancora una volta, che la piazza telematica pensasse proprio che la linea fosse cambiata.

Per quanto telematica, poi, una piazza è pur sempre una piazza, e la sua gestione va evidentemente oltre le capacità dei Fini intellettuali e la sua riconquista non sarà cosa facile, visto anche che la prima mossa è stata alquanto goffa: un editoriale di Rossi dal titolo, Ma il berlusconismo non può finire per via giudiziaria. Il Cavaliere stesso non avrebbe potuto chiedere di meglio ai suoi giornali, è un riallineamento alle tesi dei complotti giudiziari, indipendentemente dalle belle parole con cui i farefuturisti sapranno condire la loro adesione all’ennesimo voltafaccia di Fini e spacciarsi indipendenti anziché organici.

Duro colpo, insomma, per l’immagine di Filippo Rossi che, come estrema difesa, sul profilo Face Book si ritrova a scrivere, buttandola sull’emozionale: “Ve lo voglio dire con tutta sincerità: io sono con voi”. L’accorato appello su qualcuno di questi “voi” sembra aver attecchito, ma non ha smorzato del tutto l’ondata di delusione di chi aveva creduto che sotto la patina glamour dei vari Caffeina e FFweb ci fosse anche della sostanza. Il distacco della Destra Mulino Bianco dalla linea parlamentare del partito non andrà oltre a ciò che risulterà funzionale a questo, non illudiamoci, scatti di dignitoso orgoglio non ce ne saranno: farebbero perdere le belle vetrine mediatiche di cui i Fini intellettuali possono usufruire oggi. E non sarebbe solo la vanità a venire colpita se Rossi avesse la coerenza di seguire gli umori della piazza mediatica che ha scatenato oltre le sue intenzioni.

Questo per Fini è un colpo più duro delle case di Montecarlo, rischia di perdere la base. Non che nella sua storia, in varie circostanze, gliene sia importato poi molto, ma era su questo consenso che si fondava molto del suo potere contrattuale. Inoltre la dimostrazione che anche nel suo schieramento c’è quel distacco fra base e vertici, che affligge tutta la politica italiana, lo andrebbe a delegittimare anche presso quella Sinistra Cachemire che lo amava al punto di aprire i salotti buoni ai suoi intellettuali.

Probabilmente tutto si risolverà in una bolla di sapone e Rossi saprà ricondurre all’ovile buona parte della sua piazza mediatica, ma il colpo è stato comunque duro, anche agli occhi dei capi dello schieramento di cui è intellettuale organico e che non può permettersi certi ammutinamenti di questa portata. Aizzare le piazze è pericoloso, si rischia che queste pretendano vengano mantenute le promesse e se non si sanno controllare quelle virtuali, cosa accadrà se un giorno, visto l’andazzo, a indignarsi saranno anche le piazze reali? La fortuna, se quel giorno sarà, è che le belle parole delle Destre Mulino Bianco o delle Sinistre Cachemire non basteranno più per ricondurre le masse alle ragioni della politica.

 

Ferdinando Menconi

 

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Rassegna stampa di ieri (20/10/2010)